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Hugh Jackman: se ami qualcuno, lascialo andare

Alla vigilia dei 50 anni, Hugh Jackman si conferma un “family man” anche nella scelta dei progetti, come dimostrano gli ultimi gioiellini al cinema, “The Greatest Showman” e “Logan”

Lun 30 Apr 2018 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
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“Ciao, come stai stasera? Io sono Hugh e tu?”. Sul red carpet londinese dei Rakuten TV Empire Awards, questo gigante australiano sembra un mutante, ben più del suo Wolverine. Una specie di alieno, insomma, visto che i colleghi sbarbatelli concedono alla stampa e ai fotografi appena uno sguardo, frettoloso e sdegnato, figurarsi poi fermarsi per una chiacchierata. Jackman è l’unico (eccetto Steven Spielberg, a pochi passi da lui sul tappeto rosso) che ti guarda negli occhi e ti ascolta. Dimostra con i fatti quello che racconta con la sua arte: gentilezza, calore umano, rispetto. È uno talmente innamorato della moglie che la videochiama dal palco della premiazione mentre è a New York e le manda un bacio sfiorando lo schermo con le labbra, davanti a tutti e senza alcun falso pudore. Ha vinto come miglior attore per “Logan”, l’ultimo suo film nella saga degli “X-Men”, che definisce “una lettera d’amore per i fan”, ma si emoziona anche quando parla del progetto più recente, “The Greatest Showman” (appena disponibile sia in streaming su Rakuten TV che in versione home video). Questo musical ripercorre la nascita del primo circo, raccontando le sfide dei genitori e l’importanza dei sogni, due temi che gli stanno molto a cuore, visto che si considera un artigiano/artista che mette in scena i desideri dell’animo umano, ma senza divismi. Sembra appartenere ad una razza in via d’estinzione - quella dei gentiluomini - e meriterebbe una petizione per preservarla.

Possibile che lei sia l’unico con un sorriso autentico durante le cerimonie di premiazione?
«Forse perché non sono mai ingessato, neppure quando indosso giacca e cravatta o forse perché amo il palco in tutte le sue forme. Se vedi “Rocky Horror Picture Show” a teatro non ti viene voglia di entrare letteralmente nella storia?».

Oggi gli incassi maggiori al cinema li fanno i film tratti dai fumetti. Lei invece ha detto addio a “Logan”…
«Quest’idea mi fa spuntare un sorriso, perché quando quasi vent’anni fa dovevo fare il provino per Wolverine i miei amici erano preoccupatissimi e mi dicevano: «Chi vuoi che lo guardi un film sugli eroi dei fumetti?». Sono stato coraggioso o forse incosciente, eppure sono convinto che questi personaggi non sono solo una forma di evasione, perché aiutano invece a capire meglio l’animo umano, come se ci vedessimo allo specchio. Però ho capito che arriva un momento in cui devi lasciare andare quello che ami, perché è giunta l’ora. Con “Logan” ho raggiunto il cuore del personaggio, quindi gli ho dovuto dire addio anche se nel farlo ho pianto nel salutare questo lupo solitario, che poi pian piano decide di aprirsi all’idea di “famiglia”: è uno dei miei film che sarò orgoglioso di mostrare ai miei nipoti». 
 
Lei è ancora uno di quelli che saluta e ringrazia. Non si sente un po’ fuori posto in questo mondo in cui a stento ci si guarda in faccia?
«Mamma mi ha sempre insegnato ad apprezzare chi fa un buon lavoro e a farglielo sapere, quindi continuo a comportarmi così».
 
Quali altre donne deve ringraziare?
«Mia moglie, che ha sacrificato più di tutti per aiutarmi nella carriera. Per questo quando ricevo un premio come ai Rakuten TV Empire Awards so che gran parte del merito va a lei, anzi la ringrazio persino per l’unica volta in cui ha avuto torto… quando mi ha sconsigliato di accettare la parte di Wolverine. Io la amo lo stesso. D’altronde pure io ero alquanto ignorante in materia, pensavo volessero fare un film su Brian Mannix della band ‘Uncanny X-men’ e onestamente sembrava un po’ strano».

Sembra un papà amorevole sia sul set che fuori. È protettivo con le giovani attrici con cui lavora?
«In “Logan” faccio da padre a Dafne Keen, una ragazzina d’incredibile talento e dal cuore d’oro, anzi la giovane donna più straordinaria che conosca, dopo mia figlia ovviamente. Spero che quando sarò vecchio e noioso non si dimentichi di me…».

Anche in ‘The Greatest Showman’ celebra i valori di una volta, la famiglia innanzitutto. Non è un caso.
«Il messaggio del film è quello di accettarsi e amarsi per quello che siamo e infatti ho un groppo in gola ogni volta che sento la canzone “This is me” (candidata all’Oscar - ndr) che parla proprio di come accettare la diversità».

Lei si è mai sentito diverso?
«A 11 anni un insegnante mi ha suggerito di prendere lezioni di ballo e ne ero entusiasta, ma mio fratello più grande mi ha detto che era per femminucce e ci ho rinunciato. A 18 mi ha confessato: «Qualche tempo fa ti ho detto una cosa davvero stupida e me ne pento. Ho capito che tu meriti di stare su un palcoscenico, è quello il tuo posto». Il giorno dopo mi sono iscritto ad una lezione di danza». 

Ancora una volta parla di sogni… l’età non l’ha reso cinico?
«No, anzi sono arrivato ad un momento della vita in cui mi guardo indietro e vedo successi e fallimenti e continuo ad imparare e a crescere. Finalmente sono felice, perché mi faccio le domande giuste. Mi chiedo spesso: «Cosa rende la mia vita piena di valore?» e mi comporto di conseguenza. Da giovane, pur di lavorare, accettavo qualsiasi cosa, oggi invece voglio fare la differenza. “Logan” e “The Greatest Showman” non potrebbero essere più diversi e non solo perché nel secondo non ci sono spargimenti di sangue… eppure tutti e due mi hanno permesso di parlare di ciò che amo davvero». 
 
Possibile che non si arrabbia neppure se legge un tweet cattivo o una critica negativa?
«Se ti dà fastidio un programma, non lo guardare, e se trovi offensivo un commento sui social, ignoralo. La libertà è tua».                                                                  



 

ADDIO MUTANTI

Hugh Michael Jackman compirà 50 anni il prossimo 12 ottobre: l’attore australiano ha iniziato la carriera con la soap “Corelli”, dove ha conosciuto la moglie Deborra-Lee Furnes, con cui è sposato dal 1996 e ha adottato due figli, Oscar e Ava (17 e 12 anni). Ha un talento speciale per il palcoscenico teatrale che non ha mai abbandonato. Il curriculum su grande schermo è a dir poco variegato, da “Kate & Leopoldo” a “Les Miserables” fino ad “Australia”. La vera svolta ad Hollywood arriva con il personaggio di Wolverine nella saga dei mutanti “X-Men”: dopo 17 anni alla Berlinale dice addio al personaggio con il film “Logan”, per il quale è stato premiato come migliore attore ai Rakuten TV Empire Awards 2018 a Londra. Il suo ultimo progetto, il musical “The Greatest showman” (disco di platino per la colonna sonora e candidato agli Oscar come miglior canzone) è disponibile in Italia dal 23 aprile su Rakuten TV, il servizio di video on-demand, e dal 2 maggio in versione home video targata 20th Century Fox. Ha abbracciato un progetto di commercio equo solidale per sostenere piccoli produttori con Laughing Man Coffee, nome dell’omonima fondazione che gestisce.  
 

 


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