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E se ci diranno

Alle prese con match che non ci appartengono, a chi vogliamo dare ascolto?

Lun 23 Lug 2018 | di Angela Iantosca | Editoriale

Uno respinge, l'altro apre, l'uno dichiara e l'altro smentisce. L'uno ammicca e l'altro si infervora. L'uno rimprovera e l'altro sbraita. 
E noi? Guardiamo questi match come si guarda una partita di tennis: le teste rigide su colli mobili che volgono lo sguardo una volta a destra e una volta a sinistra. Nel silenzio totale. Mentre la pallina sulla racchetta emette quel “toc” a cui corrisponde un “tac”, che spezza una cappa priva di parole. “Toc”, si girano le teste all'unisono da una parte, “tac” si girano le teste all'unisono dall'altra. “Toc” compare un tweet su una pagina, “tac” ne compare uno su un'altra pagina. “Toc” una pagina di giornale pubblica una notizia, “tac” una pagina di un altro giornale pubblica la smentita. Noi compriamo, leggiamo e non capiamo qual è il reale oggetto della contesa o, per meglio dire, il soggetto. È quella pallina? È quella partita? È quel tweet? Sono i due “tennisti”? O siamo noi? 
Siamo capaci di decidere, al di là della bandiera, della squadra, dell'identità, al di là di chi dichiara cosa?
“E se ci diranno che per rifare il mondo c'è un mucchio di gente da mandare a fondo” noi cosa faremo?
“E se ci diranno che nel mondo la gente o la pensa in un modo o non vale niente”, noi cosa faremo?
“E se ci diranno che è un gran traditore chi difende la gente di un altro colore”, noi cosa faremo?
“E se ci diranno che è un destino della terra selezionare i migliori attraverso la guerra”, noi cosa faremo? Luigi Tenco 50 anni fa cantava: “Noi risponderemo, noi risponderemo, No no no no no no no no no”.

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