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Javier Bardem: Sono diventato un mostro

Javier Bardem diventa il narcotrafficante Escobar. Una sfida per la quale ha voluto accanto a sé la moglie Penélope Cruz. Con lei aprirà anche il Festival di Cannes con il film "Everybody Knows"

Mar 27 Mar 2018 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
Foto di 12

Ha preso moglie e figli e si è trasferito per tre mesi in Colombia. No, Javier Bardem non ha attraversato l’oceano per prendersi una vacanza. È stato necessario per permettergli di entrare sotto pelle di uno dei criminali più perversi della storia, il narcotrafficante “Escobar”. Lo affascina da oltre due decenni e ha impiegato più di dieci anni per trovare il progetto giusto, che include Penélope Cruz, e gli ha permesso di osservare il Male molto da vicino, ma con una distanza emotiva di sicurezza, grazie alla presenza di tutta la famiglia al gran completo. Il Premio Oscar spagnolo, di solito di poche parole, stavolta è un fiume in pieno, animato da un’energia e una forza che difficilmente ha sfoderato prima.
 
Ora che è padre, non ha pensato di scegliere progetti meno controversi, magari con qualche eroe positivo?
«Il punto è proprio questo: Pablo Escobar è stato un padre amorevole eppure non si è minimamente preoccupato del dolore che ha provocato a molti altri genitori, causando la morte dei loro figli. Questa contraddizione mi ha affascinato immediatamente, perché, ammettiamolo, questo narcotrafficante è stato anche molto amato durante la sua vita. Cosa lo ha trasformato allora in un mostro?».
 
Un altro attore al posto suo non avrebbe fatto salti di gioia all’idea di prendere peso e trasformarsi in questo modo. 
«L’animale preferito di Escobar è l’ippopotamo e in effetti gli somiglia molto perché ha un ritmo lento, debole, quasi passivo e invece è la creatura più pericolosa dell’Africa. Nella scena in cui vediamo il protagonista emergere dall’acqua dopo esserne stato immerso fino agli occhi si è voluto proprio rendere omaggio a questo riferimento. In effetti, a mio avviso, si assomigliano più di quanto non si possa pensare».
 
Cos’ha imparato da lui?
«Era ossessionato dall’ottenere rispetto, ma invece ha ricevuto solo paura. Non che fosse insicuro, sia chiaro, ma voleva una rassicurazione esterna che lo facesse sentire “abbastanza”, ma niente era mai sufficiente, non gli bastava. Forse questo comportamento ha a che fare con le sue origini umili, da provincialotto che si ritrova con un potere immenso tra le mani, dopo aver creato un impero miliardario». 
 
A quali conclusioni è giunto?
«Che oggi il mondo è un posto peggiore proprio a causa sua. Quindi, anche se da un punto di vista umano non mi attrae minimamente, come attore invece non vedevo l’ora di capire cosa gli passasse per la testa». 
 
Cosa si aspetta dal pubblico?
«Che colga l’autenticità e l’onestà che ho messo in Escobar. Non è stato facile… so che alcuni attori entrano ed escono dal personaggio come se accendessero e spegnessero un interruttore, a me serve tempo, anche se poi una volta uscito dal set tendo a dimenticarmene del tutto».
 
Non ha mai pensato al rischio di umanizzare troppo un mostro?
«Credo che mostrare la sua intimità con l’amante offra invece una prospettiva inedita e più completa di quest’uomo».
 
Nel frattempo ha coinvolto sua moglie nel progetto.
«Mi è venuta in mente prima ancora di sposarla, quando ho letto il libro. Poi ho conosciuto la vera Virginia a Miami, ma non ho voluto frequentarla per non esserne influenzato. Sapevo fin dall’inizio cosa volevo e chi. Col passare del tempo mi è passato di mente il progetto e anche l’idea che Penelope fosse perfetta per la parte, ma poi ho scoperto il libro e tutto è cambiato».
 
Lei ha accettato subito?
«A dire il vero no, perché ogni volta che c’è in ballo un progetto da realizzare insieme ci pensiamo moltissimo prima di abbracciarlo, soprattutto perché implica che siamo entrambi impegnati nello stesso momento. In questo caso abbiamo portato i bambini con noi in Colombia per tre mesi e siamo stati piacevolmente colpiti da quante attività per famiglia fossero disponibili lì».
 
Mischiare casa e bottega non la preoccupa?
«Per noi tornare alla nostra vita vera è più importante di qualsiasi lavoro di finzione quindi poterlo fare insieme dopo una sfida impegnativa come Escobar è stato meraviglioso. D’altronde recitare è un gioco e quando siamo noi due sul set tendiamo a migliorarci a vicenda, a sfidarci e a spingersi oltre i nostri limiti. Diventiamo persone migliori e non potrei chiedere di più».                                                                                        

 


OSCAR MADE IN SPAIN

Il Premio Oscar Javier Bardem, all’anagrafe Javier Angel Encinas Bardem, classe ’69, ha conosciuto Penelope Cruz sul set di ‘Prosciutto prosciutto’. Hanno due figli, Leonardo (7 anni) e Luna (4 anni e mezzo). E dopo oltre un decennio di ricerche, è riuscito a portare alla luce ‘Loving Pablo’, presentato alla Biennale dello scorso anno (assieme a ‘Madre!’ con Jennifer Lawrence) e in sala dal 19 aprile, accanto alla moglie che interpreta la giornalista Virginia Vallejo, autrice del romanzo ‘Amando Pablo odiando Escobar’ (Giunti), sulla sua liason con il narcotrafficante colombiano. Nato in una famiglia d’artisti, ha diviso il set con i più grandi artisti: in ‘To the wonder’ lo ha diretto Terrence Malick, in ‘Skyfall’ da Sam Mendes e in ‘The Counselor’ da Ridley Scott. Ha raccolto l’eredità della partner in ‘Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar’. Ha debuttato in ‘Donne sull’orlo di una crisi di nervi’ di Pedro Almodovar con cui ha continuato a lavorare anche in futuro. Affiancherà Tom Cruise, Russell Crowe e Johnny Depp in ‘Bride of Frankenstein’. A maggio con la moglie aprirà il 71° Festival di Cannes con il film "Everybody Knows".

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