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Enrico Nigiotti: Il mare è mio fratello

Ha debuttato ad “Amici” nel 2009. Dopo una lunga gavetta, la Nannini e Sanremo, nel 2017 ad “X Factor” è arrivato in finale e ha vinto il disco di platino con il suo inedito “L’amore è” che è diventato un tormentone

Mar 27 Mar 2018 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
Foto di 7

 Capelli lunghi, l'anima tormentata e quella pelle che diventa una mappa della sua anima, basta saper interpretare i tatuaggi che lo coprono come una maglietta capace di proteggerlo: Enrico Nigiotti ieri era un ragazzo inquieto, sorridente e refrattario alle regole, oggi un uomo immutato nella sua essenza, determinato, libero e difficile da imbrigliare. Lo abbiamo amato per la sua autenticità senza compromessi, lo abbiamo visto lavorare duro, calcare il palco di Sanremo e poi nel 2017 lo abbiamo ritrovato a “X Factor” e l'amore tra lui e il suo pubblico ha trovato nuova linfa in quell'inedito irresistibile “L'amore è” e in quei “credimi credimi credimi credimi sempre...”.
 
A marzo sei uscito con un nuovo pezzo, “Nel silenzio di mille parole”: cosa vuoi raccontare?
«È una confessione con la quale tiro fuori quelle cose che tendiamo a tenere un po' segrete.  Sembra un paradosso, ma a volte è  difficile dire di più a chi ti dà di più» 

Le tue canzoni sembrano frammenti di vita nei quali ci conduci prendendoci per mano. 
«Io cerco di descrivere quello che vivo. Ho 30 anni, penso di aver vissuto un bel po' di cose, ma ciò che ho vissuto non è più speciale di ciò che vivono tutti. Capita che spesso le persone si identificano, ma quello che racconto io non è la verità, è solo la mia verità, la mia storia fino a qui. Con “Nel silenzio di mille parole” è come se chiudessi il cerchio del discorso dell'amore. Ho detto tanto sul tema: io voglio raccontare la vita e le canzoni sono come capitoli di un film. Questo secondo capitolo sta piacendo molto alla gente: ne sono felice, avevo paura quando sono uscito...».

Come scrivi?
«La scrittura viene come un fulmine. A volte, invece, c'è la ricerca. Ci sono canzoni che ho scritto di getto, altre che ho abbozzato e ripreso. Comunque ormai so cosa provo quando bolle qualcosa in pentola».

Quale luogo ti serve per scrivere? 
«Scrivo sempre a Livorno, la mia casa, dove voglio continuare a stare. Io vivo le cose in giro per il mondo, riempio il bagaglio e poi apro la valigia quando torno. Le emozioni vanno metabolizzate per poi essere raccontate e non diventare solo un fatto personale. I testi, comunque, non li scrivo più a penna, ho una grafia bruttissima: li scrivo sulle memo del cellulare, perché a volte mentre cammino ho delle idee, rileggo, aggiungo, correggo. Quando scrivo un pezzo, divento drogato di quella cosa e non penso ad altro». 

Tu hai esordito ad “Amici” nel 2009.
«Sono capitato lì per caso e l'ho vissuta così, senza dargli troppa importanza, sbagliando, perché è un trampolino importante. Ma non ero pronto, né a livello di testa né artistico. Avevo bisogno dei miei tempi. Quando sono andato via ho fatto gavetta, non solo a livello di palco. Ho fatto un tour aprendo i concerti della Nannini. Poi ho cominciato a scrivere e a proporre le mie canzoni, ma quante porte in faccia ho preso! In questi anni ho imparato a scrivere da solo, non ho frequentato una scuola. Sono un autodidatta, come con la chitarra...».
 
Chi era Enrico ieri e chi è oggi? 
«Sono una persona del popolo, normale. Faccio un lavoro che sembra che sei speciale, ma solo perché hai la fortuna di esprimerti in modo diverso da un panettiere o da un avvocato, ma sono una persona normale. E il fatto di non essermi posto al di sopra di quello che sono, semplicemente un essere umano, arriva. Se devo dire “ti amo” in una canzone, non penso ad una figura retorica, ma uso “ti amo”: lo dicono tutti e questo non significa che è banale, ma semplicemente che è comune. Ed una cosa che non mi piace è quella di evitare le cose comuni perché si giudicano banali».

