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Siccità? risolto: beviamoci il Tevere

La soluzione di Acea, Comune di Roma e Regione Lazio: un 'potabilizzatore' del fiume. L’acqua buona c’è già, solo che la metà si perde

Lun 23 Lug 2018 | di Daniele Castri e Francesco Buda | Acqua
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Dal “biondo” Tevere ai rubinetti. Così disseteranno la Capitale e altri 111 paesi e città della provincia romana. Cioè 3,9 milioni di persone, il 67% dell'intera popolazione laziale. 
È la soluzione ideata e approvata in gran segreto dall'Acea con il Comune di Roma, la Regione Lazio, la Asl Roma2 e l'Istituto superiore di sanità. Impermeabile alla necessaria svolta nella gestione delle risorse idriche, innanzitutto riparando le crepe strutturali degli acquedotti, così da evitare di perdere circa la metà dell'acqua potabile immessa in rete, la montagna dei lobbisti e tecno-burocrati ha partorito il topolino: un grande “potabilizzatore” su un'ansa del fiume tratterà l'acqua di uno dei fiumi più inquinati d'Italia per darla poi da bere alla gente. L'impianto sostituirà i prelievi dal malandato lago di Bracciano, bloccati a luglio 2017. Il cantiere è già avviato: si trova vicino ai quartieri Fidene, Castel Giubileo, a due passi dall'Aeroporto dell'Urbe. Praticamente attaccato al deposito dei bus Atac e al grande e controverso depuratore Roma Nord, sequestrato tempo fa dalla Forestale perché scaricava liquami non adeguatamente trattati nel fiume, che comunque continua a ricevere innumerevoli sversamenti illegali da fossi e tubi pirata. 

PROGETTO LAMPO E TOP SECRET
L'iter di vaglio e approvazione del potabilizzatore ha avuto tempi velocissimi, straordinariamente insoliti per questo tipo di iniziative. Presentato da Acea il 13 dicembre scorso, il progetto in soli 7 giorni è stato approvato in via preliminare. In 121 giorni hanno proposto, discusso, valutato e deciso tutto: l'ok definitivo è arrivato il 13 aprile. L'istruttoria è addirittura durata 51 giorni. Nel Lazio mediamente i progetti impiegano un paio d'anni per essere approvati. Il fulmineo iter è ancor più sorprendente se consideriamo le complesse variabili e criticità igienico–sanitarie di una simile operazione. Rapidità record, anche grazie alla dichiarazione di “pubblica utilità” assegnata all'opera: una corsia preferenziale chiesta da Acea, la municipalizzata detenuta al 51% dal Comune di Roma e presieduta illo tempore da Luca Lanzalone, inviato dai vertici grillisti per affiancare la Sindaca Virginia Raggi nella faccenda del nuovo stadio giallorosso e non solo. L'avvocato genovese è poi finito agli arresti domiciliari per quell'affare. Ma se lo stadio è ancora sulla carta, l'impianto per prendere l'acqua del Tevere, trattarla e inviarla ai rubinetti è già in costruzione. 
Lo documentano le esclusive immagini riprese con il nostro drone. Solo così si può vedere quel che accade nel sorvegliatissimo sito prescelto, in via Vitorchiano 165, presso un centro analisi di Acea. 
 
LAVORI AVVIATI... CON L’ACQUA IN BOCCA
L'opera è pubblica, gli atti sono pubblici, gli Enti coinvolti sono pubblici e pure i soldi spesi saranno pubblici, ma quel posto suggerisce l'idea di un'area blindata e nessuno vuole parlare ufficialmente di quel che vi accade. Infine, un ulteriore poco brillante dettaglio: Acea ha affidato i lavori per il mega impianto che abbevererà 7 abitanti su 10 nel Lazio il 14 marzo. Cioè un mese prima che si concludesse la Conferenza dei servizi sul progetto. Vale a dire prima che le Istituzioni competenti terminassero il vaglio del progetto e prima che esprimessero la propria obbligatoria decisione. Com’è possibile?                               

DUE ENORMI SCOGLI LEGALI
Nessun allarmismo da parte nostra. Ma a porre dubbi e preoccupazioni è la stessa normativa: il Piano di tutela delle acque del Lazio (legge regionale 42 del 2007 e delibera della Giunta n. 819 del 2016) vieta di scaricare reflui industriali nei fiumi, laghi, fossi e canali da cui si attinge per produrre acqua potabile. Gli scarichi industriali già esistenti - dice la legge laziale - vanno dirottati a valle degli impianti che attingono le acque per potabilizzarle. Per il potabilizzatore Acea a Roma nord, come supereranno tale divieto? Faranno spostare tutti gli scarichi industriali nel Lazio che finiscono nel Tevere? E per gli scarichi che il fiume riceve nelle altre tre regioni, Emilia Romagna, Umbria e Toscana? E con i tanti sversamenti abusivi come pensano di fare? E poi, per poter potabilizzare le acque fluviali, la legge nazionale (decreto legislativo 152 del 1999) impone alla Regioni di classificare i corsi d'acqua in base al loro inquinamento, monitorandoli per un anno con analisi mensili. Cosa che per il Tevere la Regione Lazio non ha fatto. 

 


Bastava ridurre un po’ di perdite

La spesa per il potabilizzatore è di 12,7 milioni di euro. Il nuovo impianto tratterà 43mila metri cubi al giorni di acqua, con una portata di 500 litri al secondo, sufficiente a riempire 17 piscine olimpioniche in sole 24 ore. Altrimenti detto, sono 43mila metri cubi al giorno. In un anno, è un volume pari a 15 milioni e 695mila metri cubi. Per ottenere questo risultato, basterebbe evitare di disperdere poco meno del 9% del volume di acqua potabile attualmente immessa in rete. Infatti Acea dichiara di distribuire 361 milioni di metri cubi l'anno nell’Ambito idrico numero 2, quello di Roma e provincia. Ma l'Istat ci dice che quasi la metà, intorno ai 176 milioni di metri cubi, si perdono per strada. Ma nel progetto per il potabilizzatore Acea non si parla di una seria programmazione in tale direzione né di una seria programmazione in grado di aumentare la portata e il livello del lago di Bracciano. Gli Enti che hanno dato il via libera al potabilizzatore, principalmente la Regione Lazio e il Comune di Roma, non hanno nemmeno concertato con Acea un recupero più generale del fiume Tevere, come avvenuto nel recente passato per la Senna a Parigi – dove peraltro si trova il quartier generale della multinazionale che di fatto comanda in Acea - o per il Tamigi a Londra.                   
Il brevetto antiperdite made in italy
Un sistema rapido, semplice, efficace e a basso costo per monitorare e scovare le perdite idriche è il sistema S.I.M.P.Le., che sfrutta le microonde e i segnali elettromagnetici (foto). Messo a punto dalle Università del Salento e di Bari, funziona con uno speciale “cavo” parallelo alle condotte messo in fase di posa in opera, oppure - ma solo per tubi metallici esistenti - dopo. Lo ha installato l'Acquedotto Pugliese, il più vasto d’Europa, in alcune condotte e sta riscuotendo interesse all’estero. Intanto gli ingegneri pugliesi continuano a migliorarne le performance, specialmente per le vecchie condotte. Può rivelarsi migliore dei sistemi tradizionali a onde acustiche che sono disturbati da rumori e vibrazioni. Il brevetto ha vinto il premio dell’Innovazione alla Mostra Internazionale dell’Acqua H20 nel 2016. Consentirebbe di evitare importanti giri di appalti sulle riparazioni.
 

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