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SPECIALE DROGA

14,2 miliardi di euro vengono spesi ogni anno in Italia per la droga e gli utenti sono giovanissimi. Si comincia anche a 12 anni e sempre con un Ĺsempliceĺ spinello

Mer 30 Mag 2018 | di Angela Iantosca | AttualitÓ
Foto di 12

Mondi paralleli senza vita, luoghi di periferia, ma anche nel centro della città. Terre di scambio in cui la domanda si incontra con l'offerta. È qui che si intercettano occupati e disoccupati,  fidanzati, separati, infermieri, pizzaioli, rappresentanti delle forze dell’ordine, giovani, giovanissimi, uomini e donne, con o senza figli. Ragazzi che lavorano nelle imprese delle pulizie, operai, studenti universitari e liceali. E poi manager, gente ‘per bene’, insospettabili che dopano la propria vita non mischiandosi a chi si mette in fila nelle piazze di spaccio di quelle periferie di cui tutti conoscono il nome, ma facendosela portare negli appartamenti. Perché l'importante è apparire puliti, non contaminare i quartieri più prestigiosi della città e soprattutto avere la sostanza migliore, quella meno tagliata, quella più pura. Un privilegio riservato non a tutti. Perché i prezzi variano a seconda della qualità della merce. Si possono spendere 7-10 euro per un grammo di marijuana, dai 10 ai 13 euro per un grammo di hashish, per l'eroina bianca dai 50 ai 60 euro a grammo, dai 70 ai 90 euro per un grammo di cocaina. Ma se si cerca bene, si può spendere molto meno, basta andare dalle persone ‘giuste’. Importante sapere che quelle polveri magiche sono tagliate con medicinali generici, veleno per topi e altri intrugli… (non che la sostanza pura faccia bene, intendiamoci!). Vendono scarti degli scarti, come scarto è l’eroina che si trova al boschetto di Rogoredo, nella periferia di Milano, dove una dose può costare anche 2,50 euro. Eppure poco importa a chi va lì a qualsiasi ora del giorno e della notte con le monete contate, sfidando tutti, soprattutto se stessi, la propria paura - messa a tacere dalla ‘necessità’ -, e gli spacciatori che si difendono da possibili rapinatori con un machete. La cosa fondamentale è sballarsi, raggiungere un onirico sonno o stare su di giri e staccare dalla vita reale: e per farlo va bene l’eroina, che sta tornando prepotentemente, e vanno bene le Nuove Sostanze Psicoattive difficili da intercettare per le forze di polizia, perché viaggiano nel deep web; va bene l’MDMA, l’ecstasy... 

In Italia ogni anno si spendono 14,2 miliardi di euro in droga. Miliardi fumati, iniettati e sniffati. Miliardi 'investiti' in cocaina per il 43%, in cannabis per il 28,2%, in eroina per il 16,2% e in altre sostanze sintetiche per il 12,7%. Lo dice la Relazione annuale 2017 sullo stato delle tossicodipendenze in Italia, del Dipartimento per le Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio. E se guardiamo all’Europa, secondo il Rapporto dell'Agenzia europea delle droghe 2017, col 19% di prevalenza di consumo nella fascia di età tra i 15 ed i 34 anni, l’Italia è il secondo Paese in Europa, dopo la Francia, per l’uso di cannabis, nel 2015. è quarta per uso di oppioidi ad alto rischio ed ottava per l’uso di cocaina.   
                                                                             



CONSIGLI DI LETTURA di Chiara Luce  
 
• LA MINACCIA STUPEFACENTE
“La minaccia stupefacente – Storia politica della droga in Italia”, di Paolo Nencini (Mulino). Attingendo a fonti d’archivio politico diplomatiche e alla letteratura sanitaria, il libro ricostruisce per la prima volta le vicende della droga in Italia tra la fine dell’Ottocento e il 1970.

 UNA SOTTILE LINEA BIANCA
“Una sottile linea bianca – dalle piazze di spaccio alla comunità di San Patrignano” di Angela Iantosca (Perrone): 15 storie raccolte nella comunità di San Patrignano di donne e uomini, minorenni e maggiorenni, del nord e sud Italia, di famiglie bene o di umili origini. Storie di ragazzi alla fine di un lungo percorso. Nel libro si prova a capire il perché della droga, raccontando le piazze di spaccio nelle quali alcuni protagonisti ‘facevano spesa’, mostrando i dati, le nuove sostanze, dando la parola agli esperti e agli studi più recenti. 

