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Emma: oggi sono libera

Un nuovo disco e un tour per la cantante che, secondo Spotify, è la più ascoltata in streaming

Mer 28 Feb 2018 | di Nadia Afragola | Interviste Esclusive
Foto di 8

Il prossimo 16 maggio partirà il tanto atteso tour nei Palasport e per Emma Marrone sarà ancora una volta un bagno di folla. Dopo due anni di stop, passati a cancellare dalla sua musica ogni cono d’ombra, Emma torna con un nuovo album, “Essere qui”, undici tracce dense della sua femminilità, mai stata così concreta, carnale, ottimista. Nel disco è citato trenta volte l’amore e solo una il dolore: un indizio chiaro che racconta la forza di una ragazza capace di mostrarsi nella sua fragilità e che da una vita lotta per i suoi sogni e contro una malattia oramai sconfitta. 
 
Cosa c’è dentro il nuovo album?
«È un disco che mi fa divertire, nel quale mi riconosco, l’ho covato per due anni, c’è una ricerca minuziosa nei testi, un uso delle parole diverso. Me lo ha fatto notare mia mamma, sentendo i primi provini: “Canti in maniera diversa”, mi ha detto. In dirittura d’arrivo ho ricantato alcuni brani, sarebbero rimasti per sempre una volta incisi e a me le cose che restano per sempre fanno paura. Ho provato a lasciare la parte migliore di me, quella che ho perdonato, accettato e che prima non conoscevo abbastanza: la parte più fragile che continuerà a far parte di me. Come canto in “Sorrido lo stesso”, mi sono presa il mio respiro. È un punto di partenza, se fosse d’arrivo mi preoccuperei, vorrebbe dire che non ho più nulla da dire».
 
“L’isola”, il primo singolo, non rappresenta il disco. Come mai? 
«Sono pazza e non sono una discografica (Sorride - ndr): è un modo per invitare la gente a non giudicare i libri, le persone, le cose dalla copertina. È pur sempre un valido antipasto, dal momento che è il brano che mi ha permesso di riscoprirmi». 
 
Un disco che vuole essere un manifesto e vuole far capire che la musica è al centro di tutto. Da cosa nasce questa esigenza?
«Non ho fatto questo disco per dimostrare qualcosa, ma per mostrare e non nasce dal bisogno di… è semplicemente necessario per una come me che vive per fare musica dal vivo. Il palco è uno dei pochi posti al mondo dove mi sento a mio agio. Non faccio questo mestiere per accontentarmi, ma perché ho tante domande alle quali rispondere e lo faccio con la musica. È bello quando la musica fa riflettere, vuol dire che qualcosa è successo».
 
Come ha fatto a trovare quella sicurezza di cui parla?
«Avevo delle lacune che mi portavo dietro da tempo, anche perché non ho mai scisso la parte artistica da quella personale. Questo disco è il risultato di un percorso lungo due anni, in cui fermarmi mi ha permesso di ascoltarmi. Chi fa il mio lavoro è sottoposto a tante pressioni, tanta gente parla di quello che fai e mi ero proiettata ad ascoltare ciò che gli altri dicevano di me, mettendo da parte quello che io sentivo. Mi sono chiesta aiuto da sola e oggi artisticamente e umanamente sono una persona più luminosa».   
 
Ha scelto dei musicisti che arrivano da generi diversi dalla sua impostazione. 
«La storia dei musicisti lontani dai generi è inventata non dai musicisti: loro purtroppo ci cascano in mezzo. Un musicista va dove c’è da suonare musica, un chitarrista blues non può suonare un disco pop? Tra di noi dell’ambiente non abbiamo questi paletti che sono più relativi a chi ci guarda».
 
Cambia anche l’estetica dell’album.
«Ho imparato a dire di no a cose che non mi piacciono e non mi rappresentano, ecco perchè si parla di estetica diversa. Ho fatto pace con il mio lato femminile, non mi vergogno più a mostrarlo. Pensavo che essere troppo femminile nella musica italiana togliesse valore alla musicista, ecco perché spesso mi sono barricata dietro i chiodi di pelle e le camminate rudi. Volevo che a parlare fosse il mio carattere artistico, non il mio aspetto da ragazza bionda e carina». 
 
Oggi tante donne si ribellano. Cosa ne pensa? 
«Mi sento spesso dire che sono un esempio. È una parola che pesa, una grossa responsabilità. Faccio fede all’educazione che ho ricevuto da mia madre, una grandissima donna che mi ha insegnato il rispetto per gli altri, la libertà, la sincerità. Con la musica cerco di esprimere quello che ho imparato da bambina. I problemi del nostro tempo? Stanno venendo fuori cose che succedevano da anni. Finalmente le donne prendono coraggio e mi piace quando fanno gruppo e si aiutano, meno quando sono le donne in primis a non approfittare del momento per essere solidali. I ragazzi? Non c’è cosa migliore del parlare agli uomini delle donne». 
 
