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Prosecco sì o prosecco no?

Il Salvagente porta in laboratorio 12 bottiglie e scopre residui di pesticidi

Mer 30 Mag 2018 | di Lorenzo Misuraca | Attualità
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Difficile immaginare un exploit più potente nel mondo viniviticolo come quello del prosecco negli ultimi anni. Una crescita che si è mantenuta a doppia cifra e che sta scalzando il cugino blasonato champagne da molte tavole in Italia e all’estero. Oltre 500 milioni di bottiglie vendute in tutto il mondo ogni anno garantiscono un fatturato enorme per il made in Italy. L’amore per le bollicine, l’affermarsi di aperitivi come lo spritz, impensabili senza il prosecco, sembrano inarrestabili.

Ma possiamo essere altrettanto entusiasti per la qualità delle bollicine più famose d’Italia? 

È partito da questa domanda il mensile dei consumatori “Il Salvagente”, per verificare la quantità di residui chimici contenuti in alcuni dei prosecchi più diffusi nei supermercati. E lo ha fatto, come è sua abitudine, portando in laboratorio dodici prodotti per rilevare e quantificare la presenza di ben 352 sostanze tra solfiti, erbicidi, diserbanti, fungicidi. 
I risultati sono pubblicati nel numero in edicola a giugno del giornale.
Un cocktail da brividi
Ciò che ha scoperto “Il Salvagente” è sorprendente e allo stesso tempo inquietante: tutte e dodici le bottiglie presentavano almeno un residuo di pesticida, con una media di sei a testa. Due dati su cui riflettere: anche l’unico prosecco biologico controllato ha mostrato residui di un pesticida, il folpet, vietato in agricoltura bio. Con ogni probabilità, viste anche le quantità minime rilevate, una contaminazione involontaria.  

Sotto i limiti ma non per questo “puliti”
Chiariamolo subito, in nessuno caso i residui trovati superavano il limite massimo di residuo consentito per ogni sostanza, ma questo non è in sé un dato sufficiente per passare oltre e tirare avanti tranquilli.
Spiega Roberto Pinton, segretario di Assobio: «Cinque, sei, persino sette residui sotto il limite consentito, si sommano comunque nell’organismo umano». 
Dal canto loro, i produttori interpellati dal mensile dei consumatori si difendono affermando che la varietà di pesticidi è necessaria per rendere la pianta più resistente nel tempo.
Spiega al Salvagente Stefano Zanette, presidente del consorzio Prosecco Doc, che da solo produce oltre 420 milioni di bottiglie l’anno: «Sono tutte tracce sotto i limiti di legge. Il motivo per cui ce ne siano sette magari è dovuto al fatto che all’interno di quel vigneto vengono utilizzati con molta variabilità i principi attivi». Zanette nega ogni rischio: «Dal punto di vista ambientale, il fatto che ci siano un numero di pesticidi usati in rotazione per un numero limitato di volte, con dosaggi minimi, crea meno assuefazione al patogeno e minor danno all’ambiente e alla salute dell’uomo». 

Isde: “Il problema è la quantità di sostanze”
«Il problema è sempre il solito, le soglie sono costruite sulla singola molecola, sul singolo principio attivo, con un approccio piuttosto rudimentale rispetto ai problemi di tossicologia in generale», Celestino Panizza, della Associazione medici per l’ambiente (Isde Italia) commenta così i risultati del test del Salvagente sul prosecco. Panizza fa riferimento ai «problemi di interazione e della reazione alle basse dosi. Se una sostanza è interferente endocrina o cancerogena, di per sé, il fatto di trovare la molecola al di sotto dei limiti massimi, quando è in associazione con altre molecole, non dà garanzia di sicurezza e salubrità». Insomma, per l’esperto dell’Isde, avere dei residui, pur bassi, non è come non averli, a differenza di quanto sostiene il presidente del Consorzio Prosecco Doc. «Chi fa la valutazione di tossicità la fa del singolo composto, ma non tiene conto del sinergismo e dell’interazione tra i vari componenti e delle caratteristiche tossicologiche. I composti interferenti endocrini sono poco o per nulla valutati - spiega Panizza -: il problema generale è che si immettono nel mercato sostanze di cui si sa poco, che si valutano con criteri discutibili. Molti pesticidi sono anche sistemici, entrano nella pianta, non basta lavarla per toglierli. È una questione dell’approccio agricolo, bisogna passare al biologico».   



 

In collaborazione

L’articolo è a cura della Redazione de “Il Salvagente”, mensile in edicola e anche on line, leader nei test di laboratorio contro le truffe ai consumatori. Info: www.ilsalvagente.it

 


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