 


GLI STUDENTI E LE DROGHE


Il 33% degli studenti ha provato almeno una sostanza illegale

Nel 2016, il 33% degli studenti italiani ha provato almeno una sostanza illegale: la più utilizzata è la cannabis, che, secondo studi recenti, è causa di deficit di attenzione, di concentrazione, di memoria, di apprendimento e di riflessi. Non solo, secondo uno studio condotto da un’università canadese, si segnala un collegamento tra consumo di marijuana e incidenti stradali: mettersi al volante entro tre ore dopo aver fumato uno spinello raddoppia le possibilità di avere un incidente. 
Un supporto nella comprensione dell’uso di sostanze ci viene dall’osservazione di un microcosmo quale è San Patrignano, comunità nata nel 1978 e che ora in percorso ha 1300 persone (26mila sono i ragazzi trattati in questi 40 anni). Per prima cosa dall’analisi dei dati dell’Osservatorio San Patrignano 2017 si evidenzia una sempre maggiore poli-assunzione di sostanze: i ragazzi pur avendo una droga preferita, non fanno più distinzioni. Inoltre, capita di frequente che, ancor prima dell'uso delle droghe, si manifesti un uso patologico dell'alcol; e ancora, nel 68% dei casi non si fa uso delle sostanze per via iniettiva, cosa che indica un cambiamento, ma non un calo, nella modalità di assunzione delle sostanze. Inoltre - e questo è un dato allarmante - l'età media di inizio di assunzione di droghe si sta abbassando sempre di più (14 anni) e, a prescindere dalla droga preferita e dalle modalità di assunzione, secondo il primo contatto con tutte le sostanze si ha prima di tutto con hashish e marijuana, seguite con una veloce escalation da ecstasy, allucinogeni, anfetamina, cocaina ed eroina fino alla fase iniettiva che comincia intorno ai 21 anni.                                            

IL PERICOLO ARRIVA DAL WEB
A cosa si deve la rapida diffusione delle Nuove Sostanze Psicoattive? Sicuramente all’acquisto via web e all’uso del deep web che consente un notevole risparmio economico e di tempo, nonché un minor rischio dal punto di vista legale: un tipo di acquisto molto pericoloso perché i giovani, proprio perché seduti comodamente in poltrona, non hanno neanche la percezione del pericolo, cosa che accadrebbe in una piazza di spaccio reale.


NUOVE SOSTANZE PSICOATTIVE: 40.000 ricoveri per disturbi psichici
Definite dall'Ufficio delle Nazioni Unite su droga e crimine (UNODC) come "sostanze di abuso, in una forma pura o in un preparato, che non sono controllati dalla Convenzione unica sulle droghe nocive del 1961 o dalla convenzione del 1971 sulle sostanze psicotrope, ma che possono costituire una minaccia per la salute pubblica", rappresentano un grande pericolo per chi ne fa uso. 
Come vengono individuate?
Esiste dal 2005 un sistema di allerta rapido che ha come base Lisbona, che è il luogo in cui risiede l’Osservatorio europeo sulle droghe e le tossicodipendenze. 
Un sistema che nel 2009 è stato adottato anche in Italia e che viene guidato dal Dipartimento Politiche Antidroga presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. 
Da giugno 2016 il Dipartimento ha incaricato l’ISS, l’Istituto Superiore di Sanità, di gestire questo sistema: da quella data fino ad ottobre 2017 sono state gestite 64 segnalazioni provenienti dall’Europa, 13 sono state notificate dall’Italia. Ciò significa che sono state intercettate in Italia per la prima volta e le segnalazioni sono arrivate sia dai sequestri che dai reparti clinici. 
Sostanze di cui non si conosce la composizione e di cui non si conoscono gli effetti, motivo per cui chi le consuma si trasforma in una cavia. Ogni anno, proprio a causa di queste sostanze, sono 40mila gli accessi nei Pronto Soccorso per disturbi psichiatrici.

