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Come ridurre gli incendi del 90%

Coinvolgere le comunità locali premiando chi li previene. Strategia sperimentata con successo, ma poi rimessa nel cassetto. Perché?

Mer 29 Ago 2018 | di Francesco Buda | Ambiente
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C’è un modo per stroncare il dilagare dei roghi: si affida la sorveglianza dei boschi ad associazioni ambientaliste, agricole e di protezione civile, a cooperative sociali, ma pure a singoli contadini e pastori, da giugno a ottobre. Si ribalta in pratica la logica che impazza ancora oggi. Invece di pagare per gli incendi spenti, si premia chi evita le fiamme. È il sistema dei contratti di responsabilità, rivelatosi efficacissimo, ma insabbiato a quanto pare. 
 
RISPARMI ENORMI
I contratti di responsabilità sono stati sperimentati nel Parco Nazionale dell’Aspromonte, in Calabria, dal 2000 al 2007: gli incendi sono crollati del 90%. Mentre nel Parco nazionale del Pollino, tra monti calabri e Basilicata, e in vari Parchi regionali, hanno ridotto mediamente dell’80% la superficie bruciata rispetto alla media degli anni precedenti. 
«Il soggetto che firma il contratto con l’Ente Parco riceverà il 50% del valore del contratto (calcolato in base agli ettari da proteggere) agli inizi dell’attività e l’altro 50% se la superficie bruciata non supera l’1% della superficie data in “adozione”», ha spiegato lo stesso ideatore e pioniere dei contratti di responsabilità, il prof Tonino Perna, economista e sociologo. In una lettera aperta a tutti i parlamentari l'anno scorso con altri studiosi chiedeva di applicare tale strategia, che lui stesso ha messo a punto quando era direttore del Parco dell'Aspromonte. «Prevenire un incendio costa in media 8 volte in meno che spegnerlo», sottolinea Maria Cristina D’Orlando, presidente italiano del PEFC, Programma di valutazione degli schemi di certificazione forestale. Far volare aerei ed elicotteri e spargere i ritardanti è costosissimo. «I costi sono lievitati da quando l’assurda riforma dell’ex ministra Madia ha soppresso il Corpo Forestale traslocandolo nei Carabinieri, Vigili del fuoco e altri organismi - denuncia Costantino Saporito, segretario nazionale del sindacato USB Vigili del fuoco -. La manutenzione degli aeromobili, che in parte la Forestale faceva in proprio, oggi viene svolta da aziende private a prezzi di mercato, ben più alti». 
La manutenzione di 9 elicotteri NH500 alla Forestale costava 1,8 milioni di euro per tre anni, ora il contratto triennale firmato dai Carabinieri per 8 NH500 vale oltre 4 milioni di euro. «Un’ora di volo di un Canadair costa 14mila euro l’ora, oltre a rimborsi vari che possono far salire l’importo a 16mila euro l’ora, mentre sono aumentati i tempi di decollo, da 45 a 150 minuti: noi ne avevamo 20», ci spiega un forestale che preferisce l’anonimato per evitare inconvenienti. Il nuovo disciplinare di gara per l’appalto di gestione della flotta antincendio Canadair prevede complessivamente oltre 388 milioni di euro per 4 anni (Iva esclusa), di cui circa 70,6 milioni per 3.500 ore di volo, cioè oltre 20mila euro l’ora. 

SOLUZIONE IGNORATA A TUTTI I LIVELLI
E con i contratti di responsabilità? “A livello nazionale, il costo totale dell’operazione di pronto intervento ammonterebbe a 80 milioni di euro l’anno. Una cifra nettamente inferiore a quello che spendono le Regioni con l’affitto di canadair ed elicotteri (che oltre tutto usano spesso l’acqua del mare, con gravi danni all’agricoltura ed alla fertilità della terra)”. 
Lo spiegava al Parlamento il prof Perna alla fine della tremenda estate 2017 quando i roghi boschivi hanno causato danni stimati in 2 miliardi di euro. “Il contrasto agli incendi – notava l'inventore del vincente sistema anti-roghi - avviene efficacemente nei territori non abbandonati e sono gli abitanti, ancor prima dei Vigili del fuoco o dei Canadair, che intervenendo subito riducono notevolmente il danno. 
Il successo nella lotta agli incendi sta proprio nella rapidità dell’intervento di spegnimento. Tenendo conto dei dati storici sulle Regioni italiane più colpite dagli incendi negli ultimi venti anni, si potrebbe pensare ad una distribuzione di questi 80 milioni di euro alle seguenti Regioni: Sardegna, Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata, Campania, Abruzzi e Molise, Lazio, Toscana, Liguria”, suggeriva l'esperto, chiedendo a tutti i gruppi parlamentari un disegno di legge per l'attuazione dei contratti di responsabilità territoriale. Nulla di fatto. 
Un'altra estate si sta concludendo, con questa soluzione lasciata nel cassetto. Perché non puntare su questa modalità? Tanto più che il “giro” degli appalti per l'emergenza incendi è finito nel mirino dell'Antitrust: si sospetta una sorta di cartello anticoncorrenziale tra aziende private del settore aerei ed elicotteri (anche estere) per spartirsi il business. L'ipotesi è che abbiano condizionato «in senso anticompetitivo le procedure pubbliche di affidamento». 



 


I Vigili del fuoco: “Scelta politica”

«L’idea che sia la comunità a prendersi cura direttamente del territorio, ed in particolare delle aree boschive, è un’iniziativa che permette non solo di ridurre i danni causati dai roghi - dice a Il Caffè la Direzione regionale dei Vigili del fuoco del Lazio, per bocca di Simona Pognant, responsabile delle relazioni esterne, ma fa in modo che i cittadini, attraverso dei “contratti”, sottoscritti singolarmente o tramite le associazioni di volontariato, si riapproprino dello spazio pubblico. Questa però è una scelta politica. Destinare fondi a progetti di questo tipo spetta a chi governa. I Vigili del fuoco sono assolutamente disponibili a collaborare, per quanto di competenza, con gli enti che propongono attività di salvaguardia del territorio; la prevenzione infatti - conclude la Direzione laziale dei Vigili del fuoco - è uno dei pilastri su cui si fonda il lavoro quotidiano del Corpo Nazionale». 

 


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