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Gli spazzini della Terra dei fuochi

Con i pioppi si risanano i terreni inquinati: ecco l’ultima rivoluzione green

Gio 30 Nov 2017 | di Domenico Zaccaria | Ambiente
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I nuovi spazzini della Terra dei fuochi hanno il fusto lungo e sottile, le foglie verdi e delle solide radici. L’ultima rivoluzione nel campo delle bonifiche è “green” non solo nella forma, ma anche nella sostanza: e sfrutta le caratteristiche dei pioppi per risanare un terreno inquinato da metalli pesanti. Si tratta della più moderna pratica di recupero ecosostenibile, una soluzione ideata negli USA e recentemente proposta in diverse Regioni italiane, come il Veneto, il Trentino, le Marche e il Lazio. Il processo si basa sulla tecnica del fitorisanamento, che comporta tre grandi vantaggi: ripristina la fertilità dei terreni, azzera i rischi per la salute e garantisce costi fino a 10 volte minori rispetto alle prassi comuni. 
 
L’INTERVENTO DI MARCIANISE
L’ultimo intervento in ordine di tempo è stato realizzato a Marcianise, in provincia di Caserta. L’azienda Eco-Bat (il più grande produttore e riciclatore di piombo del mondo che fa parte del sistema Consorzio Nazionale di Raccolta e Riciclo) ha bonificato un terreno di 35.000 metri quadrati  a pochi passi dall’impianto, fortemente contaminato da piombo e cadmio provenienti da precedenti attività industriali; e ha deciso di farlo - in collaborazione con l’Università di Napoli Federico II -, dando vita a un bosco di 17.500 pioppi, vere e proprie piante “minatrici” ideali a neutralizzare la presenza di metalli pesanti, estraendoli dal terreno e impedendo la loro dispersione aerea. In un lasso di tempo compreso fra i 5 e i 10 anni questo spazio sarà completamente ripulito grazie all’azione degli alberi, ma non solo: resterà un grande polmone verde nel cuore della Terra dei fuochi e non si trasformerà in un terreno edificabile. In pieno spirito di economia circolare, le stesse piante saranno utilizzate come biomassa reimpiegabile nel ciclo dell’impianto, trasformandosi in energia rinnovabile. 
 
I VANTAGGI 
In Italia si contano ancora centinaia di aree industriali dismesse e migliaia di ettari di terreno da bonificare: se si puntasse con decisione sul fitorisanamento si potrebbero ottenere grandi vantaggi dal punto di vista economico. Per non parlare delle ricadute ambientali: le tecniche tradizionali - basate sulla sterilizzazione e la messa in discarica della terra contaminata - finiscono per cancellare ogni forma di vita e per lasciare dei vuoti biologici; al contrario il fitorimedio riesce, entro 10 anni, a rendere i suoli nuovamente idonei alle colture alimentari. Inoltre, è possibile una bonifica di precisione: ogni pianta utilizzata (pioppo, felce o canna da fiume) viene scelta per le sue caratteristiche naturali di metabolizzazione degli elementi inquinanti.                                                

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