 


NON C’È PIù LA SCAMPIA DI QUALCHE ANNO FA


Massimiliano Russo, responsabile sezione antidroga della squadra mobile di Napoli, ci spiega come stanno le cose

di Emanuele Tirelli

“La droga è il vero strumento finanziario degli ultimi anni”. È con questa frase che si apre la conversazione con Massimiliano Russo, vice questore aggiunto della Polizia di Stato e responsabile della Sezione Antidroga della Squadra Mobile di Napoli. La situazione di spaccio e narcotraffico nel capoluogo campano è profondamente mutata, perché sono cambiate le dinamiche e la gestione dei territori da parte della criminalità organizzata. E l’incidenza dei proventi della droga sull’economia italiana rappresenta il grande focus che troppo spesso viene lasciato in disparte. 

Cosa è cambiato nei quartieri di Secondigliano e Scampia che l’Italia ha conosciuto come infinite piazze di spaccio?
«Che prima una sola piazza di spaccio arrivava a incassare anche 500-600mila euro la settimana. Le organizzazioni che le gestivano sono state disarticolate grazie alle forze dell’ordine e alla magistratura, quindi non possiamo dire che la droga sia scomparsa del tutto, ma sicuramente che quel sistema e quella presenza così importanti non esistano più. Il potere si è concentrato soprattutto in altri territori, come il Parco Verde a Caivano, i quartieri di Fuorigrotta e Soccavo, ma anche di Ponticelli e San Giovanni a Teduccio».

E le dinamiche?
«Per tornare a Scampia e Secondigliano, i clan avevano un accentramento dei poteri criminali e di narcotraffico, con la possibilità di far arrivare direttamente la droga dai Paesi produttori e poi di distribuirla ai responsabili della vendita al dettaglio. Questo perché godevano di grande “stima”, sia in Sud America che in Olanda, snodo fondamentale per il narcotraffico internazionale. Lo smantellamento di quelle strutture criminali ha portato a generazioni che non hanno quella stessa potenza economica, quel credito contrattuale, quindi ci ritroviamo con una realtà completamente diversa. Eppure, con la globalizzazione dell’iniziativa criminale, figlia anche delle continue scissioni, il fenomeno presenta prospettive diverse e, per certi versi, più complesse per l’attività di contrasto».

In quale misura?
«Consideriamo che prima c’erano soprattutto le piazze di spaccio, luoghi fisici dove andare ad acquistare la droga, come la televisione ci ha mostrato spesso per Secondigliano e Scampia. Ed è una dinamica che si può trovare ancora al Parco Verde di Caivano, a Fuorigrotta e a Soccavo, con sentinelle, appostamenti, cittadini che devono attendere e chiedere il permesso per entrare nel proprio palazzo se c’è una riunione o se quel portone è stato eletto a piazza di spaccio. In altre zone di Napoli si usano prevalentemente i corrieri che si muovono in motorino e consegnano a domicilio, su ordinazione telefonica. Oggi, inoltre, sono sempre più frequenti i casi di libere iniziative: decido di vendere la droga in un quartiere e corrispondo un dazio alla famiglia che controlla la zona. Con questa enorme frammentazione di potere, se la polizia interviene sulla piazza di spaccio non arriva automaticamente a chi gestisce quel territorio. Così, una volta contrastata una libera iniziativa, ne arriverà immediatamente un’altra».

E i gruppi giovanissimi con i baby boss?
«Anche questi rientrano nella continua frammentazione. E sono tra i più pericolosi perché non rispondono quasi mai a logiche programmatiche di organizzazioni criminali strutturate, ma vivono di più alla giornata».

Come arriva la droga?
«In modi differenti, con mezzi differenti. L’11 maggio abbiamo scoperto una base logistica a Marano (in provincia di Napoli - ndr), dove raffinavano cocaina arrivata dal Perù in vestiti imbevuti di droga e infilati nelle valigie. Oppure, pensiamo ai container sequestrati nei porti e all’imbarcazione a vela che, quasi quattro anni fa, arrivava dal Sud America, passando per le coste spagnole con 680 kg di cocaina. Ci sono anche i camion dall’Olanda e dalla Spagna, e l’ascesa dell’Albania, che prima era forte prevalentemente per la marijuana e adesso detta legge all’estero anche per la cocaina». 

