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Energia pulita dai reflui zootecnici

Per evitare di abbattere i capi di bestiame, 62 agricoltori dell’Alto Adige hanno dato vita a un innovativo impianto a biogas

Mar 27 Mar 2018 | di Domenico Zaccaria | Energia
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“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”. I fan di Fabrizio De Andrè probabilmente storceranno il naso, ma i versi del compianto cantautore descrivono al meglio il progetto Biogas Wipptal, attraverso il quale 62 agricoltori dell’Alta Valle dell’Isarco (Bolzano) hanno risolto il problema dei reflui zootecnici del territorio, producendo energia rinnovabile e un fertilizzante naturale. 
 
LA STORIA
Si tratta di un classico esempio di quando la necessità fa virtù. Siamo nel territorio di Vipiteno, famoso in tutta Europa per la produzione di latticini di alta qualità, a partire dallo yogurt. I numerosi allevamenti di bestiame della zona generano circa 600.000 chili giornalieri di reflui zootecnici, che, per il recepimento della direttiva europea sui nitrati, non possono più essere sparsi completamente nei terreni. In mancanza di soluzioni integrate, le singole aziende avevano solo tre possibilità: sopprimere le unità di bestiame in esubero, scendendo però sotto la soglia critica di sopravvivenza; prendere in affitto nuove superfici agricole (difficili da individuare in Alto Adige) oppure espellere il concime, trasportandolo per lunghe distanze. è nata così l’idea di fare gioco di squadra per realizzare un impianto a biogas alimentato dai reflui zootecnici prodotti dalle aziende locali, producendo energia elettrica rinnovabile e ottenendo per effetto sinergico anche calore impiegato per l'essiccazione del digestato, un fertilizzante naturale che può essere utilizzato dai coltivatori di frutta e vino in sostituzione di quelli chimici.
 
I RISULTATI
Al termine di un lungo iter burocratico e amministrativo, l’impianto è partito nel 2016 con l’obbiettivo di entrare a pieno regime entro la fine di quest’anno: il progetto a “chilometro zero”, di indiscutibile valore ambientale ed economico, è tra i pochi italiani ad aver ottenuto i finanziamenti europei “Life+”. E i risultati non hanno tardato ad arrivare: nei primi 12 mesi sono state trattate 30mila tonnellate di reflui, che sono state trasformate in energia elettrica rinnovabile, pari a 4 milioni di kilowatt, e in un’identica quantità di energia termica utilizzata per l’essiccamento del digestato. In questo modo gli allevatori non hanno solo scongiurato l’abbattimento dei propri capi di bestiame, ma si sono trasformati in produttori di energia pulita e di un fertilizzante naturale: una strada che potrà essere seguita anche in altri territori - e in Italia se ne contano diversi - dove si fatica a bilanciare la sostenibilità economico-ambientale dell’agricoltura e dell’allevamento.                                                           

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