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Tatuaggi anche con vernici per auto e inchiostro di stampanti

Per i più di 7 milioni di tatuati in Italia poche garanzie contro i colori tossici

Lun 30 Apr 2018 | di Daniela Molina | Attualità
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Colori iniettati sotto la pelle, destinati a restarci per sempre. Incuranti del fatto che sono composti da sostanze chimiche che possono degradarsi nel tempo. Sostanze alle quali il corpo umano resta esposto in modo prolungato con conseguenze per la salute di cui ancora la normativa italiana non sembra preoccuparsi. Una “dimenticanza” grave, visto che tocca il 12,5% degli italiani. 7 milioni, ancora due anni fa, erano infatti i tatuati da 12 anni in su nel nostro paese. Per loro poche, se non del tutto nulle, sono le garanzie di non incappare in un colore tossico. Eppure ancora non esiste una normativa specifica e i materiali usati per tatuaggi e trucco permanente o semipermanente vengono considerati normali prodotti di consumo.

E così capita troppo spesso – come dimostrano i continui ritiri dal mercato nati da analisi dei Nas di cui si è occupato in una vasta inchiesta il mensile leader nei Test di Laboratorio contro le truffe ai consumatori il “Salvagente” - che nei colori usati per i tatuaggi e il trucco permanente (soprattutto per contorno occhi e labbra) troviamo anche quelli usati a scopo industriale, come inchiostro per stampanti e vernici per automobili. Sali e ossidi di metalli, usati per creare diverse tonalità, sfumature e luminosità.

Negli Usa la Fda, la Food and drug administration, l’autorità che regola e controlla tutto quello che viene a contatto - cibo, farmaci e non solo - con il consumatore, aveva riportato tra il 1988 e il 2003 solo 5 casi di reazioni a seguito di trucco permanente o tatuaggio, l’anno successivo ne registrava ben 150. Un balzo che segnala un trend in crescita di anno in anno. Sulla parte di pelle interessata dal “trattamento” le reazioni ci sono state sia nel caso di trucco semipermanente sia di colorazioni spacciate per henné. Con quali conseguenze?
Nel 2011 due ricercatori dell’Istituto superiore di Sanità italiano - Beatrice Bocca e Alessandro Alimonti - hanno condotto un’indagine su oltre 50 pigmenti in vendita, riscontrando che la grossa variabilità nel contenuto dei metalli nei colori indica che il mercato è piuttosto eterogeneo dal punto di vista della tecnologia di produzione. I ricercatori hanno concluso anche che i colori campionati appaiono non sicuri da un punto di vista dermatologico per Cromo e Nichel e che la contemporanea presenza di più di un metallo allergico negli inchiostri non esclude il rischio di “sensibilizzazione crociata” a causa degli effetti sinergici tra i metalli. Infine, è stato riscontrato che il contatto “per tutta la vita” tra tatuaggio e pelle potrebbe provocare effetti cronici - anche sistemici - ancora sconosciuti.
Ricerche scientifiche successive hanno dimostrato che l’inchiostro utilizzato per trucco permanente e tatuaggi può penetrare nel sangue e raggiungere i linfonodi gonfiandoli.
A causare questi effetti è soprattutto il biossido di titanio, che, dopo il “carbon black” (l’inchiostro nero), è il secondo ingrediente più utilizzato per la colorazione sottocutanea. È un pigmento bianco usato anche negli schermi solari e nelle vernici, che, se mescolato con coloranti, dà diverse tonalità. Grazie alla sua particolare luminosità, gli scienziati hanno potuto scoprire che i pigmenti viaggiano dai tatuaggi e dal trucco permanente fino ai linfonodi, i quali si colorano come l’inchiostro che proviene dal punto di immissione. Non si sa quali conseguenze sulla salute provochino, ma di sicuro è meglio essere prudenti, poiché non tutti reagiamo allo stesso modo e l’accumulo nel tempo di questi metalli può essere tossico.
Altre ricerche hanno infatti confermato la deposizione di elementi tossici e pigmenti con tanto di infiammazioni cutanee derivanti da immissione di inchiostri per tatuaggi e trucco permanente o semipermanente.                          

In collaborazione
L’articolo è a cura della Redazione de “Il Salvagente”, mensile in edicola e anche on line, leader nei test di laboratorio contro le truffe al consumatore. Info: www.ilsalvagente.it
 

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