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Sole, mare e psoriasi: gli effetti benefici sulla malattia

Lun 23 Lug 2018 | di Emanuele Tirelli | Salute
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D’estate bisogna approfittare del sole e del mare, non solo per una dimensione di relax, ma anche perché restituiscono benefici interessanti alla pelle affetta da psoriasi. Claudio Bonifati, dirigente responsabile dell’Ambulatorio per lo studio e la cura della psoriasi dell’Istituto Dermatologico San Gallicano di Roma, sottolinea come questa combinazione sia particolarmente fruttuosa, ne spiega i motivi e fornisce alcune indicazioni utili per evitare effetti controproducenti. Le forme della malattia possono essere differenti e dipendono anche dal soggetto, dalle cure e dal periodo.

Cos’è la psoriasi?
«Si tratta di una malattia infiammatoria della pelle, autoimmune e, nella sua forma più tipica, caratterizzata da chiazze eritematose ricoperte da squame, con sedi preferenziali al cuoio capelluto, gomiti, ginocchia e regione sacrale. Può colpire a tutte le età, con un picco maggiore di incidenza tra i sedici e i ventidue anni».

E non è contagiosa.
«Assolutamente no».

Quali sono le cause?
«Sappiamo che c’è una predisposizione genetica e che fattori endogeni ed esogeni agiscono determinando l’espressione clinica più o meno grave a seconda dei casi. In alcune circostanze, infezioni, stress e traumi fisici della pelle - anche banali come un graffio - possono stimolare la comparsa delle lesioni. In altre, non siamo in grado di individuare il fattore scatenante, che però non incide necessariamente sull’andamento della psoriasi. Nel senso che non la condiziona nel suo iter dopo la sua manifestazione. Si parla anche di una certa stagionalità: tende a peggiorare nei mesi freddi e durante i cambi di stagione; a migliorare nel periodo estivo».

Quanto sono importanti il sole e l’acqua del mare?
«C’è un’azione sinergica dei raggi ultravioletti e dell’acqua salata, che ha un effetto decapante di per sé, perché allontana le squame e ammorbidisce le lesioni. Questo però non deve portare a un eccesso di esposizione, che invece può avere effetti negativi di peggioramento della malattia, di fotoinvecchiamento e rischio di tumori alla pelle». 
 
A quali indicazioni bisogna attenersi?
«Innanzitutto alle raccomandazioni che valgono per tutti: evitare le ore centrali, esporsi gradualmente e usare un filtro solare. Inoltre, se la lesione è in fase attiva, si possono applicare prodotti a base di cortisonici e di derivati della vitamina D. Con chiazze molto spesse, invece, consigliamo prodotti con un alto potere cheratolitico, che allontanano le squame e, in qualche modo, preparano la lesione ai raggi ultravioletti. Sulla pelle non interessata dalle chiazze, va applicata una protezione con un fattore alto selezionato anche sulla base del “fototipo”. Sulla lesione è preferibile un filtro a bassa protezione. Suggeriamo questa strategia consapevoli del fatto che basta davvero poco tempo per applicare due protezioni diverse».

Il relax estivo gioca un ulteriore punto a favore?
«Certamente. Uscire dalla routine aiuta molto. Abbandonare i ritmi quotidiani e distendersi in una dimensione vacanziera fa bene a tutto il corpo e, in questo caso, anche alla psoriasi, che invece va a braccetto con lo stress. Se uniamo il relax al sole e all’acqua del mare, è ancora meglio. Purtroppo, soprattutto nelle manifestazioni più importanti, i pazienti provano una sensazione di disagio nel mostrare la loro pelle in pubblico e quindi evitano di andare in vacanza al mare e di mostrarsi in costume. Noi, però, li invitiamo sempre a superare questo limite, anche gradualmente. Consigliamo di godere della vacanza e dei suoi effetti benefici, perché allentare la tensione sulla percezione della malattia contribuisce a migliorare la malattia stessa».                                           

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