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TG e AH1N1

Quando l’informazione gioca con le paure, ignora la realtà

Dom 09 Ago 2009 | di Francesco Buda | Media
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Da primavera per tutta l'estate è stato un continuo impasticcamento di titoloni esagerati sulla nuova peste che starebbe per piombarci addosso: l'AH1N1. Bisogna stare davvero male per spargere tanto terrore in giro e fobie a tutte le ore. E giù a insistere su pandemie, virus, allarmi, precauzioni.
I tiggì proprio non se la sanno tenere la smania di seminare paure sulla salute. Un'incontinenza che piove addosso alla maggioranza degli italiani che si formano la propria opinione attraverso l'“informazione” televisiva, pronta a mettere garze e bende sulle verità scomode e a tamponare le notizie che imbarazzano il potere.

Istituzioni...influenzate
Esilarante il caso del Ministero della Salute: il Viceministro Fazio annuncia la chiusura delle scuole. Il giorno dopo il suo capo, il Ministro Sacconi, dice che le scuole verranno aperte regolarmente perché è tutto ok, anche se vaccineremo tutti gli italiani dai 2 ai 27 anni... E ancora: «prima hanno detto che al primo dubbio bisognava andare dritti in ospedale (con costi enormi per le casse pubbliche) quasi ingolfando i reparti, poi hanno fatto retromarcia: «basta andare dal medico curante», spiega il Prof Fabrizio Soscia, Primario di malattie infettive e Capo dipartimento dell'Area medica dell'Ospedale Goretti di Latina. Più valide le esternazioni del Ministro per le politiche agricole Luca Zaia: «Invitiamo tutti a fare il barbecue con carne di maiale», ha detto, chiedendo di non definire la nuova influenza “suina” perché non ha nessuna correlazione con il consumo di alimenti di origine suina.

Contagi mediatici
Durante l'emergenza per la pestilenza da influenza aviaria strillata dai mass media, faceva più notizia un pappagallo morto che gli oltre un milione di morti l’anno per la facilmente evitabile e curabilissima malaria (75% bambini africani sotto i 5 anni, uno ogni 30 secondi). Stavolta, anziché i volatili, hanno messo in mezzo i suini sparando a tutte le ore immagini in tv con gente in mascherina o in camice bianco e frotte di messicani da quarantena, strombazzando la parolona che mette paura solo a dirla: “pandemia”.
“Massimo livello di allerta, ma niente allarmi” è una delle frasi ricorrenti nel luna park delle “notizie” disseminate da giornali, radio e tg dediti allo spaccio di informazioni influenzali. Racchiude abbastanza l'assurdo bombardamento a tappeto dei mass media. Come dire: siamo sul baratro, ma non perdiamo la calma. Prima mi assilli, mi inoculi il virus della paura sanitaria e poi mi dici di stare sereno? In realtà è un terrore ingiustificato. Il vero contagio che disturba è quello delle notizie insulse.

Epidemia di notizie insulse
Ecco un esempio di Tg tipo, in prima serata, dell'ultimo periodo: polemica politica e poi quella sull'affidamento dei figli di Michael Jackson; esodo degli italiani in autostrada e code ai caselli; cosa si balla in spiaggia; Sarah Palin, avversaria di Obama alle presidenziali in Usa, pare che stia separandosi dal marito (con rivelazione della  parrucchiera raggiunta dalla troupe della tv di Stato pagata dai contribuenti attraverso il canone); assalto delle zanzare “nemico numero degli italiani”; la corsa al Jackpot con interviste per strada; cosa comprano gli italiani d'estate; come vanno i saldi. Su tutto, l'incubo AH1N1. Il virus in agguato che non aspetta altro che sterminare milioni di persone. Falso. Intanto i bambini, quasi 3.000 ogni giorno, continuano a morire di malaria, quando con pochi spiccioli si potrebbe salvare ognuno di loro.

Più mite della solita influenza
«Hanno provato a terrorizzarci con i polli, ora ci riprovano con i maiali, ma questo virus AH1N1 finora si è mostrato meno aggressivo di quello che di solito arriva puntualmente in inverno», spiega l'esperto. «Non c'è alcun motivo di allarmarsi – spiega l'infettivologo –, siamo di fronte a cose che conosciamo da tempo. Fino a pochi anni fa prendersi l'influenza era considerato un evento quasi scontato, che ci metteva quasi tutti a letto, tra i due e i sei milioni di italiani tra il 1999 e il 2006. Ma senza tutta questa isteria. Da che mondo è mondo l'influenza colpisce l'umanità e oggi abbiamo tutti i mezzi per controllare la situazione».
E se un contagiato non assume i famosi antivirali come Relenza e Tamiflu? «Probabilmente – dice il dottor Soscia - non succede niente di grave: qualche giorno a letto con la febbre sopra i 38, rinite (naso che goccia, ndr), tosse, stanchezza e dolori a muscoli e ossa. Di questo si tratta nel 99% dei casi. A qualcuno che ha le difese immunitarie meno forti può venire come complicanza una polmonite batterica che si cura tranquillamente con i comuni antibiotici. Comunque Relenza e Tamiflu non sono la panacea: riducono solo la durata della malattia di uno o due giorni negli adulti a condizione che siano assunti entro le 12 ore dai primi sintomi. Ma possono avere diverse controindicazioni: broncospasmo e riduzione della funzionalità respiratoria, nausea, vomito, disturbi gastrointestinali e al fegato. Oltre ad avere un costo che grava sulle tasche delle famiglie: il Relenza costa 31,5 euro e Tamiflu 35,7 euro, e non sono passati dal Servizio sanitario nazionale. La corsa alle medicine non serve».
Una medicina che ci vede come macchine, con il corpo staccato da tutta la nostra persona, questo propone, non una cura vera. E la malattia, che certo è un male, diventa un mostro, una cosa che va cancellato anche mentalmente dall'esistenza. Nel caso del Relenza è consigliato un altro farmaco insieme per dilatare i bronchi. «Così – sottolinea con ironia Soscia – per evitarsi uno o due giorni di febbre ci si rimpinza di medicine, si deve prendere un secondo farmaco a causa del primo...».

