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Il ritorno alla terra è la scelta di molti giovani

Aumentano le imprese agricole under 40: in pochi anni si passa da 55mila a 70mila attività. Colpa della crisi o della voglia di puntare sulle eccellenze della nostra terra?

Mar 27 Mar 2018 | di Susanna Paparatti | Ambiente
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È un dato di fatto confermato anche dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali: nel nostro Paese sono in costante crescita le imprese agricole avviate dagli under 40 negli ultimi anni, passate da 55mila nel 2014 a 70mila, con un incremento parallelo che le ha portate ad essere dal 5% al 6,6% del totale delle imprese agricole italiane. 
Elementi che da un lato fanno riflettere sulla difficile condizione occupazionale, in special modo di chi si appresta ad entrare nel mondo del lavoro, dall'altro sottolineano l'interesse e la volontà di puntare sulle eccellenze dei nostri prodotti, sulle peculiarità territoriali che ci identificano così vivacemente. Insomma, che siano giovani o meno, chi lascia la città lo ha fatto consapevolmente, con energia e impegno, conscio che, a differenza del passato, oggi non è la quantità, ma la qualità a produrre reddito, in Italia e all'estero. 
Così, se nel 2017 le imprese giovani sono aumentate del 9% rispetto all'anno precedente, anche i numeri dell'export di settore sono in crescita, basti pensare che a ottobre scorso era stata del 7,3%, con un giro d'affari che potrebbe aver probabilmente portato a sfiorare i 40 miliardi entro la fine del 2017. 
Innegabile è comunque l'apporto dato alla causa dagli esperti, che sempre più evidenziano l'importanza della dieta mediterranea e comunque di una varia e sana alimentazione basata sulla genuinità dei prodotti, così come dagli chef interessati a piatti che evidenziano, attraverso determinate cotture, persino il sapore del più semplice fra gli ingredienti. 
Che si tratti di verdure, cereali e legumi, erbe aromatiche, olio EVO (Extra Vergine d'Oliva), carni e formaggi, le parole d'ordine sono responsabilità e consapevolezza. La prima è avvalorata dalla sempre più crescente quantità di giovani agronomi impegnati sul campo; la seconda è confermata dalla volontà di riportare in vita specialità regionali o semplicemente piccole realtà riconducibili ad un preciso luogo, a quel determinato microclima che fa di un semplice ortaggio una coltivazione autoctona. 

Coltivazioni Bio
Sul fronte delle coltivazioni BIO, seppur non vi sono numeri che chiariscano la percentuale dei giovani impegnati in tal senso, sappiamo essere un settore che attualmente nel nostro Paese occupa oltre 1,8 milioni di ettari, un dato che dal 2015 al 2016 ha registrato un forte incremento con oltre il 20% in più delle superfici coltivate a biologico e circa 300mila ettari che sono stati convertiti allo scopo. Un indotto che ad oggi impegna più di  70mila operatori – siamo fra i primi in Europa così attivamente e concretamente impegnati sul fronte del Bio e i nostri prodotti sono particolarmente ambiti – in numerose e diversificate colture, anch'esse incrementate negli ultimi tempi: ortaggi + 48,9%, cereali +32,6%, vite +23,8%, olive +23,7%. Anche le vendite nel 2016 sono aumentate del 20% rispetto al 2015, trend confermato sin dai primi mesi dell'anno scorso (al momento della stesura dell'articolo non erano disponibili ulteriori elementi), particolarmente vini e spumanti con un segno più del 109,9% e carni trasformate del 85%.

L'Italia: la più certificata
Il nostro Paese è quello che in Europa detiene il maggior numero di prodotti agroalimentari certificati a Denominazione di Origine e Indicazione Geografica riconosciute dalla UE. Questo favorisce una maggiore tracciabilità del prodotto. Ad oggi in Italia abbiamo 294 prodotti DOP, IGP, STG e 523 vini DOCG, DOC, IGT.  

I lamponi dei Monti Cimini
Diploma di geometra e idee ancora confuse, tornò da un viaggio in Inghilterra con la certezza che avrebbe coltivato lamponi nell'ettaro di terra di proprietà dei genitori, situato a 800 metri sui monti Cimini, nel cuore della Tuscia.
Oggi l'attività di Massimiliano Biaggioli si divide fra la coltivazione dei  lamponi, varietà Tulameen, Ruby, Heritage, Herbert Gold selezione di cultivar a frutto giallo o rosso che da maggio a ottobre fruttificano in laboratorio. Qui i lamponi vengono trasformati in composte, cristalli di zucchero e tisane, essiccati, interi o polverizzati. «Il clima e il terreno sono perfetti per i lamponi che vendo anche a privati, gelaterie, pasticcerie e chef – spiega –. Utilizzati per le nostre tipiche composte  (80% frutta e 20% di zucchero), aromatizzate in più gusti».  
La produzione del lamponeto l'anno scorso è stata di 70 quintali: «L’anno scorso abbiamo realizzato circa 60mila vasetti da 100 gr con le nostre composte, mentre quest'anno siamo arrivati a 115mila. In poco tempo siamo riusciti a coinvolgere altri giovani, che, in aziende satelliti limitrofe, coltivano per noi parte dei lamponi dei quali necessitiamo. Noi vogliamo promuovere il territorio e le sue specificità. Anche per questo due anni fa è nata l'associazione “Le chicche della Tuscia”, che riunisce aziende agricole, produttori, ristoranti e offre ospitalità».            

 
 



2018 Anno nazionale del Cibo Italiano

è talmente evidente e forte il legame che collega un determinato prodotto agroalimentare al territorio, così come all'arte e al turismo, che il 2018 è stato dedicato al nostro cibo, attraverso un accordo tra il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e quello delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali. L'intento è valorizzare la tradizione 
enogastronomica italiana, le zone di produzione, 
i riconoscimenti UNESCO legati ad esempio alla Dieta mediterranea, alla vite ad alberello di Pantelleria o ai paesaggi delle Langhe Roero e Monferrato.

Ogni mese vi sarà una serie di iniziative per la promozione delle nostre eccellenze, con itinerari 
e manifestazioni. 
 

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