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Quando la tv si fa gioiello

Recuperare gli scarti dell'industria elettronica e meccanica per farne anelli, collane e orecchini: è la scommessa di una giovane designer

Ven 29 Giu 2018 | di Paola Maruzzi - Foto di Samuele Vesuvio | Attualità
Foto di 9

Tutto comincia da uno schianto. È il 2009 e Angela Wahr, la protagonista di questa storia di creatività post industriale, tiene tra le mani un vecchio televisore che all'improvviso cade accidentalmente, rompendosi al contatto con il suolo. 
«Ricordo molto bene quell'istante. È come se d'incanto mi si è aperto un mondo, svelandomi la bellezza nascosta di un oggetto che prima d'allora non mi aveva mai destato curiosità. Nella “pancia” di quel televisore a tubo catodico ho intravisto frammenti dal grande potenziale estetico. Istintivamente mi sono detta che dovevo recuperali per farne qualcos'altro».
Nascono così i primi prototipi di gioielli realizzati con materiale di scarto di elettrodomestici e prodotti tecnologici, un progetto di design innovativo destinato a crescere e a diventare Anjoy Ready Made Jewels: il brand oggi raccoglie una vasta collezione di collane, bracciali e anelli dedicate sia alle donne che agli uomini. «Con grande sorpresa mi sono accorta che questi accessori attraggono molto anche il pubblico maschile. Spesso sono loro a fare il primo passo e a spingere la propria compagna all'acquisto. Sarà forse perché hanno un fascino duro, un po' cyberpunk».

PRODOTTI DI RICICLO
«Il 90% del materiale che utilizzo per le mie creazioni proviene dagli scarti dell'industria elettronica e meccanica. Alla base del processo produttivo c'è spesso il ready-made, quindi la capacità di assemblare oggetti preesistenti attribuendogli un nuovo valore e un senso estetico inaspettato. Devo molto anche alla mia precedente esperienza sui set televisivi: dopo gli studi ho lavorato nel campo della scenografia».

CUORE MECCANICO
L'effetto finale è sorprendente e lo si capisce guardando da vicino alcuni dettagli: la fibra ottica diventa materia per intrecciare coloratissime collane, da vecchie stampanti industriali nascono anelli al limite tra scultura e design, un piccolo ventilatore scovato all'interno di un pc si trasforma in un ciondolo, da un telecomando si ottengono dei bracciali, dai controller dei vecchi videogiochi delle cinture. Non solo computer e hard disk, la designer è attratta da tutto ciò che abbia un cuore meccanico e smontabile. «Mi è capitato di mettere le mani persino su alcuni ingranaggi di un ex macchinario per fare maglioni di lana».

VIAGGIO NELLA CONTEMPORANEITÀ
Gran parte del lavoro è, dunque, concentrato sulla ricerca del materiale, vissuto come un vero e proprio viaggio nelle pieghe della nostra contemporaneità. «Ho iniziato recuperando oggetti dismessi da amici e conoscenti fino a scoprire un grande centro di riciclo a Berna, un paradiso d'ispirazione per le miei creazioni».                                        


 

La fabbrica dell'orologeria svizzera

La Svizzera è per Angela una seconda base, oltre che un serbatoio di stimoli e suggestioni. Quando la incontriamo nel suo laboratorio di Civitella D'Agliano, in provincia di Viterbo, ci dice che trascorre molto tempo a Burgdorf, «la città natale del mio compagno, Samuele Vesuvio, artista di professione. Qui, grazie a una serie di riscontri positivi da parte del mercato, ho avuto modo di capire che stavo andando nella direzione giusta». La serie di orecchini “Pillole di tempo” (fatti da ingranaggi di scarto di orologi svizzeri incapsulati in involucri trasparenti quasi a voler imprigionare un tempo imperfetto) sono uno dei frutti di queste lunghe permanenze d'oltralpe. «La Svizzera, con la sua tradizione secolare dell'orologeria, è per me una terra di grande ispirazione che forse ha saputo recepire più dell'Italia l'originalità artistica dei miei gioielli. Ne è una prova che il Tinguely Museum di Basilea abbia acquistato una delle mie collezioni ora in vendita nello shop».


 


TRA HIP HOP, STREET E POP ART 

«La cultura hip hop, la street e la pop art, la musica techno e punk hanno influenzato gli anni della mia formazione e tutto ciò è confluito, sotto varie forme, nel canone estetico di Anjoy Ready Made Jewels. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare i miei prodotti sono molto ricercati, più che dalle giovanissime, dalle donne over 40: mi fa sempre un certo effetto vedere clienti, spesso griffate dalla testa ai piedi, indossare con orgoglio e un pizzico di provocazione, i miei gioielli». Classe 1986, Angela ha metà sangue tedesco e metà ceco. «Mio padre è ingegnere mentre mia madre è pittrice, estrema razionalità da un lato e visione artistica dall'altro, due aspetti compresenti nella mia ricerca. Sono nata a Sindelfingen, in Germania, e ho passato l'infanzia spostandomi da un posto all'altro nel Centro Italia, tra la Toscana e le Marche, per poi approdare, durante gli anni dell'adolescenza, a Orvieto. Qui ho avuto la possibilità di frequentare il liceo artistico e di lavorare in una bottega artigiana specializzata in cuoio: ho così scoperto il potenziale degli scarti e la possibilità di trasformarli in bracciali e portachiavi. Durante il periodo dell'università ho iniziato a prendere confidenza con il fimo, la pasta sintetica utilizzata per creare piccoli oggetti e bigiotteria. Ma quello che facevo non mi soddisfaceva. Ero alla ricerca di una nuova forma d'espressione che rappresentasse me e la mia generazione. E penso di averla trovata».
 
 

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