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Bionde contaminate da pesticidi?

Glifosato presente in 25 birre vendute in Francia e 16 in Italia

Gio 30 Ago 2018 | di Dario Vista | Attualità
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Per molti è il simbolo dell’estate. La sua schiuma, la sua freschezza, il grado alcolico (in molti casi) limitato, sono elementi che ne hanno decretato la fortuna. Per la verità, negli ultimi anni il consumo di birra sta crescendo a prescindere dalla bella stagione e sta per raggiungere quello del vino. La forbice dei consumi tra queste due bevande alcoliche, in Italia, infatti, si stringe sempre più: il vino si è stabilizzato intorno ai 33 litri a testa l’anno; i brindisi con la “bionda”, invece, sono aumentati fino al nuovo record di 31,5 litri. Complice un aumento dell’offerta e l’affermazione della birra artigianale.
Preferire una bottiglia piuttosto che un’altra è questione di gusto, ma nella scelta non può non tenersi conto che la birra, come un qualsiasi altro prodotto che deriva da una materia prima vegetale (in questo caso il malto d’orzo), è soggetta a una possibile contaminazione di pesticidi. È questo che ha voluto verificare il Salvagente sulla base di uno studio francese che ha portato in laboratorio 45 birre (39 lager e 6 blanche) alla ricerca di  250 molecole. Molti i nomi famosi anche nel nostro paese: Heineken, Kronenburg, Corona, Carlsberg, Duvel, Leffe, Guiness solo per citarne alcuni.

L’invadenza del glifosato (e non solo)
Il risultato? La brutta sorpresa è stata trovare il glifosato in 25 campioni: il pesticida che secondo la Iarc è un probabile cancerogeno si conferma uno dei più utilizzati in agricoltura. D’altronde non è la prima volta che le analisi lo trovano nelle birre. Ad aprile, gli austriaci di Konsument ne avevano quantificato i residui in 7 campioni su 13. 
Non c’è solo l’erbicida, che con il RoundUp ha fatto la fortuna economica della Monsanto nelle birre analizzate: 3 campioni testati su 4 (per l’esattezza: 34 su 45) mostrano residui di antiparassitari. Tuttavia, solo 3 molecole sono state rilevate. Si tratta di 3 fungicidi (boscalid, ftalimmide e folpet), tutti in quantità ben al di sotto dei limiti consentiti (ovviamente nella materia prima). Il folpet è tossico per gli organismi acquatici e sospetto cancerogeno per l’uomo.  Il ftalimmide è un metabolita del folpet e come questo è un pesticida frequentemente utilizzato nella colture di orzo. Il boscalid, infine, è un fungicida della classe del piridin-carbossammidi. Utilizzato spesso in associazione con altri pesticidi, è considerato a bassa tossicità sulle cavie.

Cocktail pericoloso
Se l’effetto sulla salute dei singoli pesticidi è stato ampiamente discusso e valutato tanto da arrivare a una dose massima giornaliera consentita, poco si sa sull’effetto cocktail, ovvero l’azione sinergica delle diverse sostanze contemporaneamente presenti in molti alimenti di uso quotidiano, dalla frutta alla verdura passando per l’acqua e la pasta. 
Si sa pochissimo di come risponde il nostro corpo a un’esposizione cronica e multiresiduale di pesticidi, eppure non è difficile trovare prodotti che contengono due o più sostanze.
Spiega al Salvagente Patrizia Gentilini, oncologa dell’Isde, l’Associazione medici per l’ambiente: «Da decenni una parte della comunità scientifica denuncia il pericolo rappresentato da sostanze che alterano l’equilibrio ormonale, compreso quello metabolico e che sono note come interferenti endocrini».
Il riferimento è a uno studio che ha indagato l’effetto di 13 sostanze chimiche, non solo pesticidi. Lo studio durato 24 settimane ha, anche in questo caso, messo in evidenza un aumento di peso corporeo e dei parametri epatotossici come la bilirubina totale, l’alanina aminotransferasi e la fosfatasi alcalina, specialmente nei ratti maschi. «Oltre gli studi sperimentali sugli animali - aggiunge l’oncologa - esistono già da decenni moltissimi studi epidemiologici che su popolazioni esposte hanno dimostrato l’esistenza di una correlazione fra alterazione dell’assetto lipidico, più elevati livelli di colesterolo e trigliceridi e presenza di contaminanti, quali policlorobifenili e pesticidi, nel sangue e di aumento di rischio di diabete per gli agricoltori e le loro mogli.  
I costi umani, sociali ed economici correlati all’esposizione a pesticidi - conclude - non sono più tollerabili e affinché non debba ulteriormente crescere l’elenco delle ‘lezioni imparate in ritardo da pericoli conosciuti in anticipo’, credo che si debbano promuovere senza esitazioni attività produttive e agricole che non prevedano l’uso della chimica di sintesi,  quali i metodi di tipo biologico/biodinamico».
 

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