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Ci sono confini e confini

Perché proteggiamo alcuni confini geografici e non tuteliamo nella stessa misura la nostra vita privata?

Mer 29 Ago 2018 | di Angela Iantosca | Editoriale

Ci sono domande che mi imbarazzano. E sono quelle che io chiamo “invasioni di campo”. Sono quelle che riguardano la vita privata, le scelte esistenziali e che implicano risposte che ognuno sussurra a se stesso o solo alle persone con le quali decide di condividerle. Ma ciò che mi colpisce di più è la reazione al mio stupore. Come se questo andare oltre, l'invasione del mio spazio, fosse un atto dovuto, un diritto di un altro e la mia ‘chiusura’ un qualcosa di incomprensibile.

È evidente che stiamo perdendo la nozione di confine, quel limite invisibile che ci protegge dall’altro e che garantisce la libertà altrui e nostra. Il confine indica l’inizio di uno spazio inviolabile, nel quale c’è il diritto alla privacy, il rispetto dei minori, il rispetto delle diversità, delle minoranze, delle fasce deboli, di tutto ciò che c’è al di là di una porta che una persona decide di chiudere o aprire. Una linea inviolabile che, forse, per colpa o grazie (dipende sempre dai punti di vista) ai social, stiamo sempre più abbattendo. Siamo confusi. è evidente. Anche perché, a fronte di alcuni confini labili che ci fa comodo che siano tali, anche per una forma di voyeurismo malato che ognuno di noi ha, pretendiamo confini laddove non dovrebbero esserci. Allora non ci preoccupiamo di salvaguardare la nostra privacy o quella dei nostri figli – penso alle immagini che postiamo sui social senza riflettere - e ci preoccupiamo di tracciare confini inesistenti, penso ai mari e alle montagne interpretati come limiti e non passaggi… Lo diceva Erri De Luca al Salone del libro a Torino: «I mari hanno sempre portato civiltà, tanto che Omero usava l’espressione ‘una strada liquida’ per indicare il mare». Una strada… appunto. E lo stesso vale per le montagne che sono valichi, non muri insormontabili.

Se chiediamo ad un ragazzo cosa è un confine, ci dice quella sottile linea che separa un Paese da un altro. Un muro in nome del quale ci si sente autorizzati a respingere chi vorrebbe passare, a fermare una civiltà che si muove. Ma cosa è un confine in un social o nella nostra vita? Siamo integerrimi nella stessa misura? Come possiamo difendere uno spazio che in fondo non esiste e che ognuno di noi rappresenta in modo diverso nella propria testa? Come tornare a recuperare il valore della vita privata?


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