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Evangeline Lilly: Grazie, amore mio!

Evangeline Lilly è una tipa tosta: naufraga in “Lost”, elfo ne “Lo Hobbit” e vespa in “Ant-Man and the Wasp”. Fuori dal set però non gioca a fare l’eroina, anzi mette a nudo le sue fragilità

Mer 29 Ago 2018 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
Foto di 11

Nel suo abito bianco con ricami d’argento, Evangeline Lilly fluttua tra i comuni mortali come una dea che s’affaccia per la prima volta sulla Terra. Spalanca gli occhioni verdi, sorride anche con lo sguardo e ti abbraccia con un calore che finora ha mostrato solo nel privato. È come sbocciata, di nuovo, grazie al ruolo di protagonista nel nuovo cinecomic Marvel, “Ant-Man and the Wasp”. Lei, la vespa del titolo, è una supereroina fuori dal comune, ma ormai non ci sorprende più: da una che ha sfidato il naufragio in “Lost” e combattuto con gli elfi ne “Lo Hobbit” ci aspettiamo di tutto. Anzi quasi tutto, perché esiste un lato di lei privato, intimo e doloroso che ha sempre tenuto lontano dalle telecamere. Lo ha rivelato ai piccoli giurati del Festival di Giffoni, per mostrare loro che la forza si scopre proprio dalle debolezze. Non fa più mistero della depressione che l’ha colpita all’apice del successo e che le ha quasi fatto mollare la carriera, perché ora si sente rinata e in pace con se stessa.

Qual è la più grande lezione che ha imparato nella vita?
«Ho capito a mie spese che diventiamo ciò che siamo non certo grazie ai momenti felici. È il dolore che ci plasma e ci modella. Ecco perché piacciono tanto i supereroi: loro imparano da questa sofferenza a elevarsi fino a qualcosa d’incredibile. La mia Hope (che forse si chiama “Speranza” non a caso - ndr) riflette quello che ho passato anch’io. Sono stata una persona a pezzi, ma oggi finalmente lo faccio vedere, mi sento pronta a rivelare le mie debolezze perché so che lì risiede la mia vera forza».

Il destino ha ripagato tanta tenacia rendendola la prima donna ad essere citata in un film di supereroi della Marvel. Che effetto fa?
«Ognuno di noi può fare la differenza e questo è un passo importante non solo per me, ma verso l’uguaglianza di genere. Ogni individuo – uomo o donna – è importante: forse ci sentiamo piccoli se ci rapportiamo alla grandezza del mondo eppure i momenti che dividiamo come essere umano non sono mai insignificanti».
 
Non crede sia una mossa di marketing per tenere buono il genere femminile durante la tempesta del #metoo?
«No e sa perché? Questo film è stato scritto tre anni fa e lo scandalo del produttore Harvey Weinstein è scoppiato mentre stavamo girando. Il titolo non è stato un modo per correre ai ripari, anzi è stato scelto prima che fosse “trendy” a Hollywood». 

Il mondo dello spettacolo di fatto sta dando più spazio alle donne anche per senso di colpa.
«Concordo: mai come ora le case di produzione hanno affidato tanti progetti alle donne. Nel mio ultimo viaggio a Los Angeles ho incontrato quattro registe, record assoluto: in 14 anni di carriera non mi è mai successo. Credo che si stia cavalcando l’onda per un mero interesse economico, d’altronde quest’industria vuole fare soldi, ma se per farlo attua un reale cambiamento allora ben venga. Promuovendo l’uguaglianza vinciamo tutti».
 
Da mamma, cosa ripete ai suoi figli?
«Noi adulti diciamo sempre ai bambini che saranno il futuro e invece loro contano già oggi, hanno il potere di cambiare il mondo già in questo momento. Dobbiamo solo ricordarglielo e sottolineare che ogni scelta fatta oggi ha un peso immenso».
 
Per questo ha scritto libri per ragazzi?
«Mi auguro sempre di trovare abbastanza tempo per mettere nero su bianco tutte le storie che mi frullano in testa. Considero infatti la recitazione come il mio lavoro fisso, ma vorrei che la quantità di tempo che dedico a questa carriera vada via via riducendosi, per lasciare spazio alla scrittura. Sogno di raccontare le mie storie invece di interpretare quelle degli altri».
 
Questi personaggi con superpoteri al cinema continuano ad ispirarci, chi è il suo eroe?
«Il mio compagno (Norman Kali - ndr) e papà dei miei due figli. In questo momento è a casa mentre io viaggio per lavoro in giro per il mondo. Quest’uomo fantastico mi permette di mettere le ali ai miei sogni e non potrei essergliene più grata».
 
E da piccola?
«Avevo un debole per Campanellino e le sue ali e ora al cinema sono una vespa a caccia dei cattivi. Mi piacevano gli elfi e mi sono spuntate le orecchie a punta per “Lo Hobbit”. E sono sempre stata fan di Michelle Pfeiffer, così in “Ant-Man and the wasp” me la ritrovo persino come madre. Sono una donna fortunata, perché i miei desideri di bambina si stanno realizzando tutti».
 
La vita le ha dato tanto in termini di successo, ma lei ha sempre ricambiato. Quanto conta l’impegno umanitario nelle sue giornate?
«Da quattordici anni ho messo su una piccola organizzazione umanitaria che raccoglie fondi per il Ruanda e si occupa di aiutare la popolazione locale. È probabilmente la cosa di cui vado più fiera nella mia vita. Però vorrei fare una precisazione su un fatto che è stato divulgato ai tempi di “Lost” come se fosse qualcosa di eccezionale. All’età di 18 anni ho speso tre settimane in una missione delle Filippine. Credetemi, è stata un’esperienza di vita perché le cause umanitarie le ho sempre prese a cuore, ma non dipingetemi come se fossi un’eroina, ho solo cercato di fare la mia parte».
 
Ci svela una passione che le fa battere il cuore?
«Il calcio: trascorrere la notte a Parigi per strada sugli Champs Elysee per la vittoria della Francia del campionato del mondo è stato folle e indimenticabile…». 
 
 


UN SUPEREROE IN GONNELLA (E ALI)


La canadese Nicole Evangeline Lilly, classe ’79, è arrivata alle luci della ribalta grazie alla serie cult “Lost” per poi collezionare ruoli iconici come Tauriel nella saga de ‘Lo Hobbit’. Ha allietato le vacanze estive con l’uscita al cinema di “Ant-Man and the Wasp”, dove torna nei panni della donna-vespa, un’eroina Marvel capace di affiancare con forza e garbo l’uomo-formica Paul Rudd. Questa coppia incredibile ha aperto l’edizione 2018 del Giffoni Film Festival, manifestazione dedicata ai più piccoli nel cuore della Campania. Nella carriera ha alternato ruoli poco convenzionali, come in “Little Evil” con partecipazioni in pellicole impegnate del calibro di “The Hurt Locker”. Dopo la fine di “Lost” si è goduta un paio d’anni di anonimato alle Hawaii, con i due figli nati dalla relazione con Norman Kali, per cui ha scritto anche alcuni libri per bambini. All’inizio, infatti, ha avuto seri problemi ad adattarsi alla popolarità e alle attenzioni di Hollywood, con cui ora è scesa a patti.

 


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