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Acqua: Italia colabrodo

Il nuovo report Istat: più dispersioni e depurazione al palo

Gio 21 Dic 2017 | di Francesco Buda | Acqua
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E' ormai una piaga nazionale la siccità. Eppure in Italia, ogni 10 litri di acqua immessa nelle reti, oltre 41 si perdono per strada. E sulla depurazione non c'è da festeggiare: un terzo degli scarichi non vengono depurati con le migliori tecnologie disponibili, capaci di abbattere di più e meglio gli inquinanti. Questo in un Paese largamente baciato dal mare e che su turismo e natura potrebbe camparci più di altri. I miglioramenti non mancano, ma complessivamente la situazione dei servizi idrici è vergognosa. Lo certifica il nuovo Censimento delle acque ad uso civile presentato ultimamente dall'Istat, l'Istituto nazionale di statistica.

AUMENTANO LE PERDITE
La media nazionale d'acqua immessa in rete quotidianamente per ogni abitante è di 375 litri, ma solo 220 arrivano ai rubinetti. In Basilicata, Sardegna e Lazio l'acqua potabile dispersa supera la metà dei volumi pompati in acquedotto, mentre in Sicilia è la metà esatta. In altre tredici regioni, le perdite sono di almeno un terzo. Il dossier Istat tratta i dati relativi al 2015. È dal 1994, anno della riforma del settore, che politici e manager promettono efficacia, economicità ed efficienza nel sistema. Le tariffe sono aumentate (talora gonfiate con calcoli taroccati) e ne sono stati spesi di soldi, solitamente pubblici. Ma le dispersioni sono aumentate del 4% rispetto al rilevamento Istat relativo al 2012. Noi abbiamo voluto guardare pure i censimenti idrici ancora precedenti, relativi al 2008 e al 1999, il dato è più sconcertante: la dispersione era poco sopra il 32%. L’aumento di acqua perduta da allora è dunque del 9,3%. Volendo essere più che rigorosi, va detto che negli ultimi anni sono un po' migliorate le misurazioni e quindi si rileva meglio anche lo spreco. Possiamo pure precisare che se togliamo gli errori dei contatori e gli allacci abusivi le perdite reali sono un po' meno, il 38%. 
Ma comunque “si tratta di un volume enorme – spiegano gli analisti Istat -, pari a 3,2 miliardi di metri cubi”. E siccome il consumo medio è di 80 metri cubi annui per abitante, tale volume di acqua buttata via “soddisferebbe le esigenze idriche per un anno di circa 40 milioni persone.

MENO CONSUMI DAL RUBINETTO, SEMPRE PIÙ MINERALE
Mediamente, al livello nazionale il consumo quotidiano per ogni abitante è di 220 litri, nel 2012 era di 241 litri e 250 litri nel 2008. Saremo diventati certo più sensibili all'ambiente sprecando meno acqua in casa. Ma la curiosità e la presenza di timori di contaminazioni ci portano a guardare all'acqua in bottiglia. La media di 192 litri di acqua minerale consumata da ogni italiano nel 2012 è salita a 208 litri nel 2015, anno al quale si riferisce il nuovo dossier Istat. È il consumo di minerale più alto in Europa e tra i maggiori nel mondo. In percentuale, nel periodo tra i due ultimi censimenti idrici 2012 - 2015, il consumo di acque imbottigliate è aumentato del 7,7%, cioè quasi come il calo dei consumi di acqua del rubinetto (meno 8,7%). Forse le notizie di inquinamento e la scarsa fiducia in chi dovrebbe tutelare la salute pubblica spostano i cittadini verso le acque confezionate, sulle quali però – guarda  caso – non è obbligatorio indicare, ad esempio, la concentrazione di arsenico. D'altro canto l'informazione sulla qualità delle acque potabili degli acquedotti è carente. Provate a cercare sui siti internet istituzionali di Asl, Comuni e gestori, i valori precisi, puntuali, per singolo campionamento e aggiornati: sono così 'trasparenti' che non si vedono! Qualche giudice civile, succede a Viterbo, riconosce i rimborsi agli utenti che hanno ricevuto acqua “potabile” carica di arsenico. 

