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Addio al conio di 1 e 2 cents… ma il Tesoro non lo sa

La Zecca non li fabbrica più dal primo gennaio. Ma forse, con la nuova legislatura, sarà cancellata la norma che blocca il conio

Mer 28 Feb 2018 | di Francesco Buda | Soldi
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Dal primo gennaio la Zecca italiana non conia più le monete da uno e due centesimi. Ed è una sorta di “giallo” quello che ci è capitato sulle monetine rosse.
La norma che ne ha abolito la produzione era in vigore e forse a molti cittadini la cosa è passata inosservata... ma anche al Ministero dell'Economia e delle Finanze, competente in materia, pare che non lo sapessero. «Non scrivete che verrà sospeso il conio delle monete da uno e due centesimi, non è vero. La norma è stata superata da altre disposizioni», ci aveva detto il gentile ufficio stampa del Tesoro, interpellato a fine dicembre. Si puntava a far saltare l'operazione e qualcuno era convinto che la sospensione del conio da uno e due cents fosse stata a sua volta cancellata in sede di legge di Bilancio. In realtà, l'articolo 13-quater del Decreto legge n. 50 del 24 aprile 2017 è diventato vigente con la legge n. 96 del 21 giugno (la manovra bis). «Non sono intervenute novità, come invece si ipotizzava», ci ha detto in seconda battuta la capo ufficio stampa del Ministero, nuovamente intereppellata per fare luce sulla faccenda. Scopo della novità è risparmiare, si parla di circa 23 milioni di euro. La Banca centrale d'Irlanda, dove hanno smesso di coniarle nel 2015, stima un costo di 1,65 centesimi per produrre una moneta da un centesimo e di 1,94 cents per quella da 2. 

CHE SUCCEDE ORA?
Gli importi si arrotondano al rialzo o al ribasso se si paga in contanti, ma non con carte, bancomat, assegni: ad esempio, se il prezzo contempla i tre o 4 centesimi, questi diventano 5; se il prezzo prevede uno o 2 cents, si arrotonda a zero. «Attenzione, però – precisa l'Ufficio stampa del Tesoro - le monetine da uno e due centesimi continuano ad avere corso legale, perciò i commercianti in Italia dovranno continuare ad accettarle». 
Ma non è detto che lo Stato italiano non torni a coniarle.
«È presumibile che non restino così le cose - aggiunge la dirigente ministeriale chiamata da Acqua&Sapone - e che si porrà mano alla normativa con la nuova legislatura, per cancellare la norma che blocca il conio delle monetine da uno e due centesimi». Oltre agli irlandesi, prima di noi in altri Paesi europei hanno già smesso di coniare queste monete: Finlandia, Olanda e Belgio.                                   

 


La monetina che vale 2.500 euro
Alcune monetine da un centesimo di euro possono valere anche 2.500 euro. Sono quelle che riportano l'immagine della Mole Antonelliana, simbolo di Torino invece di Castel del Monte, la celebre fortezza ottagonale di Federico II di Svevia in Puglia. La Mole torinese è quella dei 2 centesimi, ma su una partita di quelle da un centesimo hanno stampato Castel del Monte. Un collezionista – riferisce il sito moneterare.net - ha sborsato quasi 7 mila euro per comprare all'asta una di queste monete rare, nel 2013. Cosa confermata dal sito antibufale disinformazione.net che parla di 6.600 euro pagati dal numismatico. 

 


VERO RISPARMIO? CON IL POS BANCOMAT

Un vero risparmio si otterrebbe abolendo il conio di tutte le monete metalliche, lasciando solo quelle in circolazione. Come? Lo spiega il nostro lettore Gian Francesco Binelli. «Basta creare un software (con programmi da installare sui POS, gli apparecchi per pagare con bancomat e carte) gestito da un elaboratore centrale del Ministero del Tesoro e finanziato con il risparmio derivante dalla mancata coniazione delle monete. Utenti saranno tutti i cittadini possessori di un codice fiscale (quindi senza ulteriore spesa per la ‘card’) e i titolari di partita Iva che gestiscono un qualunque punto vendita». Un sistema per pagare virtualmente i micro-importi, invece che con monetine. «Clienti e venditori – spiega il lettore - avranno ciascuno un conto corrente per tutte le transazioni sostitutive delle operazioni con monete metalliche. Sulla tessera del cliente vengono accreditati i resti (ad es. paga con 5 euro di carta i 90 cents per il caffè e il barista gli accredita sulla card 4,10 euro di resto). L’utente, se non ha più soldini sulla tessera elettronica,  paga sempre solo con banconote e non riceve il resto in monete metalliche, ma con un equivalente accredito sul suo conto: utilizzerà questo resto a sua volta per effettuare pagamenti di modesto importo (giornale, caffè, biglietto del bus, ecc.). In sostanza, tutte le operazioni effettuate con il passaggio di mano delle monete metalliche vengono sostituite da scritture contabili telematiche: i saldi dei conti correnti gestiti dal Tesoro sostituiscono ad ogni effetto sia il cassetto degli esercenti sia il borsellino degli utenti. Le monete metalliche continuerebbero comunque a circolare e non ci sarebbero arrotondamenti di nessun tipo. Ci sono molti dettagli operativi che trascuro – conclude il nostro ingegnoso lettore - e tante possibili ulteriori applicazioni». 

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