acquaesapone Interviste Esclusive
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Luca Guadagnino: un made in Italy da Oscar

“Non diventerò mai Papa, ma forse una nomination agli Oscar prima o poi potrei ottenerla”: correva l’anno 1991

Mer 28 Feb 2018 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
Foto di 7

Sguardo sornione, saggezza da filosofo e sottile ironia: Luca Guadagnino è uno dei mix più indecifrabili del panorama cinematografico italiano. E non solo, visto che il nuovo film “Chiamami col tuo nome” compete in quattro categorie agli Oscar, ma non come “film straniero”: pur essendo ambientato nella Penisola (nella splendida Villa Albergoni di Moscazzano e a Crema), parla inglese e ha la forza di raggiungere un pubblico vastissimo. La critica l’ha già conquistata da tempo, dalla Berlinale al Zurich Film Festival, facendogli conquistare 150 candidature e vincere finora 50 premi, e non potrebbe essere diversamente: racconta i primi timidi batticuori tra il diciassettenne Elio (Timothèe Chalamet) e Oliver (Armie Hammer), studente del padre in visita dagli Stati Uniti.
 
Dica la verità, stava per rifiutare il progetto.
«Vero: ogni film richiede tempo ed energie, fosse per me starei sempre a casa tra i fornelli, dormendo nel mio letto, ma stavolta non ho potuto resistere proprio perché l’idea ha preso vita proprio a Crema, nella mia cucina».
 
Non si è lasciato influenzare dalle reazioni ad “A bigger splash” (film del 2015 di Guadagnino)?
«Il film ha ricevuto fischi e recensioni orribili, ma al tempo stesso mi ha insegnato a godermi il viaggio, con esperienze semplici. Ecco perché ho deciso di portare “Chiamami col tuo nome” direttamente al pubblico attraverso i festival, senza rincorrere i consensi». 
 
È davvero l’amore la forza maggiore che ci sia?
«Quello appena nato, da adolescenti, ancora di più. E lo dico perché io mi sento quindicenne dentro e voglio conservare quello stupore su cosa riserva la vita…».
 
Nessun timore delle etichette?
«No, questo film racconta la via del desiderio, non può essere ridotto all’etichetta “amore gay”, perché l’amore è amore. Non importa l’oggetto del desiderio se ti rende una persona migliore. E in questo caso la storia riguarda la costruzione dell’identità, la scoperta di chi si è davvero». 
 
Quando era ragazzo a casa sua si toccavano questi argomenti?
«Siamo sempre stati discreti di famiglia, non abbiamo mai parlato di sentimenti esplicitamente, ma ho avuto due genitori splendidi. Papà ha un animo gentile, bravissimo ai fornelli - questa passione me l’ha trasmessa lui -, mentre mamma, algerina ma cresciuta in Marocco, non se la cava così bene, ma mi ha insegnato tanto sull’universo femminile, soprattutto quando vivevamo in Etiopia e mi ha permesso di volare alto con la fantasia. Come ha detto Papa Luciani, “Dio è madre”». 
 
Ha regalato al giovane Chamalet (Elio) un record invidiabile: è l’attore più giovane che abbia mai ricevuto una nomination come miglior attore protagonista agli Oscar. Come sceglie i suoi interpreti?
«A prescindere dall’età, tutti gli attori del film mi dovevano suscitare un desiderio e una sublimazione, dovevo sentire per ognuno di loro un’attrazione profonda che si riflettesse poi sullo schermo».
 
Come concilia questo con l’idea che le sembra un film disneyano?
«Perché per me lo è, sostiene valori familiari come in “Toy Story”, dove un gruppo di “sgarrupati” forma un tessuto connettivo sociale su cui possono fare affidamento per stare per sempre insieme. E non solo: è la storia dell’aurora di un ragazzo, Elio, tenendo presente che l’utopia è la pratica del possibile». 
 
Com’è ricevere 4 nomination agli Oscar?
«Quelle mi rendono felice e orgoglioso, perché questo film ha avuto un percorso pacato, minimale, ma che insegna che la passione e l’inaspettato vanno mano nella mano».  
 
È stata una totale sorpresa?
«Ammetto di averci pensato, ma quando avevo 20 anni e con un’amica mi trovavo sul bus 64 a Roma per tornare a casa. Passando vicino al Vaticano ho detto: “Non diventerò mai Papa, ma forse una nomination agli Oscar prima o poi potrebbe arrivare”».                                                 




TALENTO DA OSCAR

Luca Guadagnino, classe ’71, è nato a Palermo, ma è vissuto in Etiopia fino a sei anni, per poi tornare in Italia. Il suo cinema è stato caratterizzato fin da subito da un respiro internazionale: sceneggiatore, regista e produttore, al momento della scrittura di quest’articolo si prepara all’avventura più grande della sua carriera, con 4 nomination agli Oscar (la premiazione è fissata per il 4 marzo): miglior film, miglior protagonista (Timothèe Chalamet, anche interprete di “Hostiles – Ostili” con Rosamunk Pike), miglior sceneggiatura non originale e miglior canzone.  Il film, successo di critica a molte manifestazioni internazionali, tra cui la Berlinale e il Zurich Film Festival, ha stregato tutto il mondo: girato per quattro mesi tra Crema e il comune di Moscazzano, dove si trova Villa Albergoni, che ne ospita le vicende, è tratto dall’omonimo romanzo di Andrè Aciman (Guanda editore).  Dopo “A bigger splash” con Ralph Fiennes, sta lavorando al remake di “Suspiria”. Ha debuttato con “The protagonists” e si è imposto all’opinione pubblica con “Melissa P.”, per poi confermare l’attenzione generale con “Io sono l’amore”, candidato a Golden Globe, Bafta e ad un Oscar per i costumi. Ha anche firmato videoclip, documentari e cortometraggi.
 

Condividi su:
Galleria Immagini