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Le medicine fatte in cucina

La ricerca sta scoprendo nuovi modi per realizzare farmaci davvero secondo Natura

Gio 25 Gen 2018 | di Roberto Lessio | Attualità
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La dieta mediterranea è sempre più apprezzata nel mondo, ritenuta tra le più idonee a prevenire problemi di salute. Frutta e verdura di stagione sono alimenti fondamentali per questo tipo di dieta, soprattutto se consumati freschi e, magari, da coltivazioni eco-sistenibili. Il loro effetto “sanitario” comunque è sempre stato considerato indiretto. Recentemente però si è aperto un filone di ricerche che potrebbe diventare presto la nuova frontiera per una farmacologia ispirata dalla Natura. 

SVOLTA PER I PRINCÌPI ATTIVI
Attraverso meticolosi studi scientifici si è finalmente iniziato a capire perché alcuni tipi di frutta e verdura fanno così bene alla salute e perciò si è cominciato a ricavarne concentrati medicamentosi in grado di risolvere problemi clinici anche molto gravi. In futuro questi princìpi attivi potrebbero essere estratti dalle piante capaci di attivare reazioni biochimiche positive nel nostro corpo, esattamente come si è fatto in passato con i princìpi attivi che hanno permesso la produzione per via sintetica delle medicine oggi disponibili. Un altro particolare aiuto da queste essenze naturali riguarda il cosiddetto “effetto resistenza” ai trattamenti farmaceutici di origine chimica. 
Come per la dieta mediterranea, questo filone di ricerche vede l’Italia in prima linea, attraverso processi produttivi in grado persino di trasformare uno scarto alimentare in una risorsa (economia circolare), dandogli una nuova funzione, che non è più quella dei rifiuti. Le regioni del nostro Sud sono sicuramente tra quelle che svolgono un ruolo di traino in questa direzione. Una in particolare: la Calabria. 

LA CIPOLLA DI TROPEA AL POSTO DEGLI ANTIBIOTICI
Questo importante cambiamento nel modo di ricavare essenze medicamentose, vede protagonista la cipolla. Quella rossa di Tropea, che prende il nome dall’omonima località calabrese, è considerata una cipolla “dolce” proprio gli zuccheri nella polpa: glucosio, fruttosio e saccarosio. Difficile immaginare che proprio lei potesse determinare la cura di uno dei principali problemi provocati dal diabete, malattia cronica caratterizzata dai troppi zuccheri nel sangue e causata da carenza di insulina. I ricercatori del Dipartimento di farmacia e scienze della salute e della nutrizione dell’Università della Calabria, guidati da Francesca Aiello, hanno scoperto una nuova molecola ibrida, ricavata dagli scarti della lavorazione delle cipolal di Tropea. L’estratto di questo tipo di cipolla si è dimostrato molto efficace per ridurre i tempi di guarigione delle ulcere cutanee causate dal diabete, oltre che di quelle determinate da altre malattie. Il prodotto finale è una crema che, a detta dei suoi scopritori, permette di evitare l’uso di antibiotici, consentendo tempi rapidi di guarigione: 5 – 12 giorni. La formula del prodotto, che oltre all’estratto della cipolla combina anche l’uso di olio d’oliva e acido ialuronico (anch’esso ottenuto naturalmente), è stata recentemente premiata nel corso del Premio Nazionale per l’Innovazione a Napoli lo scorso dicembre. Il premio è propedeutico alla creazione di una “start up”, un'azienda innovativa che permetterà l’arrivo del prodotto nelle farmacie.

IL BERGAMOTTO, TRA PROFUMI E SALUTE
Alcuni dei profumi più famosi e venduti al mondo contengono essenze di bergamotto: il “nobile agrume giallo”, prodotto soprattutto in provincia di Reggio Calabria. Recenti ricerche scientifiche presso l’Università di Cosenza, in collaborazione con l’Università di Tor Vergata di Roma, ne hanno dimostrato anche importanti funzioni curative. I polifenoli alimentari contenuti nel frutto, in particolare i flavonoidi, hanno proprietà antiossidanti, anti-infiammatorie e sono in grado di abbassare notevolmente il fattore LDL: il cosiddetto “colesterolo cattivo” responsabile di infarti e ictus. Il prodotto può essere utilizzato in abbinamento o in alternativa alle statine, molto impiegate per queste terapie. L’associazione tra bergamotto e olio di oliva, inoltre, sarebbe in grado di contrastare la tolleranza agli oppiacei: fenomeno per cui molti pazienti sono costretti ad incrementare progressivamente il dosaggio di farmaci antidolorifici, spesso nelcon aumento degli effetti collaterali. Le ricerche hanno documentato che i prodotti a base di bergamotto e olio d’oliva fungono da veri e propri “spazzini” nei confronti dei radicali liberi responsabili dell’invecchiamento delle cellule, riuscendo parallelamente a ridurre il livello del dolore percepito dalle persone colpite da malattie particolarmente invalidanti.  

POMODORI E MELE AIUTANO GLI EX FUMATORI
È quanto sostiene uno studio della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health (USA) finanziato dalla Commissione Europea, che ha valutato l’effetto del consumo di frutta e verdura nell’apparato respiratorio di 650 persone, in buona parte ex fumatori provenienti da Germania, Norvegia e Regno Unito. Hanno confrontato il regime alimentare di queste persone con le rispettive funzioni polmonari per di dieci anni (2002–2012): in particolare attraverso il test che misura la capacità dei polmoni di assumere ossigeno. Lo studio è arrivato alla conclusione che una dieta ricca di pomodori e di frutta, in particolare mele, può rallentare il declino naturale delle funzionalità polmonari di soggetti ex fumatori. Dagli esami è emerso le funzioni polmonari avevano avuto un declino significativamente inferiore in tutti i soggetti (anche non fumatori) abituati a mangiare più di due pomodori o più di tre porzioni di frutta fresca al giorno. L’effetto protettivo sarebbe indotto dall’assunzione diretta di questi alimenti e non da loro derivati, tipo la salsa di pomodoro, succhi di frutta ed altri cibi pronti. 
Gli ex fumatori sono risultati i più avvantaggiati da questo tipo di dieta. In attesa che arrivino le cure a base di frutta e verdura, comunque la migliore terapia possibile resta sempre e comunque la stessa: la prevenzione dai fattori di rischio, tra i quali c’è sicuramente una dieta sbagliata. 
Senza nemmeno andare in farmacia: si fa in cucina! 




L’aglio contro le infezioni croniche

Ua ricerca condotta da un team dell’Università danese di Copenaghen guidato da Prof. Michael Givskov, ha confermato che anche l’aglio, stessa famiglia botanica di cipolle, porri, scalogni e asparagi (liliacee), può essere impiegato contro le infezioni croniche quali la fibrosi cistica e le lesioni nei pazienti diabetici, oltre che per combattere i batteri resistenti agli antibiotici nel corpo umano. Resistenza che è ormai un problema planetario, con l'Italia ai primi posti in Europa per batteri contro i quali gli antibiotici risultano inefficaci. L’azione verrebbe espletata da un composto solforoso, chiamato ajoene. Uno dei referenti del team danese, Tim Holm Jakobsen, ha dichiarato che grazie a questo studio è in fase di sperimentazione un farmaco a base di aglio che presto verrà testato direttamente sui pazienti che attualmente hanno scarse prospettive di sopravvivenza.  


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