Nonni e nipoti tranquilli
«Gli anziani spesso sono protetti dai propri stessi anticorpi, nel senso che hanno meno probabilità di ammalarsi con la cosiddetta “suina” e, se si ammalano, comunque è in forma più debole. Questo perché in passato hanno già contratto questo tipo di virus, molti ad esempio hanno preso la cosiddetta asiatica del 1957, che era sempre un AH1N1. I giovani, d'altro canto, se è vero che sono più esposti, sono però anche più robusti ed hanno difese più forti. Dunque perché spaventarsi? Chi vuole andare all'estero, ci vada serenamente. Chi corre qualche rischio sono i diabetici, i trapiantati, o chi ha un tumore, la bronchite cronica, gli obesi, gli ipertesi gravi, le persone immunodepresse,  cioè con le difese immunitarie molto colpite. Attenzione anche alle donne incinte, ma senza allarmi» spiega il Prof Soscia.

Basta lavarsi le mani
Il virus AH1N1 si trasmette con le goccioline di saliva e secrezioni nasali, con starnuti e tosse, ad esempio. «Ma soprattutto attraverso le mani (la classica stretta di mano): perciò basta  lavarsi spesso le mani con acqua e sapone e obbligatoriamente prima di mangiare», rassicura l'esperto.
Tutto qua. La psicosi non serve. Sono ben altri i “suini” da cui guardarci e i virus che ci disturbano.  E se in tv mettono paura, lavarsi le mani dopo aver toccato il telecomando non basta, meglio cambiare canale. O spegnere.

 

INFLUENZA: CHI CI GUADAGNA?      
UN BUSINESS ENORME. E le medicine non convincono

Le annunciate vaccinazioni di massa contro l'influenza da virus AH1N1 servirebbero più alla borsa, ai produttori e ai mercanti di medicine che alle popolazioni. «Il virus ha una virulenza mite. Al momento c'è, certamente, una grande pressione da parte delle industrie, che dalla corsa al vaccino trarranno molte risorse economiche».
A dirlo fuori dai denti all'agenzia di stampa Ansa è Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, già Presidente della European Society of Biochemical Pharmacology, Consulente dell'Organizzazione Mondiale della Sanità con una sfilza di titoli e incarichi e un curriculum e indiscussa autorità nel campo sanitario. Se il virus AH1N1 manterrà il livello di virulenza attuale con la bassa aggressività clinica sinora registrata, «non c'è la necessità di vaccinare tutta la popolazione, non siamo di fronte a un reale pericolo e il numero di contagio da virus AH1N1 nel mondo resta comunque inferiore a quello relativo a una normale influenza stagionale», aggiunge Garattini.

Business sicuro...
In Italia il Ministero della Salute ha fatto  shopping di vaccini, prenotando 48 milioni di dosi, da inoculare a 24 milioni di italiani (medici, infermieri e altri lavoratori esposti e tutta la popolazione tra i due e i 27 anni).
Il giro d'affari per le industrie farmaceutiche è enorme:  la società d'investimenti JP Morgan a luglio ha stimato che Big Pharma, gruppo di 4 colossi mondiali del farmaco, intascherà almeno 10 miliardi di dollari, ossia 7 miliardi di euro. Cifre dstinate comunque a crescere, visti gli annunci di vaccinazioni di massa.
Senza contare i miliardi di euro per i vari antivirali. La GlaxoSmithCline ha annunciato la commercializzaione di una “innovativa” mascherina anticontagio. Ma molti medici dicono che non serve coprirsi il volto. Però il guadagno arriverà comunque.
... i farmaci forse
«Se il virus dovesse mutare – sottolinea Garattini –, non è detto che il vaccino in produzione sia in grado di proteggere».
Dubbi pure sulla efficacia di alcuni pasticconi già andati a ruba. «In realtà l'attività del farmaco è poca. Nell'influenza normale si risparmia un giorno di malattia su cinque o sei. Però ci sono effetti collaterali. Non è che si faccia un grande affare a prenderlo», dice l'esperto a proposito del famoso Tamiflu, già protagonista del business dell'influenza aviaria, quando fece impennare il titolo in borsa dei produttori. Nel 1976 – ha ricordato recentemente il Time, celebre quotidiano conservatore inglese – il vaccino di massa imposto negli Usa fece più vittime dell'influenza AH1N1, la stessa di oggi. Costo: 3,5 milioni di euro di oggi, 30 morti e gravi effetti collaterali come la sindrome di Guillan-Barré che porta alla paralisi degli arti.
«Il responsabile del dicastero [...] controlla la Salute pubblica, e sua moglie è al vertice non di un’azienda di elettrodomestici, bensì di un colosso quale Farmindustria che, come dice la parola stessa, si occupa di farmaci», scrive Vittorio Feltri sul quotidiano Libero, prima dello scoppio dell'isteria influenzale.
I 48 milioni di dosi del vaccino (al costo di 7-10 euro ognuna) ordinati dall'Italia in preda all'allarmismo per vaccinarci come bestiame li pagheranno i cittadini.  


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