Di cosa c’è bisogno oggi per essere incisivi?
«Di quello che abbiamo fatto sino ad ora, del contrasto continuo sui territori, ma anche di una società che fornisca alternative valide a chi potrebbe scegliere più facilmente di intraprendere un percorso criminale. Occorre una risposta dello Stato complessiva e non rimessa esclusivamente alle forze dell’ordine. È importante che il contrasto sia trasversale e di più ampio respiro, che coinvolga in maniera coordinata sia le forze che agiscono sul territorio nazionale che le autorità straniere, per evitare difficoltà e rallentamenti che possano influire sul buon esito delle investigazioni».

Spesso, però, quando viene arrestato il clan che controlla una zona, si apre una guerra di camorra per il controllo del territorio. Ci sono sparatorie, si arriva a spargimenti di sangue che, paradossalmente, prima degli arresti non erano così incidenti.
«Che la rottura di un equilibrio porti a una faida tra le famiglie rivali per accaparrarsi il mercato è un dato storico. Ma in questo modo rischiamo di sottovalutare gli effetti del controllo di un territorio in tempi, cosiddetti, di pace. Gli abitanti sono privati della loro libertà. Se vogliono aprire o continuare un’attività commerciale, hanno bisogno di interfacciarsi e di pagare il clan. Se vogliono fare lavori in casa o chiamare un’impresa di pompe funebri, devono scegliere chi gli viene indicato. Possono anche trovarsi in mezzo a un regolamento di conti ed essere feriti o ammazzati, o rischiare di vivere in una piazza di spaccio».

Qual è la conseguenza peggiore del narcotraffico e dello spaccio?
«Oltre alla salute devastata dalla droga, alle morti collegate e alle vite rovinate, il problema più grande non viene realmente percepito ed è legato, nello specifico, all’economia italiana e, più in generale, a quella globale. I proventi di queste attività vengono investiti in strumenti finanziari e in attività commerciali. Si ritrovano quindi a inquinare il mercato sano, la concorrenza, ad accrescere ancora di più la crisi economica. Chi pensa di non essere toccato dal problema della droga perché non la vede, perché crede di non subirla direttamente, sbaglia. La verità è che condiziona continuamente la vita di tutti noi».                                   


 

CHI È MASSIMILIANO RUSSO?

Laureato in Giurisprudenza e in Scienze delle Pubbliche Amministrazioni, Massimiliano Russo ha esercitato la professione di avvocato. Dirigente dell’Uff. prevenzione generale e soccorso pubblico e funzionario addetto alla Squadra Mobile di Catanzaro, poi dirigente della Mobile di Imperia, nel 2014 è passato alla Questura di Napoli.

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MI MANCA IL MARE


Irene, nata in Sardegna, ha cominciato a 12 anni con una canna.  A 17 è entrata in comunità. Ma ora è tornata a sognare un futuro 

di Angela Iantosca

La sua storia comincia quando di anni ne ha 12, frequenta la seconda media e i genitori si lasciano. Irene è sarda: è nata e cresciuta con il mare, che è meta turistica dei vacanzieri di tutto il mondo. Ma quel mare, ben presto, diventa un oggetto liquido che non esercita su di lei nessun fascino, perché lei la vita preferisce viverla di notte. Una vita non vita, falsata dallo sballo che cerca sin dalla prima canna.
«Non è stato qualcuno a cercare me e ad offrirmi il fumo. Sono sempre stata io a cercare persone più grandi. Mi sentivo abbandonata dalla mia famiglia e per questo cercavo la trasgressione. A 12 anni uscivo con quelli di 17-18-20 anni. Facevo le loro esperienze: loro bevevano e io non mi tiravo mai indietro. E quando è arrivato il fumo ho fatto lo stesso».
 
Tua mamma non ti diceva niente?
«C'è stata sempre una lotta per arginare questa ribellione. Mi dava degli orari. Ma io trovavo sempre il modo per scappare. Lei ci ha provato a far rispettare le regole, ma stando da sola era difficile farsi rispettare».
 
E a scuola?
«Andavo bene! Non sono mai stata bocciata e ho frequentato fino al terzo superiore. Il mio comportamento non era il massimo».
 
