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Stefano De Martis: la tv che ti accende

La rivoluzione di un giornalista che ha scelto di lavorare con l’anima

Ven 07 Ago 2009 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile
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In questi mesi l’avvento del digitale terrestre sta rivoluzionando il nostro modo di fruire la televisione, soprattutto per la moltiplicazione dei canali che mette a disposizione. Invece, per Stefano De Martis, esperto giornalista ed autore televisivo, questa “rivoluzione digitale” è iniziata molto prima. E gli ha cambiato la vita. Il condirettore del canale SAT2000 ricorda così quegli inizi avventurosi.
«Dieci anni fa mi guardarono tutti come un marziano quando, con una carriera ormai avviata e piena di prospettive, scelsi di lasciare Tele Monte Carlo per partecipare alla fondazione di un nuovo canale televisivo, SAT2000. Devo ammettere che fu una grande scommessa, ma sono felice di aver rischiato».

Cosa la spinse a lasciare una poltrona che garantiva prestigio e sicurezza per tuffarsi in un progetto nuovo ed incerto?
«La prospettiva di poter lavorare esprimendo i valori in cui credo mi ha spinto a cambiare senza indugi. Ho bellissimi ricordi delle esperienze professionali precedenti e conservo ancora buone amicizie, ma non potevo farmi scappare l’occasione di lavorare mettendo a frutto i valori cristiani sui quali fondo la mia esistenza».

Com’è cambiato il suo modo di lavorare?
«In tutte le testate televisive l’obiettivo predominante è quello di aumentare gli ascolti per avere più pubblicità. Naturalmente anche noi di SAT2000 vorremmo essere visti, ma non sentiamo l’obbligo di rincorrere a tutti i costi dei discutibili indici di ascolto. Inoltre, nelle nostre redazioni ci sono una serenità ed una pacatezza percepita anche dai telespettatori e si cerca di fare un lavoro collettivo, senza l’esasperata competizione presente in altre realtà».

Qual è la cosa più bella del suo lavoro?
«Qui a SAT2000 ho gustato da subito la bellezza impagabile della libertà, cioè di poter fare un lavoro in sintonia profonda con la mia anima. Lo auguro a tutti, qualsiasi sia la propria professione».
   
Davvero c’è libertà nel canale televisivo di proprietà della CEI?
«Noi non siamo la voce dei Vescovi (dice sfoggiando una contagiosa risata). La CEI (Conferenza Episcopale Italiana) fece una scelta molto coraggiosa affidando a dei laici i propri mezzi di comunicazione: c’è stata data molta fiducia e ne sentiamo la responsabilità, ma lavoriamo in autonomia. Abbiamo una linea editoriale ben precisa, apertamente dichiarata, che discende da una visione cristiana della realtà: questo atteggiamento è limpido ed onesto. Anche gli altri canali televisivi hanno un proprio punto di vista, però spesso lo nascondono dietro dei paraventi».

Qual è l’elemento distintivo di SAT2000?
«Non abbiamo la presunzione di essere la tv migliore, ma siamo sicuri di poter offrire un’ottima proposta, valida anche come stimolo per altri operatori. Non vogliamo imporre la nostra visione del mondo, ma ci piacerebbe che il pubblico ci giudicasse senza pregiudizi, solo per la qualità dei nostri programmi. Non è vero che la televisione è tutta uguale. Sat2000 è diversa per il punto di vista sulla realtà, per lo stile e per il linguaggio, offrendo programmi che rispettano la Persona».

A chi si rivolge il vostro canale televisivo?
«Tantissimi italiani sono scontenti delle trasmissioni, spesso molto discutibili, proposte sui teleschermi delle nostre case: dieci anni fa decidemmo che non basta lamentarsi, bisogna proporre. La nostra è una tv per tutti; per tutti quelli che amano la buona televisione. Il nostro slogan è “SAT 2000, la tv che ti accende”. È un canale che ha curiosità e rispetto per ogni ambito della vita dell’uomo, non è gridata e sa offrire anche momenti leggeri e di svago, come film e fiction di successo. I nostri spettatori sono persone di tutte le età e categorie sociali, che non accettano di mandare il proprio cervello all’ammasso, cercando di avere una visione critica di ciò che succede nel Mondo».

Non siamo abituati ad un’offerta televisiva che aiuti il pubblico a sviluppare il proprio senso critico.
«Eppure è fondamentale, soprattutto perché, con l’arrivo del digitale terrestre, si amplia notevolmente il numero dei canali televisivi a disposizione ed anche il nostro è molto più facilmente visibile da tutti. Ma con l’aumentare dell’offerta diventa ancora più importante saper scegliere bene; già da molto tempo SAT2000 propone una programmazione che aiuta adulti e ragazzi ad aumentare il proprio senso critico».