“X Factor” cosa ha rappresentato?
«Una bella scommessa. Era l'ultimo trampolino e questo mi preoccupava un po'. Qualcosa avevo fatto e beccarsi quattro no e uscire subito era un rischio. Pur non volendo smettere, se fosse andata male, per me sarebbe finita. E invece sono arrivato in finale».

Ma avevi un asso nella manica, il tuo inedito.
«Sono pessimista di mio e per questo non ero sicuro della canzone, non sono mai sicuro di niente. E lo stesso mi capita nei sentimenti… Comunque io volevo arrivare a cantare l'inedito, interpretare le cover mi ammazza... C'è stato un momento in cui sarei voluto andare via, ma questa volta ho resistito!».

Sei arrivato in finale e poi la canzone ha ottenuto disco di platino che ti è stato consegnato ad “Amici”!
«Ho provato un’emozione bellissima: “Amici” è il mio punto di partenza, lì ho imparato a stare in televisione e ho capito che se sei una persona vera il pubblico se ne accorge. Ma se tornassi indietro rifare tutto, anche gli sbagli giusti!».

Quando hai vinto il platino hai pensato a chi ti aveva detto di lasciar perdere?
«Che bello è stato sentire di aver avuto ragione a non mollare! Mai mi sarei aspettato in vita mia di vivere di musica, figuriamoci di vincere il disco di platino… Quando mi dicevano no, mi capitava di pensare “vedrete quando arriverò dove vi manderò!”. Invece, adesso, li abbraccerei tutti, senza rabbia. Mi fa ridere che tanti che mi avevano detto di no ora mi cercano. Comunque sono contento, ma niente è sicuro: la vita è una scala, ho fatto qualche gradino, ma ancora c'è tanto davanti a me!».

Avevi un’alternativa alla musica?
«Insomma... Ho fatto il magazziniere per un mese, poi ho fatto un incidente con il camion e ho mollato! E la scuola non mi è mai piaciuta: ho un diploma classico. Poi ho provato con l'Università, prima con Matematica, ma sono rimasto due ore e sono andato via. Allora ho optato per Scienze Politiche, ma stavo preparando l'esame di storia quando mi chiamò una casa discografica».

“Grazie” a chi lo vuoi dire? 
«Ai miei genitori, che mi hanno sempre spronato a fare quello che volevo fare. Mi hanno sempre detto: “Ci sarà tempo per fare un lavoro che non ti piace”. Ed io ho la fortuna di fare ciò che sogno, ma ci vuole impegno e umiltà, una cosa che mi hanno insegnato i miei. Forse è merito anche della mia città: devi essere umile altrimenti la gente ti tira le seggiole addosso!».

Sei cambiato in questi anni? 
«No! Sto solo un po' meglio di prima, ma gli amici sono gli stessi ed anche il bar!».

Sembri un'anima tormentata, dove vai per staccarti da tutto e ritrovarti?
«È vero sono un tormentato… Ma io ho la fortuna di abitare in una città di mare e il mare è come se fosse mio fratello. Quindi, per ritrovarmi, vado al mare. Ma un posto in cui stacco molto è la montagna. Per esempio, dopo “X Factor” mi sono ritagliato 10 giorni sulle Dolomiti per scrivere il disco. Mi piacciono quegli ambienti, ci si saluta sempre quando ci si incontra e poi adoro andare al bar, offrire un bicchiere di grappa e uscire dopo due ore completamente ubriaco, perché poi tutti gli avventori presenti mi hanno offerto da bene. Sono posti in cui è facile socializzi e sono semplici come me».

Hai tanti tatuaggi: cosa raccontano?
«Raccontano dei momenti, delle insicurezze. Sono tatuaggi miei, non li scelgo su un catalogo, ma non li disegno io… Il tatuaggio è come averci una maglietta preferita sempre indosso che ti protegge».                                               


 

L’AMORE È

Enrico Nigiotti ha 30 anni ed è un cantautore livornese che ha debuttato ufficialmente nel 2009 ad “Amici”. Nel 2017 partecipa alle selezioni dell'undicesima edizione di “X Factor” e viene selezionato nella categoria Over 25, guidata da Mara Maionchi. Grazie all'inedito "L'amore è" arriva in finale, si classifica terzo e il 10 gennaio del 2018 conquista il platino. Successivamente, nello stesso anno, è tornato a calcare il palco del Festival di Sanremo con i The Kolors, in gara nella sezione Big con il brano “Frida (Mai, Mai, Mai)”, durante la serata dedicata ai duetti in veste di chitarrista solista.  
 

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