ANCORA MALADEPURAZIONE
In alcune aree la depurazione sarà pure migliorata, ma complessivamente la situazione merita molti più sforzi. Quattro sono i tipi di impianti: Imhoff e primario (non depura quasi per niente), secondari (decenti-buoni) e terziari o avanzati (il top). Oltre il 40% di tutti gli scarichi civili prodotti non viene veramente depurato, ma passa per depuratori non degni di questo nome. “Solo il 59,6% è effettivamente trattato in impianti di tipo secondario o avanzato”, bacchetta l’Istat. Considerando i reflui davvero trattati, inclusi quelli industriali, gli scarichi sanificati con sistemi avanzati sono il 66,7%, dice l'ultima rilevazione Istat. La stessa quota rispetto al 2008. Un terzo continua perciò a non essere trattato con le migliori tecnologie disponibili. Inoltre, i reflui di oltre un milione e 200mila abitanti equivalenti sono trattati (si fa per dire) con vasche Imhoff.  Per anni gli italiani sono stati costretti a pagare il servizio fogne e depurazione anche laddove non c'era o era fasullo. Una frode di Stato cancellata dalla Corte Costituzionale nell'ottobre 2008. Chi ripagherà i danni ambientali e igienico-sanitari? E i disagi e i danni a tutti quelli che hanno subìto e subiscono le ormai tradizionali crisi ed emergenze idriche, tra siccità ed acqua di scarsa qualità? Come scrivono gli autori del dossier Istat, si conferma “lo stato di precarietà in cui versa l’infrastruttura idrica e degli investimenti inadeguati di manutenzione e sviluppo”. 
È tempo di risolvere davvero: le scuse sono finite. La prossima estate non venissero a raccontarci che il mare è sporco per colpa del clima, che l’agricoltura è in gioncchio o che non possiamo farci la doccia per colpa delle nuvole che non danno pioggia. 





L'acqua italiana in cifre

9,5 miliardi di metri cubi prelevati in un anno ad uso potabile

8,3 miliardi di metri cubi immessi nelle reti dell’acqua potabile in un anno

4,9 miliardi di acqua potabile effettivamente arrivata ai rubinetti in un anno

375 litri al giorno per abitante immessi in acquedotto 

220 litri di acqua potabile per abitante erogati giornalmente 

38,3% le perdite reali, al netto degli errori di misurazione e dei allacci abusivi

8.024 Comuni serviti da rete d'acqua potabile

100mila litri al secondo dispersi 




PRIVATIZZAZIONI FLOP 

Il flop di certe privatizzazioni volute ed ogni costo da certa politica – asse Pd-Forza Italia spalleggiati dalla fu Alleanza Nazionale – si conferma e si aggrava. Dove sono sbarcate le esperienze pilota di un paio di multinazionali francesi che promettevano mari e monti, tra l'altro facendo finta di farsi concorrenza, sono peggiorate le dispersioni rispetto a quando questi ‘colossi’ non c’erano: +17,5% nel Lazio e +9,4% in Toscana (dati anno 1999).
 



Migliora la depurazione industriale

Rispetto al 2012, si riduce dell’8% il carico di inquinanti di origine industriale che affluisce agli impianti di depurazione delle acque reflue urbane, con trattamento secondario o avanzato. “Tale riduzione – spiega l'Istat - è da ricondurre non solo alla crisi economica, ma anche allo sviluppo di infrastrutture, che hanno permesso, in alcune realtà, di convogliare in modo più efficiente le acque di scarico di origine industriale in impianti specifici di trattamento, separando le reti fognarie civili da quelle di raccolta dei reflui industriali”. 


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