acquaesapone Attualità
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Il digitale è donna

Floriana Ferrara: tra le 15 donne italiane più influenti nel mondo del digitale, è Master inventor e oggi nel team di esperti voluti dalla Presidenza del Consiglio

Mer 28 Feb 2018 | di Angela Iantosca | Attualità
Foto di 8

È tra le 15 donne italiane più influenti nel modo del digitale, della tecnologia e dell’innovazione, secondo DigiWomen 2017, è Master inventor, leader del progetto “Nerd? – Non è roba per donne?” ed è uno degli esperti della squadra di Diego Piacentini, Commissario Straordinario per l’attuazione dell’Agenda digitale per la Presidenza del Consiglio. Floriana Ferrara, mamma di due figli, è una di quelle cresciute a pane e algoritmi, con una passione per il computer e il signor Einstein.
 
Quando si pensa al mondo delle nuove tecnologie si pensa sempre ad un mondo maschile: cosa l’ha portata ad interessarsi anni fa a questo settore?
«La curiosità verso qualcosa che non conoscevo. Quando avevo 13 anni, negli anni ’80, l’informatica non era diffusa, ma a me piaceva ed ero affascinata dalla potenzialità della programmazione, cosa che mi faceva sentire un’artista». 

Il suo primo computer?
«Da adolescente adoravo passare il tempo programmando un Commodore 64 in Basic, donatomi dai miei cugini. Ma il vero amore è nato quando ho visto per la prima volta un PC IBM 8088. Poter programmare senza aspettare che qualcuno liberasse la tv di casa mi fece impazzire». 

Eppure mai avrebbe immaginato di diventare un’inventrice informatica: qual è stato l'episodio determinante?
«Stanca dell’unico gioco in nostro possesso, avevo scoperto che, imparando un linguaggio di programmazione chiamato Basic, potevo creare nuovi giochi. E quindi la mia passione per questo mondo partì nell’istante in cui trovai uno strumento tramite il quale esprimere la mia creatività».

Qualcuno le ha mai consigliato di lasciar perdere?
«È con l’età adulta che sono cominciati i veri momenti di sconforto, soprattutto quando hai a che fare con persone che pensano che l’informatica sia una cosa di soli uomini. Come se la creatività, la passione, la bravura dipendano dal genere. Mi sono ritrovata di recente ad una riunione di una grande Azienda con persone che non conoscevo. Il direttore non cominciava l’evento perché in attesa del Master Inventor F. Ferrara: quando ho spiegato che ero io, ha avuto un’espressione perplessa. “Ma lei è una donna!?”, ha detto con contrarietà. Ed io ho risposto: “Sì, ne sono consapevole!”».

All'Università i suoi colleghi erano per lo più maschi?
«Sì, ma anche durante le scuole superiori, dove ho studiato come perito informatico. Per essere accettata, sono diventata una vera sportiva seguendo i miei compagni di classe, sopratuttto ho imparato a giocare a calcio. Trucchi e tacchi sono arrivati in seguito nella mia vita.  Il mio essere donna lo nascondevo per essere accettata. Se eri minimanete carina e vestivi in maniera femminile non potevi essere un bravo informatico. Oggi sono un’alleata dei tacchi a spillo: che nessuno giudichi le mie capacità dai centimetri dei mie tacchi».

Chi è per lei un informatico?
«Un “moderno artista”: la tela è il computer, la tastiera è il pennello e i linguaggi di programmazione sono i colori. I punti di forza di una ragazza sono la sua passione, la creatività, la voglia di scoprire… E pensate che l’informatica è nata dalla creatività della donna: il primo sviluppatore è stata Ada Lovelace, figlia di Lord Byron».

Il suo primo incarico qual è stato?
«Ricercatrice al CNR, vincitrice borsa di studio e subito dopo sempre ricercatrice per una nuova metodologia: Object Oriented presso il Corinto, consorzio formato da IBM e Apple».
 
Qual era il suo sogno?
«Esprimermi come informatica, rendere migliore la qualità di vita di tutti, che è lo scopo di tutti i miei brevetti e credo di averlo realizzato: disegno soluzioni innovative per risolvere problemi, migliorare servizi e velocizzare processi. Tutti i miei lavori sono soluzioni che trasformano l'approccio al mondo».

In questi anni ha portato avanti un progetto per i giovani: ce ne vuole parlare?
«Il progetto si chiama “NERD? - Non è roba per donne?” ed è nato da una collaborazione tra Sapienza e IBM; l'obiettivo con la professoressa Velardi della Sapienza è di aiutare le ragazze italiane a comprendere che possono immaginare, creare e costruire il proprio futuro, anche grazie ad una formazione tecnico scientifica. Durante gli incontri, con le 100 amiche-colleghe IBM che supportano questo progetto, insegno in maniera semplice, veloce e divertente a progettare e programmare una chatbot (programma che simula una conversazione tra robot e essere umano - ndr), sperimentando, sotto la supervisione di chi questo percorso l’ha già intrapreso, il “mestiere” dell’informatico. Questo progetto, dal 2013 fino ad ora, è stato seguito da quasi 5000 giovani studentesse». 

Un progetto che vede coinvolte diverse Università italiane, come il Politecnico di Bari, la Bicocca di Milano, l’Università di Bari, l’Università del Piemonte Orientale di Alessandria, l'Università di Padova. 
«Abbiamo da poco iniziato l’edizione NERD 2018 con l’aggiunta anche dell’Università Federico  II di Napoli e non siamo ancora partite con Roma, dove cominceremo a marzo. Tra l’altro il progetto dal 2016 è una delle attività relative alla “alternanza scuola lavoro” del Miur». 

Da settembre ha dato avvio ad una nuova avventura: qual è il suo ruolo? 
«Ho preso un anno di aspettativa da IBM per diventare uno degli esperti della squadra voluta dal Commissario Straordinario per l’attuazione dell’Agenda digitale Diego Piacentini per la Presidenza del Consiglio, il Team per la trasformazione digitale: siamo quasi 30 esperti di ogni settore. Far parte di questo gruppo è un grandissimo onore. La trasformazione digitale è finalmente realtà, la Pubblica amministrazione si sta trasformando e così migliorerà finalmente la qualità di vita dei suoi cittadini. Io mi occupo degli ecosistemi».

Quanto è difficile conciliare questa attività con quella di mamma?
«Per fortuna sono una Project Manager, quindi anche nella vita privata faccio in modo che tutto sia sotto controllo e che tutto funzioni, avendo sempre un receovery plan. Ma il fine settimana è tutto dedicato a lavare, stirare, organizzare, fare i compiti con i figli e soprattutto giocare tantissimo con loro!».                

 

Condividi su:
Galleria Immagini