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Ho scelto di vivere in comunità

Marina Galati, da 40 anni nella comunità di Don Giacomo Panizza fondata a Lamezia Terme, si è occupata di disabili, droga, Aids e oggi tratta delle donne

Lun 23 Lug 2018 | di Angela Iantosca - foto di Mauro Turatti | Attualità
Foto di 9

“Ero al primo anno di Psicologia quando sono 'entrata' in comunità. Già avevo conosciuto la realtà creata da Don Giacomo Panizza, perché facevo parte del mondo degli Scout che aveva contribuito alla sua nascita. Alcuni dei gruppi Scout erano stati a Capodarco a fare un campo di volontariato e in comunità si parlava dell'idea di poter far nascere un qualcosa. Io sapevo di voler rimanere in Calabria e l'esperienza in comunità rappresentava un modo diverso di vivere. Erano gli anni Settanta e lo stile era molto vicino a quello delle comuni, cosa che mi affascinava».
 
Cosa ti ha colpito della comunità?
«Il concetto di diritto: io venivo dal mondo del sociale ed era una esperienza che già era dentro di me. Ma lì ho imparato cosa fosse il diritto. Un concetto che non era presente nelle nostre realtà calabresi, dove c'è il concetto di fare qualcosa per qualcuno in cambio di qualcos’altro».  
 
Poi ci fu la possibilità di creare una comunità in cui c'erano ragazzi con disabilità. 
«Allora, a Lamezia Terme, vedere i disabili andare al cinema o alle scuole serali era assurdo, sarebbe stato uno shock culturale vedere una coppia disabile sposata. Quindi la nostra idea era proprio quella di farli uscire, togliendo quel senso di vergogna e portandoli nella vita di tutti, non permettendo che venissero deportati fuori dalla Calabria».
 
Oltre che di disabili, ti sei occupata di tossicodipendenza.  
«Sono stata la prima responsabile della comunità terapeutica che abbiamo deciso di aprire. Poi mi sono occupata di Aids. Erano gli anni Ottanta e molti venivano da fuori. In quegli anni feci nascere la Lila in Calabria. Allora le persone con Aids erano quelle che venivano ricoverate e morivano in ospedale. Abbiamo ribaltato l'idea di malato, pensando alla loro vita, non alla morte. Abbiamo creato gruppi di auto aiuto e abbiamo organizzato seminari incentrati sulla cura del sé». 
 
Cosa ha significato lavorare con persone con l’Aids?
«Dicevo sempre che le accompagnavo alla vita... Ho visto morire tantissime persone. È stato uno dei momenti più forti per me».
 
Ma non ti sei fermata all'Aids.
«Ho fatto nascere le cooperative con i rom, che è stata la prima cooperativa in Calabria che si occupava della raccolta differenziata porta a porta fatta con i rom… I rom vivono ancora in un campo con un muro alto 3 metri. L'idea era quella di abbattere il muro, integrandoli».
 
Non contenta hai dato vita anche alla finanza etica. 
«Con una rete di soci, ho fondato il gruppo dei soci di Banca Etica in Calabria. Sin da subito come comunità Progetto Sud mi sono impegnata e ora sono Vice Presidente Nazionale del CNCA, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza».
 
Eppure non ti sei fermata alla Calabria. 
«Ormai sono 18 anni che collaboro con una congregazione di religiosi africani e con una associazione di persone sieropositive che si occupano di bambini che hanno perso i genitori. Una volta l'anno vado in Uganda. Ho cominciato ad occuparmi delle donne che portano avanti progetti con il microcredito. Investire su di loro significa investire sul villaggio. E poi ho girato in Marocco, Ecuador...».
 
Da tempo ti occupi della tratta.
«Già negli anni Novanta a Lamezia Terme eravamo un punto di rifugio».
 
Chi accogliete?
«In questi ultimi anni abbiamo in comunità soprattutto nigeriane, per quanto riguarda lo sfruttamento sessuale, ma anche rumene e bulgare. In merito allo sfruttamento lavorativo, operiamo nell'area della piana lametina in collegamento con quella di Sibari e Rosarno».
 
Vi occupate anche di caporalato? 
«Sì, abbiamo deciso da alcuni anni di occuparci anche di sfruttamento del lavoro. Abbiamo gente che parte da Foggia, da Sibari e che va in Campania, a Mondragone. Le donne vengono pagate meno degli uomini e a volte c'è anche il ricatto sessuale.  A questo si aggiunge la tratta degli uomini: dal Bangladesh, per esempio, arrivano già con un debito e non si tratta solo di sfruttamento lavorativo».
 
Chi gestisce la tratta delle nigeriane? 
«Per quanto riguarda le nigeriane, c'è la mafia nigeriana che lavora in tutta Europa. Diciamo che la 'ndrangheta non si occupa di prostituzione, ma la mafia nigeriana deve ricevere un ok dalla mafia calabrese per poter agire...».
 
Quanto si può guadagnare con una donna su strada?
«Fino a 150mila euro all'anno. Ma cominciano ad esserci retate e alcune ragazze cominciano a denunciare e ad essere allontanate. È un mondo di donne e anche le maman (le donne che sfruttano le prostitute - ndr), a loro volta, sono donne che sono state sfruttate. Ciò che si evidenzia è che negli ultimi anni si è abbassata l'eta delle ragazze che hanno anche solo 14-15 anni. Quando arrivano, alcune sanno dove andare, altre sanno che saranno contattate, altre arrivano con uomini che sono sfruttatori… Il tema che ci interessa fare è andare nei luoghi da cui arrivano con il CNCA per capire con alcune organizzazioni che stanno lì che tipo di proposte fare…». 
 
Quanti siete a Lamezia?
«Solo nella Progetto Sud siamo 150 persone. Ma se comprendiamo tutte le attività siamo circa 300. Nel settore tratta delle donne siamo 15 persone. Ho visto passare tantissima gente, tante storie in questi quaranta anni. Ho visto anche forme nuove di fare comunità… Un  elemento che sicuramente mi ha segnato è stato ed è la possibilità di creare. Perché l'accoglienza implica questo: chi arriva porta storie e ti spinge alla creatività».                                              

 


LA COMUNITÀ PROGETTO SUD

La Comunità Progetto Sud è nata a Lamezia Terme come comunità del movimento di Capodarco nel 1976. Il gruppo iniziale era composto da 20 persone tra handicappati fisici e volontari. L’obiettivo iniziale era quello di dare risposte alternative alla istituzionalizzazione e deportazione dei disabili calabresi negli istituti del nord. Col tempo la Comunità ha affrontato altre problematiche sociali (minori, tossicodipendenti, disagio giovanile, Aids, immigrati, Rom), dando vita ad un insieme di gruppi diversificati nelle finalità e sempre tendenti al rispetto dei principi della legalità, della giustizia e dei diritti umani. Info: www.comunitaprogettosud.it.
 
 

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