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Il parto positivo

Ancora troppi errori e pratiche inutili che creano rischio. Le nuove linee guida dell’OMS per rispettare mamma e bebè

Lun 30 Apr 2018 | di Francesco Buda | Attualità
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La gravidanza e il parto non sono eventi patologici, la donna ha tutte le potenzialità per custodire e dare alla luce con gioia e in tutta sicurezza. L'OMS, Organizzazione mondiale della sanità torna alla carica per ricordarlo a tutti, con le nuove linee guida per l'assistenza alla nascita. 

Una botta di bisturi alla medicalizzazione. Le parole chiave sono rispetto, positività, fiducia, corretta informazione, appagamento. Il contrario di quello che serpeggia troppo spesso nella mentalità diffusa e nelle strutture sanitarie. La protagonista non è la patologia, ma la donna con la sua fisiologia: la sua natura. Si tratta di sostenerla e accompagnarla passo passo secondo la sua unicità e i suoi tempi. Basta davvero, insomma, con certe routine inutili, superate, talora pericolose per la salute della donna e del bambino... ma ancora spesso effettuate. 

In 56 punti basati su evidenze scientifiche, l'Oms, l'agenzia della Nazioni unite dedicata alla salute, elenca ciò che è raccomandato e ciò che invece va evitato in sala parto. Il pilastro è l'“assistenza alla maternità basata sul rispetto, in modo tale da mantenere la dignità, privacy e riservatezza, ed assicurarsi che le donne non subiscano lesioni e maltrattamenti, che consenta la scelta informata e il sostegno continuo durante il travaglio e la nascita”. 

ANCORA TROPPI INTERVENTI INUTILI E DANNOSI
Ma perché? L'OMS ricorda che “gli studi hanno mostrato che una sostanziale proporzione di donne gravide viene sottoposta ad almeno un intervento clinico durante il travaglio e il parto, come induzione del travaglio, l'uso di ossitocina, il taglio cesareo, il parto vaginale operativo (con forcipe o ventosa, pericolosi per il bimbo, ndr) o episiotomia (taglio del perineo, tra ano e vagina: può causare incontinenza e disturbare l'attività sessuale, ndr). Inoltre, sottolinea l'OMS, “le donne in travaglio continuano a subire interventi inefficaci e potenzialmente dannosi, come rasatura del pube, clistere, amniotomia (rottura chirurgica delle membrane fetali, ndr), fluidi intravenosi”. Non parliamo di terzo mondo. L’indagine svolta dalla Doxa per l'Osservatorio sulla violenza ostetrica, prima e unica ricerca del genere al mondo, rileva che in Italia una donna su tre non si è sentita coinvolta nelle decisioni, il 41% si è sentita lesa nella propria dignità e integrità durante il travaglio e il parto. Il 6%, poi, non ha voluto avere più altri figli a causa dell’assistenza traumatica subita al primo parto: significa 20.000 nascite in meno ogni anno. 
Esagerazioni? “Anche in caso di parto vaginale le pratiche non raccomandate sono prevalenti nel nostro Paese, dall’induzione all’episiotomia, per finire con l’epidurale (oggi di gran moda): molto al di là di quanto ci si aspetterebbe tenendo conto delle indicazioni scientificamente fondate. […] Il perdurare di pratiche come l’episiotomia, non trova giustificazioni cliniche”. Lo certifica da anni l'Istituto superiore di sanità (rapporto Istisan 12-39). La stessa OMS parla di “violenza ostetrica” e nel 2014 ha emanato la dichiarazione per la “prevenzione ed eliminazione dell'abuso e della mancanza di rispetto nel parto presso le strutture ospedaliere”, raccomandando l'accurata formazione degli addetti ai lavori e il coinvolgimento delle donne. Sapevi ad esempio che, dopo uno o anche più cesarei è possibile e consigliabile fare un parto vaginale? Lo spiega la recente ricerca Optibirth della professoressa Sandra Morano. 

INFORMATA E LIBERA DI MUOVERSI
In concreto, in cosa si sostanzia il rispetto? Ecco in estrema sintesi i punti principali, nei casi senza particolari rischi né complicanze, come è nella maggior parte delle gravidanze. 
La donna deve essere incoraggiata a scegliere la posizione in piena libertà di movimento (in piedi, accovacciata, carponi, in vasca, con la fune, ecc.). Altro che posizione litotomica, quella classica sul letto da parto, che anzi «è la meno favorevole», spiega Carla Oliva, ostetrica di lungo corso. Aument il rischio di danni agli sfinteri, avverte l’OMS. Attenzione anche alla cardiotocografia continua, il  cosiddetto monitoraggio o tracciato: la cintura sul pancione (che lascia la mamma imbrigliata e spesso da sola, affidata alla macchina) per misurare le contrazioni e il battito del bambino. Ancora di routine in parecchie sale travaglio, “non è raccomandata”, avverte l'OMS. Disturba la libertà di muoversi e può confondere. 
Si raccomanda invece: bevande e cibi leggeri nel travaglio alla donna, la presenza della persona che vuole, la scelta della gestione del dolore. Raccomandate anche le tecniche non farmacologiche per dare sollievo al dolore, come rilassamento, respirazione, musica, la meditazione mindfulness, l’acqua, anche se l’analgesia epidurale dovrebbe essere assicurata alle donne che la scelgono. Non solo l'analgesia epidurale. Fondamentalissime regole d'oro: l'immediato contatto pelle a pelle con il bambino appena partorito (almeno per la prima ora) e l'allattamento al seno subito o comunque appena possibile, anche per i nati sottopeso, e niente tettarelle, ciucci e biberon, che confondono la modalità di suzione. 

