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Zanzibar: oltre il muro del resort

L'altro volto dell'isola in cui intere famiglie vivono con pochi scellini al giorno tra rimedi naturali e frutti super nutrienti

Mar 27 Mar 2018 | di Barbara Savodini | Mondo
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Non è il caldo umido che ti avvolge in un istante non appena si apre il portellone dell’aereo e non sono neppure i raggi del sole che ti mettono a dura prova a qualunque ora del giorno: a catapultarti in un’altra dimensione quando metti piede a Zanzibar sono i primi saluti. Sull’isola in cui a tutti interessa come stai non c’è posto  per l’indifferenza o per le diversità di razza, lingua o religione, e, soprattutto, non c’è imprevisto che non si possa risolvere con un candido «Hakuna Matata». E che tu provenga dall’Italia o dalla Cina non impiegherai molto tempo a rendertene conto.  «Jambo, how are you?», è la prima frase che ci si sente rivolgere ancora prima di aver superato i controlli all’aeroporto. «Ma come, dice a me?» pensano e talvolta si lasciano sfuggire a voce alta gran parte dei turisti, abituati a trascorrere intere giornate nell’indifferenza più totale, del vicino come della cassiera del minimarket dietro casa. Ricordi da archiviare per chi sbarca nell’arcipelago di Zanzibar, che, volente o nolente, fino alla ripartenza dovrà intrattenersi spesso con gli isolani, stringere loro la mano a lungo, salutare grandi e piccini e, soprattutto, mantenere sempre la parola data. Essere amichevoli e ospitali, del resto, fa parte della cultura del posto così come svolgere i propri compiti con estrema calma o contrattare sul prezzo, anche se l’articolo in vendita vale pochi scellini. 
 
Chi trova una guida trova un tesoro
La prima cosa da sapere per chi desidera visitare Zanzibar è che il classico viaggio on the road, noleggiando un’auto e facendosi guidare solo dal proprio istinto e da una vecchia cartina, è assolutamente off limits. Anche ad Unguja, che con i suoi 1.660 chilometri quadrati è la più grande delle isole dell’arcipelago, le strade sono totalmente prive di cartelli, segnaletica orizzontale e illuminazione. Come se non bastasse, la guida è a sinistra e, tra daladala (il tipico bus della Tanzania) motociclette spericolate e pedoni invisibili, la viabilità è una questione piuttosto complessa. Persino con un buon navigatore sarebbe facile perdersi, ma, soprattutto, sarebbe inevitabile incappare in uno dei numerosissimi posti di blocco popolati, purtroppo, da un gran numero di agenti corrotti, che creano più di qualche problema anche alle persone del posto. 
Per vivere appieno lo spirito dell’isola, insomma, la soluzione migliore è quella di individuare nei primi giorni di permanenza un accompagnatore o un tassista di fiducia, contrattare un po’ sul prezzo e farsi svelare, tappa dopo tappa, i segreti di una terra tanto turistica eppure ancora così poco conosciuta nei suoi aspetti più intimi. 
Pernottare in appartamento è altrettanto improbabile a Zanzibar, dove, fatta eccezione per una piccola porzione di Stone Town, quella che un tempo era la capitale del sultanato, le residenze sono perlopiù capanne o baracche incomplete con tetti di lamiera o di palma. 
Di resort, invece, ce ne sono a migliaia e per non incappare nella classica vacanza tra mare e piscina basta sceglierne uno gestito da persone del posto o con uno staff di dipendenti isolani, che sapranno senz’altro rivelarsi un’inestimabile risorsa in termini di ricette, tradizioni e curiosità.
 
