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Il cibo che buttiamo sfamerebbe il pianeta!

La produzione agricola mondiale sarebbe sufficiente per il doppio degli abitanti della terra. Ma il cibo, dove c’è, si butta!

Ven 07 Ago 2009 | di Maurizio Targa | Attualità
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Il dato è un pugno nello stomaco ed il paradosso ha del diabolico: la Fao  (Organizzazione Mondiale per l’Alimentazione e l’Agricoltura) stima che la produzione agricola mondiale potrebbe nutrire abbondantemente 12 miliardi di esseri umani, ovvero il doppio di quelli attualmente presenti sul pianeta.
Contemporaneamente, i numeri Unicef sentenziano che sono 26.000 i bambini a morire di fame ogni giorno sulla terra, in pieno 2009: quasi dieci milioni l’anno. Ed il numero totale dei senza cibo nel mondo, circa 800 milioni di uomini, non accenna a diminuire. Com’è possibile che, nonostante summit e dichiarazioni in Gran Bretagna, per esempio, oltre 1/3 dell’annuale produzione alimentare venga sprecato o che da noi (dati Adoc) ogni 12 mesi siano letteralmente buttati nel cassonetto il corrispondente di 561 euro per famiglia in generi alimentari, pari al 10% della spesa effettuata? Quanto gettato nella pattumiera dai sudditi di Sua Maestà britannica vale circa 30 miliardi di euro, cifra che equivale a 5 volte quanto lo stesso Paese destina agli aiuti internazionali e che, secondo le stime delle Nazioni Unite, potrebbe contrastare la fame di 150 milioni di africani. Nel nostro piccolo contribuiamo anche noi a tanto disastro: in Italia lo spreco annuo di prodotti alimentari ancora perfettamente consumabile ammonta a 1,5 milioni di tonnellate, pari ad un valore di mercato di 10 miliardi di euro. Se si riuscisse a mettere in rete l’intero sistema di distribuzione del nostro Paese, si potrebbe recuperare tanto cibo da mettere a tavola quasi un milione di indigenti al giorno. Com’è possibile che, a parte qualche iniziativa (banchi alimentari, last minute market e altre), si riesca a recuperare solo una frazione infinitesimale di questo cibo?  “Che state a Fao?”, recita uno slogan lanciato da un gruppo di Organizzazioni non governative che operano nei Paesi in via di sviluppo, riferendosi soprattutto ai governi dei paesi ricchi nelle cui mani, o meglio tasche, si troverebbe la panacea per risolvere l’incubo alimentare del globo.  Problema complesso, destinato alle agende di chi ci governa, certo.
Ma possiamo fare qualcosa concretamente, nel nostro quotidiano, per arginare questo scempio?
«I consumatori devono imparare ad essere più furbi e consapevoli – spiega Paolo Pileri, presidente ADOC -: oggi si spreca sia per comprare un prodotto richiesto dal figlio magari attratto dal regalo allegato, che poi non mangia l’alimento, sia perché attirati dalle offerte promozionali, quali ad esempio il 3x2, che con l’illusione di risparmiare ci spingono all’acquisto di un quantitativo di prodotto superiore al necessario.»
Altro problema sono le confezioni: come può ad esempio un anziano che vive solo consumare in pochi giorni un litro di latte? Le confezioni da mezzo litro ormai non esistono quasi più. Come non esistono i prodotti pronti monoporzione, che obbligano chi vive solo a dover spendere e sprecare più della classica famiglia di quattro persone. Considerando il costante aumento dei nuclei familiari singoli, aggiungono dall’associazione, il problema non va sottovalutato. Anche le feste incidono considerevolmente sugli sprechi: grandi appuntamenti come il Natale, il Capodanno, la Pasqua e le feste di compleanno, ci spingono ad imbandire la tavola spesso senza fare le debite considerazioni.
«Se ognuno pensasse – conclude Pileri - che con i soldi sprecati per questi appuntamenti una famiglia potrebbe fare la spesa per circa 2 settimane, forse farebbe acquisti più ponderati».   


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