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La sorprendente “seconda vita” del pneumatico usato

Negli ultimi anni il settore ha incrementato i livelli di raccolta e ora punta alla consacrazione del mercato della gomma da riciclo

Gio 30 Nov 2017 | di Domenico Zaccaria | Attualità
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Prima ruotano sull’asfalto, consentendo alle automobili di circolare, poi, dopo tanti chilometri di onorata carriera, tornano sull’asfalto per garantire la nostra incolumitа. Sono gli pneumatici usati, l’unico rifiuto che - una volta riciclato - ha ricadute sostanzialmente esclusive nel campo della sicurezza.

Recupero di energia e di materia
I mesi autunnali sono quelli generalmente dedicati alla sostituzione degli pneumatici: ma che fine fanno una volta “fuori uso”? Vengono raccolti, recuperati e avviati a recupero di energia e di materiale. Nel primo caso, avendo un potere calorifico simile a quello del carbone, sono utilizzati per alimentare centrali elettriche e cementifici. Ma l’ambito più interessante è decisamente il secondo: è qui che gli pneumatici tornano - sia pur in forme diverse - a garantire la nostra incolumità ed è in questo settore che si concentrano gli studi per trovare nuove, possibili applicazioni. Perché se il recupero di energia è in ogni caso preferibile al conferimento in discarica (peraltro vietato da un decreto ministeriale dell’11 aprile del 2011), secondo le normative europee bisogna sempre privilegiare il riciclo, ovvero la trasformazione di un rifiuto in un nuovo prodotto.
 
Il processo di lavorazione e i possibili utilizzi
Avviati in appositi impianti al processo di granulazione, gli penumatici usati sono ridotti in frammenti sempre più piccoli, che vengono “ripuliti” dai residui metallici e tessili. Il risultato è un granulo di gomma dalle caratteristiche preziose: resistenza agli agenti atmosferici, elasticitа e robustezza. Una “materia prima seconda” che viene impiegata insieme al bitume per rendere gli asfalti stradali più silenziosi, drenanti e meno soggetti agli effetti degli sbalzi termici; in una parola, più sicuri. E sempre nel campo della sicurezza ricade l’applicazione delle miscele di granulo di gomma e resina per le aree da gioco: giа da diversi anni Bruxelles ha imposto che sotto ogni struttura ludica venga sistemata un'idonea superficie ammortizzante; identica funzione, peraltro, ha l’applicazione del granulato sulle superfici sportive in erba sintetica e sulle piste di atletica.
 
I numeri del settore
Ma non è oro tutto quel che luccica: dei 38 milioni di pneumatici che arrivano ogni anno a fine vita in Italia (equivalenti a circa 350.000 tonnellate), solo poco più del 50% viene avviato a recupero di materia effettivo. In sostanza la raccolta - gestita da alcuni Consorzi di filiera senza scopo di lucro, con Ecopneus che si attesta intorno al 70% - è un settore difficilmente migliorabile, mentre sul fronte del riciclo c’è ancora molta strada da fare. Una quantità ancora eccessiva di pneumatici usati viene avviata a recupero di energia, perché le applicazioni del granulato in gomma non riescono ad assorbire l’enorme mole di rifiuto prodotto.
 
Alla ricerca di nuove strade
E allora si cercano nuovi possibili sbocchi di mercato che riescano a colmare questo gap. Un recente studio dell’Università di Milano Bicocca dimostra come il granulato di gomma possa essere usato nel settore dell’edilizia per la correzione acustica e l’isolamento degli edifici, sfruttando anche la sua elasticitа in chiave antisismica. E se nelle piste aeroportuali più corte potrebbe favorire la frenata degli aerei in fase di atterraggio, negli elementi di arredo urbano - dossi, rotonde, panchine e cordoli - il granulato viene utilizzato con sempre maggiore frequenza. La sfida, insomma, è quella di favorire il definitivo consolidamento di un mercato interno per la gomma da riciclo: solo in questo modo sarа possibile avvicinare la fatidica soglia del 100% di recupero di materia.                 
 
QUI ROMA
A fine ottobre 1500 copertoni usati sono diventati un campo da calcetto e due aree gioco per i bambini da 1 a 6 anni nel complesso ex Bastogi (Roma nord), grazie a Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Ecopneus Scpa, Waterproofing srl, l’Università La Sapienza di Roma. 

 

 
 

Dalle gomme nascono campi di calcio

Su 66 Comuni è stato scelto il Parco Verde di Caivano per il riutilizzo delle gomme che sono state trasformate in un campetto di calcio
 
Angela Iantosca
 
Parco Verde, Caivano. Poche strade, le case di un colore verde sbiadito, panni stesi, murales, piazze di spaccio, viavai di clienti, urla nel silenzio. In queste strade corrono e vivono tanti bambini. E qui è cresciuto anche Bruno Mazza: «Io sono nato al Rione Sanità, a Napoli, fino a quando ci fu il terremoto dell’Irpinia: allora ci fecero trasferire qui al Parco Verde con un contratto provvisorio, durato 37 anni… Infatti, siamo ancora qui e non siamo più tornati a vivere a Napoli». 