Dimenticate gli orologi: sono le maree a tenere il tempo
Infinite sfumature di verde e di azzurro frammezzate solo da lingue di sabbia così bianca da non risultare mai bollente nonostante il sole sempre alto nel cielo: per chi ama la natura Zanzibar è un vero e proprio paradiso terrestre, un miracolo che non manca di stupire ogni giorno anche chi è nato tra mangrovie e acque cristalline, scogliere rocciose e foreste. Nuotare con i delfini o con tartarughe marine centenarie, tuffarsi alla ricerca di pesci coloratissimi o conoscere gli inquilini di conchiglie enormi è infatti il passatempo principale di quasi tutti i turisti. E lo stupore è sempre enorme quando si apprende che i ricci così come i granchi, presenti in quantità abnormi sui fondali marini e venduti a prezzi da capogiro in Europa, non sono considerati prodotti da tavola. Eppure, quando l’oceano si ritira per centinaia e centinaia di metri ,dando vita ad uno spettacolo mozzafiato, basterebbero pochi minuti per riempire interi secchielli. Come accennato, sono le maree a dettare il ritmo della vita sull’isola: dei pescatori come della fauna, dei beach boys (i ragazzi che vendono sulla spiaggia souvenir, braccialetti o escursioni) come di chi è in vacanza e persino dei locali. È questo il caso di “The Rock”, l’incredibile ristorante costruito su uno scoglio: il più delle volte si entra a piedi e si esce in barca. Non c’è da stupirsi se questa favolosa roccia, in cui vengono serviti piatti capaci di far impazzire anche i palati più raffinati, sia stata inserita nella top five dei cinque ristoranti più suggestivi al mondo.    

Spezie per ogni gusto e... per ogni malattia
Oltre che un viaggio di colori ed emozioni, visitare Zanzibar è anche l’occasione per fare il pieno di profumi e sapori incredibili. Vale davvero la pena visitare una delle numerose spice farm nelle quali si scopre il perché gli abitanti dell’isola non soffrono la totale mancanza di farmacie e negozi di cosmesi. Che tu abbia problemi di mal di pancia o di dermatite, che voglia proteggerti dai raggi solari o idratare la pelle dopo un eccesso di tintarella, la natura è l’unica risposta. A Zanzibar con foglie, radici, bacche e frutti coloratissimi nessun disturbo può durare troppo a lungo. Lo stesso vale per la cosmesi ed è difficile contenere lo stupore quando, annusando il contenuto di una boccetta in cui sono state miscelate spezie o langi langi (un fiore piuttosto comune all'equatore), si scopre che ha lo stesso identico profumo di un costosissimo Chanel n. 5 o che è così simile alla gamma proposta dalla linea Paco Rabanne. 

Super frutti e alberi miracolosi 
Altrettanto stupefacenti sono i frutti: ricordate da bambini quando veniva spontaneo pensare che le angurie crescessero sugli alberi e gli adulti ridevano a crepapelle? Beh, qualcosa di simile accade a Zanzibar con il jackfruit, il cui nome deriva dal suo scopritore. Questo enorme melone verde tempestato da piccoli spuntoni non somiglia a nessuno dei prodotti che siamo soliti acquistare al mercato e può arrivare a pesare anche mezzo quintale. Un super frutto non solo in termini dimensionali dato che è ricchissimo di vitamine C, B6, B1, fa bene al colon, all’intestino e rinvigorisce il sistema immunitario. Una rarità quasi al pari dell’ “albero 40”, traducendone il nome letteralmente dalla lingua Swhaili, che si può trovare nella foresta Jozani, assieme alle caratteristiche scimmie rosse, e che prende il nome dal numero di disturbi che sarebbe in grado di guarire. Attenzione però ad assumerlo durante la gravidanza, perché, secondo quanto riferito dagli abitanti dell’isola, è in grado di provocare un aborto nell’arco di poche ore.

Tutti i volti della società
Attraversando l’isola in lungo e in largo non si può far a meno di notare quante persone trascorrono intere giornate sdraiate all’ombra di un grosso albero, ingannando il tempo tra una partita a dama e un pisolino. Migliaia di bambini scorrazzano ovunque e solo un ristretto numero di ragazzi lavora a ritmi disumani. Gran parte dei resort e delle società che noleggiano auto e furgoni sono gestiti da pochi imprenditori locali o da stranieri, i quali, a fronte di enormi guadagni, offrono stipendi piuttosto bassi. Molti giovani del posto accettano pur di imparare un mestiere che potrebbe un giorno cambiar loro la vita, altri preferiscono vivere con una piccola somma che il governo riserva ai disoccupati, sufficiente giusto per i bisogni essenziali. Tutti gli altri si riversano sulle spiagge, guadagnando con i turisti cifre davvero rilevanti se paragonate al tenore di vita dell’intero Stato. E così, anno dopo anno, i beach boys con i loro smartphone e le magliette delle più famose squadre calcistiche, somigliano sempre più ai rispettivi coetanei dei paesi più sviluppati. Nel mezzo ci sono poi coloro che amano le proprie origini, ma vedono nel turismo una grande opportunità e cercano di combinare queste due realtà così diverse. È il caso di Ibra, Abra Cadabra per i turisti, perché ad organizzare escursioni è un vero mago, che per costruirsi un futuro solido ha rinunciato alla sua libertà. «Sono tra i fortunati ad aver vinto una borsa di studio all’università di Zanzibar per studiare le lingue, ma quando avrò finito dovrò lavorare per lo Stato per ripagare il mio debito. Il Governo al momento ha i miei documenti e solo quando sarò riuscito a restituire la somma che mi è stata “prestata” potrò decidere se restare o andare altrove». Per Ibra, che del nostro Paese conosce benissimo persino i dialetti, visitare l’Italia per il momento resta soltanto un sogno nel cassetto.                                