“AIUTINI PERICOLOSI”
Non sono raccomandate: la rasatura del pube, il lavaggio della vagina, varie scorciatoie per accelerare il travaglio, come l'amniotomia routinaria (rottura delle membrane) da sola o insieme alla somministrazione di ossitocina, ma pure l'ossitocina insieme all'epidurale, l'uso di antispasmodici e fluidi intravenosi (flebo). Ma senza conoscere e senza serenità non si può scegliere davvero e l'OMS raccomanda di comunicare con la partoriente in modo amorevole ed efficace, con empatia, completezza, semplicità. Occhio se ad esempio ti dicono che sei a rischio perché il collo dell'utero si dilata a un ritmo di meno di un centimetro l'ora: non è così; o se ti dicono che serve un “aiutino”, recidendo il perineo con l'episiotomia dicendo che “è solo un taglietto per evitare lacerazioni”: non è vero e l'OMS lo bolla come “non raccomandato”. Per prevenire traumi al perineo sono invece raccomandati massaggi e impacchi caldi. E se vogliono “aiutarti” premendo sull'addome? È la manovra di Kristeller, da oltre 30 anni bocciata come pericolosa, ma c'è ancora chi la fa anche utilizzando la cinghia che comprime l'addome, a volte schiacciando le costole: “non raccomandata”. 

OGNI TRAVAGLIO È UNICO 
Ci voleva la massima autorità sanitaria mondiale per certificare che “ogni travaglio è unico e progredisce a ritmi differenti”. È una novità, che manda in soffitta l'ossessione di ispezionare la vagina di continuo e il precedente standard per la dilatazione cervicale (collo dell'utero) di un un centimetro l'ora, durante la fase attiva del travaglio: “può essere poco realistico per alcune donne e impreciso perciò non va preso come riferimento per identificare possibili esiti avversi durante il parto”. Quando il bimbo è nato, prima di chiudere col morsetto (clampaggio) il cordone e tagliarlo è bene aspettare almeno un minuto, raccomandano Oms e Ministero della salute. Ma c'è chi sta sperimentando che conviene aspettare tempi più lunghi, fino a che tutto il sangue dalla placenta torni al bimbo. Nei parti in casa e in qualche realtà ospedaliera si recide dopo l’uscita della placenta. I risultati preliminari di alcuni studi in corso parlano di minori ricoveri ed emergenze per i neonati (anche prematuri) e di migliori condizioni di salute in generale quando crescono. Infine, il Ministero dalla salute viene a suggerirci che un parto sano e appagante origina da una gravidanza ben vissuta e ben seguita: «A tal fine è opportuno – spiega la dottoressa Carla Oliva – che l'assistenza alla gravidanza, al parto e al neonato fisiologici venga prestata dall'ostetrica in autonomia. Lo ribadiscono le recentissime linee di indirizzo in materia, emanate lo scorso ottobre. Insieme alle linee guida per la gravidanza fisiologica del 2011, si afferma dunque che va garantito alle donne con gravidanza fisiologica, cioè senza problemi, la presa in carico da parte dell'ostetrica». 
Le stesse nuove linee guida OMS suggeriscono l'accompagnamento dell'ostetrica per tutto il percorso. Insomma, più consapevolezza, meno esami inutili (e meno spese) e niente paura!    


IL PIANO DEL PARTO
Per arrivare preparate, sempre più donne in Italia iniziano a fare il Piano del parto: è una lettera che presentano all’ultima visita prima del parto, oppure direttamente in travaglio, e che viene allegata alla cartella clinica. Contiene le richieste sul tipo di assistenza che desiderano. Può anche essere sotto forma di accordo firmato tra la partoriente e la struttura in cui ha deciso di partorire. 


Pelle a pelle e poppata subito: perché?
Mettere subito il neonato in grembo alla mamma e lasciarcelo è un fattore importantissimo per la salute di entrambi: «Il bimbo viene subito colonizzato dai batteri della madre verso i quali il feto ha già sviluppato anticorpi, lasciando poco spazio ad altri germi per i quali non è ancora pronto  – spiega l'ostetrica Carla Oliva -. Inoltre, si favorisce l'attacco al seno: il bimbo in tal modo va a cercare istintivamente il capezzolo, arrampicandosi fino a trovarlo da sé. E poppando – spiega ancora la dottoressa Oliva - fa scattare una meravigliosa scarica di ossitocina, l'ormone “dell'amore”, che a sua volta fa contrarre l'utero, riducendo perdite di sangue e rischi di emorragie e una più rapida espulsione della placenta. Inoltre, il contatto con la mamma regolarizza la temperatura del bimbo meglio dell'incubatrice e stabilizza prima l'attività cardiaca e la respirazione. 
Il fatto che il bimbo da solo si “arrampica” fino a poppare da subito favorisce anche la sicurezza e il senso di competenza e adeguatezza di entrambi». L'allattamento al seno, giova ricordarlo, è il miglior alimento per il neonato, raccomandato dall'OMS almeno per i primi 6 mesi senza introduzione di altri alimenti, e poi continuato per due anni, se mamma e bambino lo desidero. Non va invece fatto subito il bagnetto al neonato: l'OMS raccomanda di asciugarlo e aspettare 24 ore prima di lavarlo. Se il piccolo, nato con liquido amniotico chiaro, inizia a respirare da sé, non va aspirato con il sondino nel naso o in gola: può essere dannoso, ma lo fanno più spesso di quanto si immagini.
 

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