“Sarò libera”, cantava. Oggi è libera. Cosa ha lasciato andare? 
«La parte più insicura di me, faccio molto più affidamento al mio istinto e a quello che mi sento di fare. Da quando ho preso coscienza di questo molte cose sono andate meglio». 
 
Come si mette a fuoco una canzone?
«Con il tempo: bisogna ascoltarla, riascoltarla, ricantarla, arrangiarla, ma poi ad un certo punto è la canzone a venire sotto la sua forma migliore verso di te, si palesa». 
 
Spotify l’ha consacrata come l’artista femminile più ascoltata in streaming. Il modo di fruire la musica è cambiato. Ma è cambiato anche il modo di fare musica? 
«Negli anni ho cambiato e sto cambiando tante cose, il modo di realizzare questo disco è diverso dal modo in cui ho realizzato il precedente, mi sento un’artista in divenire e con l’esperienza spero di riuscire a fare sempre meglio».
 
Toscana e Salento fanno parte della sua vita. Nel mezzo la fede di sua nonna appesa al collo. Cosa resta di Emma ragazzina? 
«Tutto: non ho mai dimenticato da dove arrivo, dove sono cresciuta e sono saldi in me tutti i valori che mi ha trasmesso la mia famiglia e la terra nella quale sono cresciuta, che è il Salento».
 
A Maria De Filippi in qualche modo deve tanto. Era marzo 2010 quando vinse la nona edizione del suo talent show, Amici. Che augurio le vuole fare?
 «Le auguro ogni tanto di andare in vacanza perché lavora tantissimo, ogni volta che la chiamo è sempre a lavoro. Una donna super energica alla quale auguro di fare sempre quello che ama fare, perché lo sa fare bene e perché regala tante opportunità alle persone».
 
Lei canta “La felicità è un’idea semplice”. È felice? 
«Adesso sì, moltissimo».
 
Quando ha delle emozioni forti da condividere chi chiama?
«Se sono veramente forti le condivido con me stessa, per il resto la mia famiglia».
 
Con chi si emoziona Emma?
«Quando ascolto Vasco è una emozione incredibile, ha un modo di raccontare la vita tutto suo e soprattutto molto coerente».
 
Ha recentemente dichiarato: “Preferirei amare tutta la vita senza doverlo promettere”. Perché?
«Non mi piacciono le promesse, i contratti a tempo indeterminato mi mettono ansia, pressione, come fosse un lavoro. Invece i sentimenti devono essere liberi, devi avere anche la libertà di “smetterli”, quando non hanno più senso di esistere. Un contratto non può decidere quanto io amo una persona e per quanto resterò insieme a lei. Basta legami precostruiti».
 
“Le ragazze come me non sanno piangere”, canta in una delle tracce del nuovo album. Sa che avrei detto il contrario?
«Le ragazze come me non sanno piangere… da sole, manca un pezzo a questa frase che nessuno ha preso. Non è vero che io non so piangere, probabilmente lo dimostro poco pubblicamente, ognuno è fatto a modo suo, non amo emozionarmi in pubblico, succede raramente. Molto spesso piango a secco quando nessuno se ne accorge o forse proprio perché così nessuno se ne accorge».
 
“Coraggio” è il titolo di una delle nuove tracce. Cos’è il coraggio per Emma?
«Quello che trovate nel disco, il coraggio di essere libera, di essere me stessa, di fare le scelte nelle quali credo fortemente senza aver paura di non essere all’altezza. Dentro quella traccia c’è tanto amore, poetico, viscerale, tormentato, quell’amore che a volte ti salva e a volte ti fa perdere completamente la strada. E per fortuna che io ho il mare vicino».
 
L’amore oggi in Italia non è ancora un diritto. Come non è un diritto per le donne diventare madri. Perché è così difficile essere donne? Madri? O semplicemente rispettate? 
«Perché l’emancipazione in generale è un processo che va gestito in maniera profonda e in Italia purtroppo molte persone continuano ad essere arroccate su dei ‘principi’ che non hanno più senso di esistere. L’evoluzione ad un certo punto deve prendere piede sulle convinzioni di certe gente. Trovo coraggiose le donne che decidono di diventare madri, da sole, coraggiose le coppie omosessuali che decidono di sposarsi, tra l’altro mi sembra che Gesù abbia detto: “Rispetta il prossimo tuo come te stesso”. Se siamo un Paese cristiano dovremmo prendere esempio da queste parole, ricordando sempre che Gesù non ha mai condannato nessuno per le proprie diversità o per il modo di essere, seguiamo tutti i suoi insegnamenti, non solo quelli che ci convengono. E le donne non devono essere considerate di serie B, sono esseri umani come gli uomini, con uguali facoltà e diritti».             



IN TOUR DA MAGGIO

16 maggio - PalaLottomatica di Roma

18 maggio - Mediolanum Forum di Assago (Milano)

19 maggio - PalaAlpitour di Torino

21 maggio - Kioene Arena di Padova

23 maggio - Nelson Mandela Forum di Firenze

26 maggio - Pal'Hotel di Acireale (Catania)

28 maggio - PalaPartenope di Napoli 
 
 

 


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