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Francesca Michelin: Sono dolce, ma se mi incavolo…

A 16 anni ha vinto “XFactor”, č arrivata seconda al Festival di Sanremo, ora torna con un nuovo disco e un tour. TheGiornalisti, Calcutta e Cosmo hanno collaborato ad alcuni brani e anche Jovanotti ha voluto dirle qualcosa...

Gio 25 Gen 2018 | di Nadia Afragola | Interviste Esclusive
Foto di 7

Impressa sul suo ultimo album c’è questa frase: “A chi ha una voragine nel cuore e fa sempre cose di cui si pente”. Un modo per presentare sé e il suo lavoro, “2640”, album di inediti di Francesca Michielin, appena pubblicato da Sony. Un numero il 2640 che rappresenta l’altitudine della capitale della Colombia, Bogotà, città in cui è nata la sua migliore amica, Esther, che è anche la voce che apre il disco nella prima traccia, “Comunicare”. Francesca, firma undici brani su tredici, alcuni co-scritti, all’interno del disco anche la collaborazione con Calcutta, Cosmo e Tommaso Paradiso, frontman dei Thegiornalisti. 

Tredici brani, anticipati dal singolo “Vulcano”.
«Sono sempre stata attratta dai vulcani e per benedire il disco questa estate sono andata ai piedi del Vesuvio. Finito il tour del disco precedente sono stata a fare delle cure per un raffreddore che non voleva passare, due mesi passati ai piedi dei Colli Euganei, geologicamente dei vulcani estinti ed è stato bello guardarli e guardali ancora sperando che si riaccendessero. In qualche modo mi hanno ispirato».

Dopo ”Vulcano” in rotazione “Io non abito al mare”, che narra la crescita di una ragazza di 22 anni, vincitrice a 16 di un talent show, “XFactor” (2012), seconda all’ultimo Festival di Sanremo e rappresentante dell'Italia all'Eurovision Song Contest 2016. Il 16 marzo l’anteprima del tour a Parma per toccare poi i club delle principali città italiane, dove la cantautrice di Bassano del Grappa, polistrumentista, sarà accompagnata da una band di tre elementi e suonerà il piano, la chitarra, il tamburo accompagnando il tutto sempre con la sua voce limpida.

Di chi è questo disco?
«Di tutte le persone che come me corrono sempre e si dimenticano di allacciarsi le scarpe».

Al suo interno tante anime. 
«Almeno tre, capaci di coprire il disco a livello comunicativo, geografico. Il vulcano rappresenta l’esplosione, il dire esattamente quello che si vuole dire, nel modo in cui lo si vuole dire. Poi c’è il mare, con il suo sentire, udire, percepire che sono tre cose diverse e la montagna da cui provengo. Sono anime contrastanti ma incastrate che partono da un concetto geologico, in fondo dove un tempo c’era il mare oggi c’è la montagna! Sono energie che mi rappresentano e che ho sentito il bisogno di convogliare insieme. Ho 22 anni, non so esattamente cosa voglio, so cosa non voglio e cosa voglio dire e in questo disco ho detto tutto». 

Qual è il processo di scrittura che c’è dietro queste 13 tracce?
«Le canzoni sono state scritte in maniera viscerale, impulsiva. Per scrivere “Comunicare” sono bastati 40’. Ma il processo è durato un anno: sono entrata in studio il 20 gennaio dello scorso anno, pur avendo iniziato a scrivere l’estate prima. I brani coscritti o non firmati da me sono nati per amicizia mista a divertimento, momenti in cui io e i miei colleghi ci siamo scambiati idee, mangiando un po’ di falafel».

“Tapioca” e quel canto liturgico. Cosa c’è dietro?  
«Avevo voglia di dire grazie, ogni tanto non si può proprio evitare e questo brano è il mio grazie. è ispirato ad un canto liturgico popolare ghanese, che si usa nelle celebrazioni. Un’ode. All’interno una frase in ghanese che subito dopo ho tradotto: per ringraziarti suonerò ancora più forte».

Tanti i riferimenti sportivi in questo disco.
«Tutto il disco ruota intorno allo sport, c’è San Siro, la curva Nord. La Serie B è ispirata alla retrocessione in B del Vicenza. Una grande delusione, piangevamo tutti in casa, me lo ricorderò sempre. La canzone si ispira alla sensazione di sentirsi retrocedere nella vita. Ma è anche un elogio a chi è in Serie B e lotta a testa alta nonostante magari meriti una promozione che non arriverà mai. Un elogio al vintage che si trascina dietro per tutto il disco. “Alonso” è nato nell’aprile del 2017: era appena iniziata la stagione di F1, aveva vinto Vettel, tutti felici in casa e sullo sfondo intravedo Alonso, bravissimo ma con una macchina inconcepibile e doveva andare avanti e lottare. Questa sua attitudine mi ha positivamente colpito. In situazioni dove non “poteva” rendere lui è andato sempre dritto. Questa estate l’ho conosciuto, siamo diventati amici, abbiamo passato del tempo insieme ai box. è dolce, di me dicono spesso che sono dolce ma mi incazzo tanto anche io». 