Qualcuno dei tuoi amici coetanei ti diceva qualcosa? 
«A quell'età è difficile che qualcuno osi dire qualcosa. A 17 anni invece qualcuno mi faceva notare che sbagliavo. Ma io non ascoltavo, anzi era proprio quello il momento in cui mi allontanavo».
 
Cosa è successo dopo la prima canna?
«Dopo la prima canna sono arrivati ecstasy, Mdma, anfetamine, cocaina… e poi eroina».
 
Qual era la ‘tua’ droga? 
«Tutto quello che trovavo andava bene. Quando ho provato la cocaina, però, è stato proprio uno staccare totale. Ho cominciato così con alcol, cocaina… poi eroina».
 
Tu sei cresciuta in un posto piccolo, ti nascondevi?
«Non me ne fregava niente, non mi nascondevo. Sentivo le critiche e questo mi faceva sentire ancora più sola e mi spingeva sempre più tra le braccia della droga».
 
Poi sei entrata in comunità: perché?
«Non è stata una scelta mia. È stata una scelta dei miei. Erano successe troppe cose ed io ero una ragazzina di 17 anni che si faceva di eroina… Quando sono entrata a San Patrignano pensavo sarei rimasta fino al compimento dei 18 anni per poi uscire».
 
E invece?
«E invece è andata diversamente. Ho deciso di rimanere, per vari motivi, anche perché una mia amica è morta di overdose». 
 
Come puoi far capire che è sbagliato drogarsi?
«Raccontando la mia storia, la mia sofferenza. Chi ascolta può ritrovarsi e capire delle cose… accade per esempio quando i ragazzi delle scuole entrano in comunità durante il We Free una due giorni, che si svolge una volta all'anno in ottobre». 
 
Quanto hai impiegato a ritrovarti?
«Ho cominciato a capire le mie sensazioni, a gestirle ed esprimerle dopo un anno e mezzo. Non ricordo il momento preciso, ma c'è un giorno in cui ti svegli diversa…».
 
Anche i tuoi genitori hanno compiuto un percorso all'esterno?
«Sì, come tutti i genitori dei ragazzi in comunità. Il fatto che fossi minorenne ha favorito un legame molto forte con la mia responsabile».
 
Quanto è stato difficile parlare ai tuoi?
«All'inizio c'era la paura di aprirsi. E poi, proprio perché ero cresciuta troppo in fretta, volevo tutelarli, come se fossi io il genitore. Ma poi parlare è stato liberatorio ed ho messo a posto i tasselli che mancavano».
 
In comunità ci sono 50 settori nei quali poter essere inseriti per imparare un mestiere, creandosi delle opportunità per il futuro. Qual è il settore nel quale sei stata inserita?
«Il Sanpa Hair, il parrucchiere della comunità. Il mio sogno è sempre stato il campo dell'estetica. Ma fuori non avevo obiettivi e ambizioni: ora li ho ritrovati anche grazie ad un corso di due anni finanziato da L'Oreal, che mi sta permettendo di crearmi una professionalità anche per dopo!».
 
E dopo che farai?
«Mia madre si è trasferita in Spagna e io vorrei cambiare completamente aria… Ma prima devo fare la mia prima verifica0 ed uscire. Diciamo che finirò il percorso tra un anno circa».
 
Di che colore sei ora?
«Arancione!».
 
E il mare? 
«Per anni non ci sono andata: quando tornerò a casa starò una settimana in acqua!».
 
Cosa vorresti dire ai tuoi coetanei?
«Di non aver paura, di essere se stessi, di affrontare le cose e di non aver paura di crescere…».
         
 


QUESTIONE DI GENERE

Sono sempre di più le studentesse delle scuole secondarie superiori che sperimentano sostanze psicoattive illegali (30%). Dato confermato anche da San Patrignano, che evidenzia un incremento del numero di donne entrare nella comunità nel 2017, superando gli 80 ingressi per la prima volta dal 2001. In 40 anni sono state accolte gratuitamente 3400 donne, dai 13 ai 52 anni. L’85% di loro è risultata poliassuntrice. Dal 2012 la comunità registra anche quante di loro sono vittime di abusi fisici e sessuali: dai dati emerge che 1 su 3 è stata vittima di violenza. 
 
 

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