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Con i droni a caccia di amianto nelle scuole

In 2400 istituti si vive ancora a contatto con la pericolosa fibra. Ora con moderne tecnologie al via la prima mappatura nazionale

Gio 25 Gen 2018 | di Domenico Zaccaria | Attualità
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Un nemico subdolo e pericoloso si annida nei tetti, nei rivestimenti isolanti e in alcune tipologie di pavimenti. è l’amianto, la fibra velenosa bandita dall’Italia nel 1992, ma ancora presente in molti luoghi pubblici altamente frequentati, a partire dalle scuole: sono almeno 2.400 gli istituti coinvolti, con 350.000 studenti e 50.000 docenti esposti. E questo per tre ordini di problemi: la mappatura dei siti a rischio è ancora incompleta, i costi delle bonifiche sono molto elevati e mancano le discariche specializzate dove smaltire questo materiale. 

IL PROGETTO “ABSESTO 2.0”
Un primo, importante passo è stato però mosso grazie al progetto “Asbesto 2.0”, nato dalla collaborazione tra la Struttura di missione per la riqualificazione dell’edilizia scolastica della Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dell’Ambiente. Un piano che si prefigge - attraverso il ricorso a tecnologie di telerilevamento che utilizzeranno dei droni dotati di telecamere ad alta risoluzione - l’ambizioso obiettivo di fornire il primo, omogeneo e scientifico quadro del fenomeno a livello nazionale. Sono tre i territori pilota individuati, le province di Avellino, Pisa e Alessandria: in queste aree si procederà a una precisa mappatura di tutte le scuole nelle quali è ancora presente dell’amianto, che negli anni è stato ampiamente utilizzato nei sottotetti e come coibentante. I risultati saranno inseriti in un database - consultabile da tutti i cittadini - nel quale i puntini rossi rappresenteranno gli edifici contaminati: questo esempio traccerà la strada che dovranno seguire tutte le altre province, sostituendo via via il rosso con il verde a conferma delle bonifiche effettuate. Ci vorrà del tempo, ma finalmente qualcosa si è messo in moto.

I NUMERI DEL FENOMENO
Correva l’anno 1992 e l’Italia, con la legge numero 257, si dotava di uno strumento all’avanguardia per la messa al bando di tutti i prodotti contenenti amianto. Sono trascorsi ben 26 anni e la fibra velenosa, purtroppo, è ancora presente (dati Censis) in almeno il 10% delle strutture scolastiche. Lo scorso anno un asilo di Roma è stato chiuso per rischio sanitario da absesto, mentre in due istituti di Oristano e di Firenze sono balzate agli onori della cronaca le ordinanze dei presidi, che invitavano a non chiudere con forza le finestre e a non forare le pareti. Recentemente il Ministero della Salute ha reso noto che in Italia si contano circa 3.000 nuovi casi all’anno di malattie legate a questo materiale: quanti sono ex alunni, insegnanti o bidelli? Con gli strumenti attualmente a disposizione è difficile azzardare una stima. Grazie ad “Asbesto 2.0” si potranno fornire delle risposte chiare, scongiurando al contempo nuovi casi di contagio.


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