acquaesapone Interviste Esclusive
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Andy Serkis: Gollum sono io!

Genio delle trasformazioni, da Gollum a King Kong, al cinema ora traffica in armi, ma il suo ‘tesssoro’ è nella vita privata

Gio 25 Gen 2018 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
Foto di 7

“Tessssoro”: appena Andy Serkis sibila questa parola fa venire i brividi ad un’intera sala. All’improvviso piomba il silenzio al Zurich Film Festival e sembra quasi che Gollum stia per attaccare di soppiatto uno dei presenti. L’attore non ha un filo di trucco, né un costume e neppure uno di quegli strani puntini usati nella motion capture per trasferire le movenze del viso e del corpo su bizzarre creature come quella de “Il Signore degli Anelli”. La magia della sala cinematografica è a pochi passi da me, “viva”, proprio come a teatro. Non è una coincidenza: questo genio britannico delle trasformazioni è arrivato al cinema solo dopo alcuni decenni di vita sul palcoscenico, dov’è cresciuto con le opere di Shakespeare. Quei drammi rivivono sul grande schermo con personaggi tormentati, anche se non del tutto umani, come King Kong e il primate Caesar (e prossimamente Baloo in “Mowgli”, prossima regia sull’adattamento de “Il libro della giungla”). Il 14 febbraio torna in scena con “Black Panther”, dopo aver debuttato dietro alla macchina da presa con “Ogni tuo respiro”, una delle pellicole più intense dello scorso anno.

Ha scelto una storia molto impegnativa per il debutto alla regia. Non poteva buttarsi su qualcosa di meno complesso?
«”Ogni tuo respiro” è la storia di un giovane promettente (Andrew Garfield - ndr) che finisce paralizzato per la poliomelite, ma non si arrende. Per me è qualcosa di molto personale: era il papà del mio partner nella società di produzione, che ha rivoluzionato il modo retrogrado di guardare la disabilità. Io sono cresciuto con bambini paraplegici, perché mamma insegna ai ragazzi malati e ho una sorella sulla sedia a rotelle per via della sclerosi, quindi non avrei potuto debuttare con nessun’altra storia se non con una che mi tocca il cuore».

Facciamo un passo indietro: come ha reagito la sua famiglia alla decisione di diventare attore?
«Ai miei genitori non ho lasciato molta scelta. Papà ha un lavoro perbene, fa il medico e ha fondato l’ospedale di Baghdad, quindi non mi ha parlato per molto, molto tempo, soprattutto dopo avermi visto a teatro, tutto nudo, nella rappresentazione “Dog Boy”, dove interpretavo un personaggio che uccide il cane per poi diventare come lui».

Perché è diventato attore?
«Per me vuol dire chiedere al pubblico di cambiare prospettiva facendolo immergere in un mondo diverso, non ha niente a che fare con l’autoglorificazione. Questo mestiere non ruota tutto attorno al proprio ego, anzi è il contrario perché il nostro compito è quello di mettere in scena la condizione umana». 

Eppure lei ultimamente si dedica principalmente ai blockbuster.
«Infatti: prendi “L’esercito delle dodici scimmie”, all’apparenza è una storia di puro intrattenimento, invece no, lancia un messaggio profondo. Arriva a milioni di persone e racconta cosa voglia davvero dire “essere umano”. Insomma per me recitare è un privilegio immenso: a prescindere dalla tua altezza, dal peso, dall’etnia o dall’orientamento sessuale, puoi raccontare una storia importante e fare la differenza».

Anche quando scompare fisicamente in creature come Gollum che nascondono il suo viso e il suo corpo?
«La motion capture fa proprio questo: analizza il corpo e il movimento di un attore e lo riproduce. È il futuro ma per me non fa la differenza rispetto alla recitazione tradizionale. Quando entri in un personaggio il meccanismo resta lo stesso e prima di diventare Caesar vado allo zoo, guardo video delle scimmie ma senza pensare mai ad imitarle. Ogni creatura ha un passato e una storia e occorre puntare sull’immaginazione per ricreare quello che non si sa». 

In “Black Panther” diventa addirittura un trafficante d’armi. Come si passa dal ruolo di eroe a quello di super cattivo?
«Io ho sempre mille progetti in testa: in questo momento voglio tornare a teatro, ma anche adattare grandi classici come “La fattoria degli animali” di Orwell. Il mio segreto? Non fermarsi mai, essere sempre alla ricerca di una storia con cui entrare in connessione, seguendo l’istinto senza mollare dopo un fallimento». 



Trasformista sognatore

Andrew Clement Serkis, classe ’64, è uno dei talenti britannici più poliedrici in circolazione. Dopo un’intensa gavetta teatrale, ha raggiunto il successo per aver prestato le sembianze ad alcuni dei personaggi più iconici del cinema a partire da Gollum nella saga de “Il Signore degli anelli”. È stato King Kong nell’omonimo kolossal, oltre al primate Caesar nel franchise “L’alba del pianeta delle scimmie” e al Leader Supremo Snoke negli ultimi due episodi di “Star Wars”. Ha fondato la Imaginarium Productions, una compagnia inglese leader nel campo della motion capture, con cui promuove l’eccellenza in un campo degli effetti speciali considerato per alcuni versi ancora pionieristico. Ha debuttato alla regia con l’intenso “Ogni tuo respiro”, biopic presentato al Festival di Zurigo, e ha diretto il live action “Mowgli”, adattamento disneyano de “Il libro della giungla”, nelle sale americane da ottobre con Cate Blanchett e Christian Bale. Serkis interpreterà Baloo, ma nel frattempo si cimenta nel cinecomic Marvel “Black Panther”, al cinema dal 14 febbraio. 


Condividi su:
Galleria Immagini