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Era solo un sorriso

Perché è più facile vedere il nemico in chi ci sta di fronte?

Mar 27 Mar 2018 | di Angela Iantosca | Editoriale

E' mattina presto quando entro in metro. Il vagone straripa di gente. Un libro aperto, gli sguardi sul cellulare, le cuffie nelle orecchie, occhi chiusi di chi fa finta di dormire. In quella moltitudine siamo tutti separati. Sentiamo l'odore e la consistenza di chi ci sta accanto, ma percepiamo anche il muro che volutamente mettiamo tra noi e l'altro. Intercetto gli occhi di una signora anziana. La guardo e le sorrido. Il suo sguardo si fa torvo e con il gesto della mano mi domanda cosa voglio. «Era solo un sorriso -  le rispondo -. Un modo per dirle buongiorno»... Mi giro e vedo che il resto del vagone si è distratto per un momento dal suo isolamento per guardarmi con diffidenza. 

Che cosa sta succedendo? Perché è più facile vedere l'inganno, la truffa, il male in ogni gesto?

Lo facciamo in continuazione: quando osserviamo dei papà con in braccio le figlie, quando qualcuno ci chiede una informazione, quando vediamo delle ragazzine in metropolitana che si fanno strada tra la folla o quando qualcuno per strada ci chiede un passaggio… 
Ci pensate quanto potrebbe essere fonte di sorprese e di apertura verso mondi sconosciuti dire di sì a quel pollice alzato che, in fondo, ci chiede solo di fare un pezzo di strada insieme? 
Eppure sono più forti di noi la diffidenza e l'impazienza. Lo facciamo in continuazione, soprattutto quando il colore della pelle è diversa, quando abbiamo di fronte anziani, stranieri, persone in difficoltà. Diffidenza e impazienza... 
Ma io ne sono convinta: non siamo stati programmati per essere delle isole. 
E il mio era solo un sorriso.
 

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