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Pupi e pupari

Vogliamo prendere coscienza del mondo intorno a noi o vogliamo continuare a farci tirare da fili invisibii?

Ven 29 Giu 2018 | di Angela Iantosca | Editoriale

Ve li ricordate i giochi di ruolo? Bastavano un tavolo, un gruppo di amici e un po' di fantasia e la serata era servita. Noi ci riunivamo il giovedì. Il nostro era un modo per stare insieme, per immaginare di vivere per qualche ora in un'altra epoca, di vestire panni che mai avremmo pensato di indossare, di allontanarci dalla realtà. Ricordo di essere stata una parapsicologa e una criminologa. Ma anche un troll, quando il gioco di ruolo dalla casa di Luca si trasferiva in una pineta per diventare un gioco di ruolo dal vivo… Quando si tornava a casa, tuttavia, tutto ritrovava la sua dimensione quotidiana, reale.

Sono passati alcuni anni (decenni direi) e quella casa forse non c'è più. Ma spesso mi torna in mente per quel nostro entusiasmo, per quei mondi paralleli creati dalla nostra fantasia (talmente fervida da farci credere che in fondo potessero esistere veramente). Soprattutto mi viene in mente quando leggo o ascolto le notizie in tv. Quando si infiammano polemiche, quando vedo che si affidano ad un Tweet o a Facebook dichiarazioni che possono condizionare la vita quotidiana della gente 'normale'. Quando la coppia dello Stato più potente al mondo si confronta/scontra sui social (ma sono davvero loro che scrivono?), quando dei litigi, che hanno il sapore delle strategie di marketing, fanno crescere quotazioni, congelano decisioni, non fanno assumere responsabilità. Mentre chi lavora, provando a migliorarlo un po' questo mondo, lo fa senza postare, senza lanciare strali a mezzo stampa, senza urlare e sempre con il sorriso. Vivendo in un mondo reale...

Mi vengono in mente anche le maschere del teatro greco o i personaggi iconici di Plauto nelle sue commedie. E forse anche i pupi siciliani con quei fili (in)visibili che tirano marionette. 
La realtà non è un gioco di ruolo, non è narrazione, non è rappresentazione mediatica. La realtà è quella del quotidiano, delle periferie, dei conti a fine mese, delle tasse da pagare, dei figli da crescere, di quei bambini in gabbia vittime di muri di cui non hanno colpa. 
Quindi, prima di unire le nostre voci a quelle di chi urla più forte, dovremmo informarci e provare a capire chi sono i pupi e chi i pupari. Vogliamo continuare ad essere pupi, accettando di credere alla realtà che ci viene raccontata da chi tira i fili che ci tengono legati alla 'vita' o no?


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