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La birra che dà una seconda chance a cibo e persone

Le Onlus “EquoEvento” e “Vale La Pena” insieme per produrre una “Pale Ale” artigianale realizzata dai detenuti del carcere romano di Rebibbia con le eccedenze alimentari

Mar 29 Mag 2018 | di Barbara Savodini | Attualità
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Il 70% dei detenuti che sconta la pena solo in carcere torna a delinquere e un terzo del pane prodotto ogni giorno viene sprecato: che cos’hanno in comune questi due dati sconcertanti? Semplice: assieme possono dar vita ad uno straordinario progetto di recupero di cibo e persone. Proprio come nell’algebra, in cui moltiplicando due numeri negativi si ottiene un più, anche nella società da diverse realtà drammatiche può nascere qualcosa di veramente bello e positivo. Basta una buona idea e la voglia di cambiare il mondo. Ci stanno provando “EquoEvento” e “Vale la Pena”, due Onlus che insieme hanno ideato “RecuperAle”: una birra artigianale realizzata utilizzando eccedenze alimentari di qualità destinate ad essere sprecate, fatta insieme ai detenuti del carcere romano di Rebibbia nell'ambito di un percorso di reinserimento. Il bello è che questa “Pale Ale” chiara e leggermente opalescente non solo piace per ciò che c’è dietro, ma anche perché è semplicemente e genuinamente buona. Una birra, insomma, che dà una seconda possibilità sia a materie prime eccellenti destinate al macero che a persone desiderose di reinserirsi nella società.

Più potente di ogni altra campagna di sensibilizzazione
Non solo recupera cibo e persone ma sta servendo anche a sensibilizzare le masse: raccontare la singolare storia di questa birra si sta infatti rivelando uno strumento potentissimo per far riflettere la società su due temi di grande attualità. Un mezzo, insomma, più efficace di ogni altra campagna di sensibilizzazione o slogan. Basti pensare che il progetto è stato finanziato con un crowdfunding lampo. Tale è stata la sensibilità mostrata all'improvviso verso questi temi che i fondi raccolti sono stati addirittura superiori rispetto al budget minimo necessario per avviare la produzione. Il passaparola è corso veloce, tanto da riaccendere il dibattito sia sul problema degli sprechi alimentari che su quello del reinserimento sociale dei detenuti durante e dopo il carcere. 

Recuperare più cibo e detenuti
RecuperAle è un progetto giovanissimo, nato soltanto lo scorso mese di agosto, ma le due onlus, che lo hanno reso possibile, provengono da una tradizione solidale ben più radicata. «Ho conosciuto Giulia Proietti, presidente di “EquoEvento”, nel 2014 quando lavoravo presso il carcere di Regina Coeli – racconta Paolo Strano, fondatore di “Vale la Pena” –: i nostri stand erano vicini e ci siamo subito piaciuti. Poi è arrivata questa idea alla fine della scorsa estate: abbiamo trovato la ricetta e tutto ha preso forma velocissimamente. Ora il nostro principale limite è che il birrificio è piccolino e possiamo far lavorare solo due o tre persone per volta. Stiamo quindi pensando a un impianto più grande, ma anche a come potenziare la rete di commercializzazione». 
Le birre RecuperAle, infatti, attualmente vengono vendute presso i punti vendita Eataly, nei pub e in qualche beer shop di Roma, ma presto sarà possibile trovarle più facilmente. 
«L’obiettivo finale – prosegue Paolo Strano – è quello di riuscire a vendere questi prodotti in maniera diretta, non solo tramite un e-commerce, ma soprattutto presso veri e propri punti vendita da rifornire con un laboratorio più grande, così da poter incrementare il numero di persone coinvolte nel progetto». Una vera e propria catena umana quella che si cela dietro una buona bevuta al pub o a casa con gli amici. I detenuti selezionati cominciano quest'avventura con un corso di formazione, poi lavorano per un determinato periodo di tempo e al termine della produzione lasciano il posto ad altri compagni, facendo tesoro delle competenze e dei valori acquisiti. Per tutti, comunque, RecuperAle è solo la prima tappa di un cammino nuovo, il primo passo verso una vita migliore.

E poi un ristorante per indigenti
La birra che recupera cibo e persone non è che il frammento di un sogno più grande destinato a cambiare la vita di molti. Paolo Strano, anche presidente della Onlus “Semi di Libertà”, pensa a un piccolo grande ristorante dove servire pietanze con la stessa filosofia di RecuperAle, ma a tutti: indigenti e gente comune desiderosa di dare una mano al prossimo. «I clienti creerebbero una richiesta importante di prodotti realizzati nel sistema dell’economia carceraria. Una volta arrivati al pareggio di bilancio il surplus servirebbero per offrire un pasto caldo e di qualità agli indigenti». Quest’ultimo, per ora, è solo un progetto, ma stando ai tempi di realizzazione di RecuperAle presto potrebbe diventare realtà.         

 



“Vale la Pena”: una risorsa per i detenuti e...

“Vale la Pena” è un progetto di inclusione sociale ideato e gestito da “Semi di Libertà” Onlus, un laboratorio artigianale dove persone in esecuzione penale esterna, provenienti dal carcere romano di Rebibbia, vengono formate ed inserite nella filiera della birra artigianale. Il fine è contrastarne le recidive. I numeri del resto parlano chiaro: il 70% di chi non gode di misure alternative torna a delinquere, mentre il 98% di chi viene inserito in un percorso produttivo inizia una nuova vita, all'insegna del rispetto delle leggi e delle regole. 




 

“EquoEvento”, la Onlus che trasforma i rifiuti in risorse

“EquoEvento Onlus” è un'organizzazione senza scopro di lucro che recupera e dona le eccedenze alimentari di qualità ad enti caritatevoli, quali case famiglia, poveri e bisognosi. L’ottimo cibo prodotto in eccesso negli eventi e non consumato viene ritirato dai volontari del sodalizio e poi donato ai meno fortunati, che ne usufruiscono a distanza di poche ore. Sottraendo il cibo alla logica dello spreco si effettua un’azione di sostenibilità: da potenziali rifiuti gli alimenti in esubero si trasformano infatti in un'importante risorsa. Lo slogan della onlus? Un'equazione: (- sprechi) x (– meno fame) = + felicità!



 


Sprechi alimentari: qualche numero

- Secondo Waste Watcher gli sprechi alimentari ammontano a 145 kg annui per famiglia;
- Il 7 % degli italiani ha dichiarato di aver addirittura aumentato la quantità di sprechi alimentari;
- Secondo Coldiretti gran parte degli sprechi è casalingo (54%), seguono quelli nella ristorazione (21%), nella distribuzione commerciale (15%), nell’agricoltura (8%) e nella trasformazione (2%);
- Ammonta a 16 miliardi il valore del cibo sprecato in Italia in un solo anno;
- Un terzo del totale del cibo prodotto nei paesi industrializzati viene buttato.

 


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