Oggi si vive per la comunicazione ma in questo disco c’è dell’altro, oltre alla ricerca della velocità. 
«Oggi c’è una ricerca della velocità esasperata che ci porta a comunicare velocemente ma anche peggio. è più facile fraintendersi. La comunicazione in questo disco è legata al viaggio: la mia generazione domani può prendere un biglietto e andare dove vuole, a prezzi accessibili, conoscere posti e comunicare in tempo reale con tutti, eppure c’è qualcosa che abbiamo perso. Mi sono fatta una domanda con questo disco, più che darmi una risposta: che cosa ho perso? cosa non voglio perdere? Poi mi sono interrogata sul senso di appartenenza, sul nascere in un luogo, ma lasciarsi poi contaminare. Comunicazione non è solo parlarsi, ma sentirsi, essere in connessione». 

C’è anche un forte senso della famiglia. Certi valori non sono andati smarriti del tutto?
«Parlo di una famiglia allargato però, intesa come comunità. Ovunque tu vai hai bisogno di sviluppare quel senso di comunità, che si disperde a volte, ecco perché dico che siamo tutti connessi, ma viviamo tutti per i fatti nostri. La frase manifesto del disco è “Io sono di qui, ma non sono di qui”. Io sono nata a Bassano ma se uno mi chiedesse quanto mi sento italiana, non saprei rispondere, non so qual è il concetto di italiano che c’è oggi, posso dire che la domenica mangiavo tapioca con i miei cugini e con la mia famiglia ghanese e che sono andata a scuola con un sacco di persone nate in Italia ma con origini diverse dalle mie. E che il sabato andavo al kebabbaro con le mie amiche filippine…».

E con i social che rapporto ha?
«Li trovo divertenti, creativi, sono un prolungamento della mia creatività che non devono in alcun modo spostarsi dal focus che è sempre la musica. Servono per far capire cosa faccio, cosa mi piace, canto, scrivo. Si basano sulla condivisione e tutto questo è intrippante ma solo se si resta in equilibrio».

Che musica ascolta Francesca? 
«Ascolto Frah Quintale, Coma Cose, Jovanotti, Cremonini, Elisa, Carmen Consoli… Calcutta e Cosmo sono ormai dei parenti. Poi ancora Nina Simone, Björk, Sia».

E' vero che il primo a sentire il suo disco è stato Jovanotti?
«Ad aprile è arrivato a Los Angeles in studio, dove io ero fino a poco prima e registrare il disco, non sono riuscita per vari motivi ad aspettarlo ma c’ha pensato il produttore a spoilerare il disco. Mi ha scritto una email, mi ha detto di divertirmi e che sarebbe stato un bel viaggio. In fondo il disco è la celebrazione dello stile anni ’90, jovanettiano, con il quale io sono cresciuta». 

Quanta rabbia c’è nel pezzo “Lava”?
«Ruota intorno al concetto di comunità e alla figura della donna, spesso soggiogata, vista solo come una massaia brava a lavar piatti e crescere figli. Su questo concetto ci butto la lava: nutro verso tutto questo un forte sentimento di rivalsa. Voglio dire no all’idea della Franceschina, carina, cucciolina. Cerco di essere educata, ma concettualmente le donne non devono essere considerate di Serie B, sono esseri umani come gli uomini, con uguali facoltà e diritti».
 



LE DATE DEL TOUR

16 Marzo Parma Campus Industry

17 Marzo Milano Fabrique

23 Marzo Torino Concordia

24 Marzo Brescia Gran Teatro Morato 

25 Marzo Bologna Estragon

27 Marzo Trento Audiorium S. Chiara 

28 Marzo Roncade (Tv)   New Age

31 Marzo Catania Land La Nuova Dogana 

5 Aprile Perugia After Life

7 Aprile Maglie (Le) Industrie Musicali 

8 Aprile Modugno (Ba)  New Demodè

12 Aprile Roma Teatro Quirinetta 

14 Aprile Napoli Hart

15 Aprile Firenze Viper Theatre 


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