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ll segreto per vivere più a lungo? Alzarsi spesso dalla sedia

Alzarsi ogni 30 minuti è una pratica consigliata anche a chi fa molto sport

Gio 30 Nov 2017 | di Francesco Macàro | Salute
Foto di 6

Sedentarietà come “nuovo fumo” della civiltà occidentale? A lanciare questa ipotesi a livello scientifico è un gruppo di ricercatori americani, che ha da poco pubblicato uno studio che mette in correlazione il tempo trascorso consecutivamente seduti e il rischio di morte prematura.

 
La palestra non basta
Un esito che, val la pena chiarirlo, non escluderebbe neppure i volenterosi della palestra, l’esercito di persone che nelle ore serali effettua attività fisica. Quindi, nonostante l’ISTAT abbia certificato, per il biennio 2014-2015, che i livelli di partecipazione alle pratiche sportive sono saliti del 2,7%, dopo una flessione nel triennio precedente, il lavoro degli esperti statunitensi avrebbe accertato che non basta per vivere meglio e, soprattutto, più a lungo. Ci sarebbe un altro sistema per allungarci la vita: alzarsi dalla sedia, a casa o in ufficio, almeno ogni 30 minuti.
 
La ricerca
La ricerca è stata pubblicata recentemente su Annals of Internal Medicine. Gli otto ricercatori, provenienti da 6 atenei USA differenti e guidati dal professor Keith Diaz della Columbia University di New York, hanno valutato per una settimana, mediante degli speciali accelerometri fissati alla cintura dei 7.985 over 45 che hanno partecipato, l’attività fisica da questi effettuata nel corso del periodo considerato. A questo hanno poi correlato, quattro anni dopo, il tasso di mortalità, valutato rispetto alla propensione al movimento emersa per ciascuno.
 
Più seduti? Più rischio
Il risultato? Una generale associazione delle ore trascorse con il sedere sulla sedia a più elevate probabilità di decesso prematuro. Lo studio ha verificato l’assenza di differenze per etnia e ha eliminato, attraverso alcuni aggiustamenti statistici, i fattori di rischio vascolare non rientranti nella sedentarietà, ovvero malattie croniche dei partecipanti, nonché gli effetti degli esercizi fisici svolti nel tempo libero. In media, durante 16 ore – ovvero il periodo ‘attivo’ della giornata, con l’esclusione delle ore di sonno – la maggior parte dei partecipanti rimaneva seduto circa 12 ore. Quattro anni dopo, 340 partecipanti erano morti ed i rischi di decesso prematuro sono risultati più elevati per quelle persone che nella settimana-tipo indagata erano rimaste sedute più a lungo. «In particolare chi, per almeno due terzi del suo tempo in ufficio, si alza ogni mezz’ora – spiega Keith Diaz, autore principale della ricerca – il rischio di morte si riduce del 55% rispetto a quanti si alzano con minor frequenza. Il momento in cui il rischio di morte inizia a salire con più decisione è intorno ai 10 minuti, quindi chi avesse la possibilità di alzarsi ogni dieci minuti senza troppi danni alla produttività potrebbe in teoria ottenere il massimo beneficio».
Un miglioramento nell’aspettativa di vita che, come anticipato, non ha relazioni con l’attività fisica. «Una delle cose più interessanti che abbiamo trovato – prosegue infatti il ricercatore – è che l’associazione tra periodi passati senza interruzioni sulla sedia e mortalità è indipendente da quanto una persona faccia sport. Quindi non solo i pigri abituali, ma pure quanti vanno in palestra devono ricordarsi, quando sono al lavoro sulla scrivania, di alzarsi e muoversi con una certa frequenza».
 
La ricerca, va detto, mostra il fianco in qualche sua parte. Per stessa ammissione dei ricercatori, ad esempio, non tiene conto – nell’associazione del rischio di decesso prematuro al singolo – di quanto, nel corso dei 4 anni, un soggetto valutato possa aver mutato le proprie abitudini. Eppure, quello guidato dal professor Diaz resta il primo studio ad aver posto il focus sul numero di interruzioni dell’inattività, più che sul rapporto complessivo tra le ore di sedentarietà e quelle di attività fisica effettuate. Dove proprio quest’ultima associazione, secondo Diaz, sarebbe «un fattore di rischio ancor più alto di quanto stimato in precedenza, per cui nel quartile (In statistica, ciascun intervallo fra i valori in cui viene diviso un insieme di dati, corrispondente a un quarto dei casi rilevati. - ndr) dei più sedentari il rischio di morte è 2,6 volte superiore a quello di coloro che trascorrono meno ore totali da seduti».
Chi pensa di essersi messo la coscienza a posto con l’annuale abbonamento a piscina o palestra, ma poi resta incollato per otto o più ore consecutive sulla poltrona del proprio ufficio, è avvisato.                  
 

 

Quegli zuccheri mal metabolizzati

In base a quanto pubblicato dall’équipe di ricercatori, emerge l’ipotesi che possa esserci una qualche associazione tra le modalità in cui l’organismo metabolizza gli zuccheri in chi è fermo e seduto e in quanti sono in movimento. Per il professor Diaz “quando si sta seduti il corpo non usa gli zuccheri a disposizione, creando una possibile cascata di effetti negativi”.
 

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