Il pubblico è interessato a programmi che aiutino a non rimanere spettatori solo passivi?
«Certamente, tant’è vero che tra i nostri programmi i più apprezzati sono quelli che vanno in questa direzione.  Ad esempio, TGTG è una trasmissione che tutte le sere alle ore 21 analizza e mette a confronto i telegiornali nazionali appena andati in onda, senza moralismi o polemiche, ma spiegando come si realizza un tg e la sua scaletta. Inoltre, quest’anno potenzieremo “Il Grande Talk”, trasmissione che analizza la settimana televisiva: ne è stato tratto anche un programma RAI di successo (“Tv Talk” in onda su Rai Tre - ndr): ne siamo orgogliosi! Insomma, cerchiamo di mettere in condizione il telespettatore di farsi una propria opinione indipendente: sotto questa luce deve essere visto anche il nostro impegno di trasmettere integralmente l’attività ed i discorsi del Papa, per non essere costretti a leggere o ascoltare solo alcune sue frasi estrapolate e spesso mal interpretate».

Come cambierà il vostro palinsesto in questa stagione di presentazione al grande pubblico italiano?
«Rafforzeremo l’informazione, per offrire chiavi di lettura della realtà non banali e conformiste, e proporremo nuove trasmissioni con contenuti costruttivi per la famiglia. Siamo consapevoli di andare un po’ controcorrente, ma, se guardiamo onestamente quello che è attualmente trasmesso in tv, mi sembra evidente il vistoso distacco tra ciò che propone la cultura ufficiale ed il reale vissuto della gente. Ad esempio, aldilà del credo religioso, ognuno sperimenta quotidianamente nel proprio quartiere, paese o parrocchia molte relazioni basate su una rete straordinaria di solidarietà e di impegno sociale, che non ha nessuna visibilità nei mass media più conosciuti. Con il digitale terrestre, attraverso il nostro canale, questo enorme vuoto viene finalmente colmato».

Molti programmi e canali televisivi scivolano spesso nella faziosità politica. Subìte anche voi la pressione dei diversi schieramenti politici?
«Noi abbiamo fatto una scelta precisa: non ci occupiamo mai della polemica politica fine a se stessa, ma solo di leggi ed argomenti concreti. Ad esempio, nell’analizzare la Legge Finanziaria ci mettiamo dal punto di vista del cittadino e non non della contesa tra i vari partiti. A volte questo atteggiamento è spiazzante per chi cerca di arruolarci in uno degli schieramenti in gioco. Ma noi siamo solo per l’Uomo, in tutte le situazioni: questo è il nostro metro di giudizio, chiunque sia l’approvante o il proponente un provvedimento legislativo. A conferma di questo, nel nostro telegiornale non ci sono i “pastoni politici” o i famosi “panini”».

Come padre ed esperto di comunicazione cosa pensa di quello che i nostri ragazzi vedono sul teleschermo?
«È palese che in tv ci sono molti programmi poco rispettosi dei più giovani, ma credo che la sfida educativa più grande ce l’abbiamo noi genitori e la scuola. Ho due figlie di venti e sedici anni, molto diverse tra di loro, sia fisicamente che caratterialmente, accomunate da un grande amore per i bambini ai quali dedicano come volontarie molto del loro tempo libero, senza curarsi troppo della televisione. L’impegno dei genitori è di essere testimoni credibili di valori e credo sia sciocco imporre divieti: piuttosto dovremmo fornire ai nostri figli dei criteri per orientarsi nella valanga di stimoli ai quali sono sottoposti dalla tv e da molto altro.  Con il nostro canale, crediamo di offrire una valida proposta pomeridiana, con programmi come “1x1”, condotto da Arianna Ciampoli, una trasmissione fatta direttamente dagli adolescenti per confrontarsi sui loro dubbi ed aspirazioni».

A proposito di sogni giovanili: a quarantotto anni sente di averli realizzati?
«Mi ritengo davvero fortunato, perché sono felicemente sposato da 22 anni e faccio un lavoro che, anche se molto impegnativo, mi dona tante soddisfazioni. Fin da ragazzo, sentivo che il cristianesimo non è un’ideologia, ma un incontro individuale con la Persona di Gesù. Crescendo ho sempre sognato di poter esprimere questa mia gioia interiore attraverso la passione per la comunicazione. Finalmente, grazie a SAT2000, posso cercare una coerenza tra la Fede e la vita: la Fede mi aiuta ad esprimere in modo più ricco la mia professionalità e questa mi aiuta a dare gambe alla mia religiosità».    


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