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Cate Blanchett: Paladina delle donne

Cate Blanchett non ha paura di niente. E, dopo aver sfidato i pregiudizi al Festival di Cannes, torna in grande stile al cinema in “Ocean’s 8” in una banda criminale al femminile degna di Clooney e soci

Ven 29 Giu 2018 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
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Cate Blanchett non ama i mezzi termini né indora la pillola. Va dritta al punto e non chiede il permesso. Nel caso questo lato della personalità fosse sfuggito, ci ha pensato il Festival di Cannes a metterlo bene in mostra. Da presidente di giuria ha lasciato il segno: poteva mostrarsi accondiscendente e mansueta, invece ha marciato sul red carpet della manifestazione assieme ad altre 81 colleghe in rappresentanza delle donne in concorso dalla nascita dell’evento (gli uomini, per inciso, sono 1645). Alla vigilia dei 50 anni, con due Premi Oscar conquistati, questa dea australiana è la regina di Hollywood, oltre che angelo del focolare e mamma di quattro figli (tra cui una bimba adottata). E ora è pronta a stupirci di nuovo: il 26 luglio torna al cinema a capo di una gang di ladre per ‘Ocean’s 8’. Con lei a realizzare il colpo del secolo ci saranno attrici della A-list, da Sandra Bullock ad Anne Hathaway, entrambe vincitrici dell’Academy Award.

Partiamo da una curiosità: dopo aver riempito la sua casa di premi di ogni tipo, si è sentita all’altezza di giudicare i film di Cannes?
«È una missione impossibile accontentare tutti, ma il mio obiettivo è stato quello di guardare a quello che ci unisce anziché sottolineare quello che ci divide. A dire la verità, però, ho trovato bizzarro che abbiano scelto me come presidente, una a cui dei premi non interessa nulla…».
 
Alla Croisette ha portato molto di più di un giudizio sulle pellicole in concorso…
«Il festival quest’anno ha puntato su uguaglianza di genere e diversità, due temi che mi stanno molto a cuore. Ma non sono un’ingenua, so che ogni cambiamento richiede tempo e azioni. Non serve pontificare con bei discorsi, bisogna rimboccarsi le maniche e agire». 
 
Si è mai sentita giudicata per l’estetica e non per il talento?
«Sembra che essere attraenti precluda la possibilità di avere un cervello e a me non sta bene. Ma se fossimo sempre tutti d’accordo il mondo diventerebbe piatto e noioso. A me piace dibattere, capire le diverse prospettive e creare una discussione costruttiva».
 
Si sente ottimista?
«I cambiamenti non accadono dalla sera alla mattina. Vorrei vedere più donne a Cannes? Certo, ma vorrei soprattutto che i film venissero giudicati in base alla qualità e non al genere».
 
Pensa che il cinema debba avere una valenza politica?
«Sono certa che i film abbiano delle implicazioni politiche, perché aprono la mente del pubblico su cosa accade attorno a loro nel mondo. La settima arte connette a livello umano ed è una delle sue prerogative più preziose».
 
È contenta di diventare portavoce del movimento #metoo?
«Stiamo vivendo una rivoluzione radicale dei costumi a livello mondiale, con un movimento che celebra le differenze e l’accoglienza e invita ad ascoltare prima di chiudere la porta in faccia a quello che non conosciamo».
 
Ha sempre avuto il pallino del cinema?
«Mio padre mi ha cresciuta guardando i western, ma è diventato il mio piano B appena ho preso lezioni di recitazione. Prima ho studiato arte a Melbourne e pensavo di diventare restauratrice o curatrice di musei. E ora condivido questa mia passione con i miei figli».
 
Cosa insegna loro con più determinazione?
«Li porto sempre con me sul set per far loro capire che questo mestiere non è solo glamour, ma duro lavoro e nulla si ottiene senza sforzo». 
 
Nei suoi ruoli ha abituato il pubblico a molte trasformazioni, la prossima la vede impegnata nel colpo del secolo per rubare una collana di diamanti da 150 milioni al Met Gala, l’evento più glamour dello show business. Quanto si è divertita in “Ocean’s 8”?
«Questo cast di donne è strepitose, incarnano la diversità per età, colore della pelle ed estrazione sociale e ne vado molto fiera. Abbiamo tutte in comune una passione per il nostro lavoro e davanti alla telecamera ci riuniamo per mettere a segno una rapina ambiziosa. Stavolta gestisco un club malfamato e quando Debbie (Sandra Bullock - ndr) esce di prigione mi chiede una mano per tornare nel giro».
 
Debbie è la sorella del personaggio di George Clooney nella trilogia di “Ocean’s 11”. Lo rivedremo tra queste astute ladre?
«Non posso anticipare nulla, ci ha comunque dato la sua benedizione anche se ora credo che sia impegnato con i Teletubbies! (si riferisce alla nascita dei suoi gemelli - ndr)».                                             

 


UNA DEA TRA DI NOI

L’australiana Catherine Elise Blanchett, classe ’69, ha conquistato due Premi Oscar (dopo 7 candidature) e vanta una carriera capace di alternare blockbuster del calibro de “Il Signore degli Anelli” a pellicole indie come “Blue Jasmine” di Woody Allen. Presidente di giuria del Festival di Cannes 2018, è la regina incontrastata dell’estate con “Ocean’s 8”, una pellicola al femminile sul colpo del secolo, in arrivo il 26 luglio in sala. Il sequel delle rapine di George Clooney, Matt Damon e soci ha come protagoniste Rihanna, Sandra Bullock, Anne Hathaway e altre star dell’A-list hollywoodiana. Vent’anni fa ha sposato lo sceneggiatore Andrew Upton, con cui ha tre figli: Dashiell John, Roman Robert e Ignatius Martin (17, 14 e 10 anni). La coppia ha anche adottato una bimba, Edith Vivian Patricia, perché l’attrice è attivista fin da giovane e ora è ambasciatrice ONU per i rifugiati. L’impegno sociale si alterna al lato glamour e infatti è da poco stata nominata prima global brand ambassador di Armani. Da oltre un decennio si dedica anche alla regia e si è concessa anche ruoli da doppiatrice, dai cartoni “Ponyo sulla scogliera” e “Dragon Trainer 2”, fino a diventare voce narrante di “Voyage of Time” di Terrence Malick. Dal 25 ottobre sarà al cinema con “Mowgli”, prestando la voce a Kaa nel nuovo adattamento de “Il libro della giungla”. Versatile e poliedrica, la ricordiamo per alcune pellicole cult, tra cui “Elizabeth: The Golden Age”, “The Aviator”, “Thor: Ragnarok” e “Il curioso caso di Benjamin Button”, passando per favole come “Cinderella” e “Robin Hood”.
 
 

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