E in questo quartiere per Bruno tutto è cambiato.
«Io ho perso mio papà nel 1991: perdendo lui, si è destabilizzato tutto. Ho cominciato ad andare male a scuola, spesso mi cacciavano. Eravamo quattordici amici di quella generazione: uscivamo da scuola e andavamo a lanciare pietre dal cavalcavia, rubavamo. Queste cose facevamo. Dagli 11 anni abbiamo cominciato a fare uso di droga, di cocaina. Per guadagnare facevamo rapine fuori dal quartiere: rubavamo i lampeggianti delle ambulanze e le palette ai vigili, fermavamo gli imprenditori e li rapinavamo di tutto. Molti sono morti in quegli anni. Anzi, di quel gruppo, sono rimasto solo io. Sono state decimate generazioni di giovani in questo quartiere, in cui ora, da quando Scampia è più presidiata dalle Forze dell’ordine, si spaccia di tutto: Caivano è diventata la prima piazza nell’area nord di Napoli».

Proprio qui, è nato grazie a te un progetto.
«Anch’io sono finito in carcere. Come molti. Dopo 11 anni di carcere e dopo un periodo lontano da qui, sono stato trasferito ai domiciliari, al Parco Verde, e affacciandomi dal quarto piano, dove abito, vedevo i bambini che facevano le mie stesse cose. Perché questo è un quartiere che non offre niente e i bambini imparano in fretta dalla strada. La cosa che mi ha fatto scattare dentro qualcosa è stata la morte di mio fratello, nel 2006, che ha lasciato due figli piccoli. Così, nel 2007, dissi che dovevamo fare qualcosa. È nata così “Un’infanzia da vivere” per dare a questi bambini un’infanzia serena, diversa dalla mia. Perché se non ti viene offerto altro, è inevitabile che ti metti a disposizione del sistema. Allora abbiamo cominciato sensibilizzando su varie tematiche, sull’uso del casco, sul vivere civico i beni comuni. Poi facciamo attività di calcetto, pulizia del verde, pulizia delle aiuole, abbiamo un piccolo orto sociale, anche se non abbiamo l’acqua, abbiamo progetti sperimentali, abbiamo anche vinto un bando nel 2015, ma aspettiamo fondi: il progetto si chiama “Mani in arte”, che farà nascere un laboratorio di arte bianca, per panificatori e pizzaioli. Un modo per creare lavoro onesto anche qui».

Quando si parla di Terra dei fuochi si pensa sempre ai roghi tossici e alle loro conseguenze. Qui a Caivano, dalle ruote è nato un campo di calcio.
«Nel 2013 le prefetture di Napoli e Caserta fecero un protocollo con 66 Comuni, quelli che erano a rischio: il progetto si chiamava “Io scelgo la strada  giusta” e prevedeva il recupero degli pneumatici abbandonati nelle campagne limitrofe a Caivano e non solo. Sui 66 Comuni abbiamo vinto noi. Noi come associazione nell’ambito del protocollo andavamo a recuperare gli pneumatici e li consegnavamo alla azienda di Milano Ecopneus, nominata dalla prefettura, che avrebbe trasformato i copertoni. Dal 2015 i copertoni recuperati sono stati riciclati e trasformati, creando del granulo con il quale sono stati realizzati dei campi polifunzionali nell’area giochi a Caivano, un’area originariamente abbandonata, di 9mila metri quadri, usata dalla criminalità per spacciare, nascondere armi e moto rubate ed ora diventato un parco per bambini! È nato così il primo campetto in Campania fatto con il riciclo delle ruote. E poi è stato realizzato anche il campo di basket, tennis, pallavolo e due giostrine per un mini parco giochi».

È stato inaugurato ad aprile 2017 anche se continuano a mancare tombini e luce.
«Purtroppo al tramonto qui non si può più stare. Come nei campetti di calcio che siamo riusciti a realizzare nel 2011 con la Fondazione Cannavaro-Ferrara e con Fondazione con il Sud: non abbiamo la luce e dalle 5 i bambini tornano in mezzo al quartiere».

Cosa manca, oltre alla luce?
«Lo Stato. Qui i ragazzini non hanno nulla e vengono usati dalla criminalità. Qui si può arrivare a guadagnare 1000 euro al giorno, anche se molti usano quei soldi poi per drogarsi. Per fortuna ci sono molte mamme che, con me, presidiano il quartiere. Ora dovremmo dar vita anche ad una biblioteca: è fallita una libreria storica a Napoli e sembra che vogliano dare a noi i libri. Dobbiamo solo realizzare uno spazio adatto dove far leggere o leggere qualcosa a questi bambini e continuare a tenerli lontani dalla strada».          
 
15.000 kg di gomma riciclata
Ad aprile 2017 a Caivano è stato inaugurato un nuovo campo da gioco polivalente per calcio, basket, pallavolo e una nuova area giochi realizzati con 15.000 kg di gomma riciclata ricavata dai pneumatici gettati. Un intervento reso possibile dal “Protocollo contro l’abbandono dei pneumatici fuori uso nella Terra dei Fuochi” firmato dal Ministero dell’Ambiente, Prefetture e Comuni di Napoli e Caserta ed Ecopneus, che ha già consentito di rimuovere 16.000 tonnellate di pneumatici dal territorio.

 

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