 


Escursioni imperdibili 

• Raggiungere Nungwi per nuotare con le tartarughe giganti.
• Visitare la foresta Jozani alla scoperta dei colori rossi e poi spostarsi sul litorale per attraversare una giungla di mangrovie.
• Salire su una delle imbarcazioni locali e solcare le acque di Kiwani Bay alla volta dell’isola che non c’è (compare e scompare a seconda delle maree) e di Kwale island, dove c’è uno dei baobab più grandi al mondo.
• Contrattare a Stone Town una traversata fino a Prison Island, dove vivono le più longeve tartarughe di terra del pianeta.
• Fare un tour nell’isola di Pemba, l’isola degli stregoni, dove un gruppo di guaritori custodisce i segreti della medicina africana.
•Rilassarsi sulle spiagge di Kendwa in attesa del tramonto.
• Svegliarsi all’alba e raggiungere il piccolo villaggio di Kizimkazi per nuotare con i delfini.

 


STONE TOWN

Stone Town, che fino al 1963 era la capitale del sultanato di Zanzibar, è l’unica vera città dell’intero arcipelago. Per visitare questo labirinto di vicoli, con negozietti, moschee e bazar, è preferibile un abbigliamento sobrio, in linea con le usanze dei cittadini di fede mussulmana e senz’altro più integralisti rispetto alle comunità periferiche che vivono a stretto contatto con i turisti. Oltre a fare il pieno di souvenir a basso costo, una delle principali attrazioni sono le porte. Durante gli anni della dominazione araba l’ingresso era divenuto un simbolo del proprio status sociale, da qui una vera e propria corsa alla realizzazione di intarsi e bassorilievi. La più antica porta risale al lontanissimo 1694. Il patrimonio architettonico di Stone Town, purtroppo, è in gran parte in declino anche a causa della friabilità della pietra locale, con cui sono costruiti gran parte degli edifici; proprio per questo l’Unesco ha deciso di includere questa città fra i Patrimoni dell'Umanità, ma ad oggi solo il 10% delle strutture riceve manutenzione periodicamente. 

 


Cinque errori molto comuni tra i turisti

1) Donare caramelle ai bambini: ne vanno ghiotti, ma sull’isola non ci sono dentisti.
2) Spazientirsi per le lunghe attese: nessuno, dopo le lamentele, sarà più svelto.
3) Dar da mangiare alle scimmie rosse: sono una specie in via di estinzione e il cibo degli umani non fa che metterle a rischio.
4) Tuffarsi dalla barca od oltre la barriera rocciosa in solitudine: le correnti oceaniche non sono esattamente come quelle dei nostri mari.
5) Prendere il sole senza protezione: all'Equatore i raggi non perdonano e gli eritemi solari sono comunissimi tra i turisti.


 

Quando andare?

Sull'arcipelago di Zanzibar il clima è sempre mite, ma alcuni mesi sono decisamente sconsigliati per via delle piogge. Durante l'anno si alternano infatti due stagioni secche, corrispondenti ai nostri inverno ed estate, e due stagioni piovose, corrispondenti ai nostri periodi primaverili e autunnali. Si può scegliere dunque tra gennaio e febbraio, così da concedersi una pausa calda quando in Europa fa freddo, oppure luglio e agosto, quando gran parte degli italiani può godere di un periodo di ferie discretamente lungo. Del resto si tratta pur sempre di un lunghissimo viaggio e, per esplorare appieno le varie isole, vale la pena trattenersi più di una settimana. 

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