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Per il clima ci vuole un fiore

L’edilizia può fiorire. Basta seguire la circolarità della natura. Dal seme all’albero, alle case. Oppure riciclando gli scarti

Lun 30 Apr 2018 | di Roberto Lessio | Ambiente
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Conosciamo bene tutti la famosa filastrocca per bambini scritta dal poeta Gianni Rodari, musicata e cantata poi da Sergio Endrigo: “Per fare un tavolo ci vuole il legno, per fare il legno ci vuole l’albero, per fare l’albero ci vuole il seme, per fare il seme ci vuole il frutto, per fare il frutto ci vuole un fiore. Per fare un tavolo ci vuole un fiore… Per fare tutto ci vuole un fiore”. 
Un concetto di semplicità che racchiude anche un fondamentale ragionamento economico: per produrre in modo durevole e sostenibile le cose di cui abbiamo bisogno (un tavolo) dobbiamo indispensabilmente rispettare i cicli della Natura. È la base dell’Economia Circolare. Questo semplice ragionamento potrebbe essere utilizzato per contrastare i cambiamenti climatici, rivoluzionando allo stesso tempo uno dei settori fondamentali per l’economia mondiale e italiana, quello delle costruzioni e dell’edilizia. Un settore che in evidente crisi per fattori ormai noti: si è costruito troppo, spesso nei luoghi sbagliati (vedi rischio sismico e idrogeologico) e trascurando il risparmio energetico. Ma è colpa anche di un altro fatto meno noto, l'edilizia è tra i comparti più insostenibili che esistano nell’attuale economia globalizzata. In particolare, per quanto riguarda l'estrazione e trasporto delle materie prime per la produzione del calcestruzzo e dei laterizi (cementifici e fornaci di cottura). Produzione che comporta il consumo di tanta energia, soprattutto di origine fossile, che a sua volta determina consistenti emissioni di anidride carbonica: il più importante dei gas serra che alterano il clima. Ulteriori impatti si determinano con le costruzioni senza possibilità di riutilizzare il materiale prodotto. Il calcestruzzo prima o poi si deteriora e va rinnovato o sostituito, però non è rinnovabile.  Almeno fino ad ora. 

COSTRUZIONI VEGETALI: FORTI E LONGEVE
In Natura però esistono altre “costruzioni” che non sembrano avere alcun problema del genere: gli alberi di sequoia, ad esempio, possono arrivare anche a 110-120 metri di altezza (come un grattacielo di 60 piani) e vivere fino a 2mila anni. L’aspetto interessante sotto il profilo economico ed ecologico è dato dal fatto che per arrivare a tali dimensioni fisiche e temporali, questi alberi hanno immagazzinato enormi quantità di carbonio, assimilando l’anidride carbonica dall’atmosfera attraverso la fotosintesi. È ormai noto che queste “costruzioni” vegetali hanno maggiori capacità di resistenza ai carichi verticali e orizzontali delle costruzioni in calcestruzzo, restando perfettamente al loro posto anche dopo eventi meteorologici molto intensi o a seguito di terribili terremoti. Qui sta la svolta originale che alcune aziende del Nord Europa, della Finlandia in particolare, hanno messo a punto per realizzare nuove strutture edili e/o per restaurare quelle già esistenti in modo intelligente. 

LEGNO AL POSTO DEL CEMENTO
Grosso modo l’equazione economico-ecologica è questa: 1) gli alberi, soprattutto nella fase di crescita, “sequestrano” grandi quantità di anidride carbonica atmosferica, trasformandola in carbonio organico; 2) sostituendo il calcestruzzo con elementi di legno in massello incrociato (CLT) nelle strutture portanti degli edifici (pilastri e travi) e i laterizi nei tamponamenti (muri interni ed esterni) si inquina molto di meno e si contrastano i cambiamenti climatici; 3) la gestione continua e programmata delle foreste permette la costante disponibilità di questa materia prima rinnovabile. I meccanismi finanziari per sostenere questo cambiamento epocale esistono già: si chiamano “crediti di carbonio” e sono una sorta di quote che le aziende acquistano e sottoscrivono per compensare le proprie emissioni inquinanti.

PIETRA DI LEGNO BATTE INCENERITORI
Resterebbe un problema: cosa ne facciamo dei materiali e dei rifiuti edilizi che derivano dalle ristrutturazioni e che spesso finiscono nei termoinceneritori? Niente paura, si sta pensando anche a questo. La soluzione viene da un’altra società finlandese che ha brevettato una “pietra di legno” (Destaclean® Wood Stone). L’azienda recupera i materiali misti provenienti dai cantieri di demolizione e ristrutturazione, separa tutto quello che ancora riciclabile (ferro, lana di roccia e plastiche) e con il resto produce un materiale di ricostruzione, contenente almeno il 50% di legno riciclato, che può essere utilizzato ristrutturazioni paesaggistiche, anche nei siti dove si sono esaurite attività estrattive: cave e miniere soprattutto. 
Per questo processo, l’azienda finlandese è stata la prima società europea ad aver ricevuto il riconoscimento di “End of Waste”: cioè fine dei rifiuti, lo stato in cui non si producono più rifiuti e si chiude il cerchio dell’Economia Circolare. In sostanza: per avere la prospettiva di un mondo migliore, soprattutto per i nostri bambini, se si vuole, si può ricominciare a fare tutto con un fiore.       

Le tecnologia CLT
La tecnologia del legno a strati incrociati (CLT) consente la sostituzione in edifici di materiali con telaio portante tipicamente in cemento e acciaio. Gli elementi non sono tossici e consentono di costruire edifici suddivisi in appartamenti, anche molto alti e a più piani, edifici condominiali o anche semplici componenti (ad esempio i balconi). Gli elementi di costruzione in legno possono essere riutilizzati e riciclati. 

 


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