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Bradley Cooper: La mia rivincita

Tanta gavetta, qualche battuta d’arresto e ora la grande rivincita: Bradley Cooper dirige Lady Gaga al suo debutto alla regia in “A star is born” e intanto si gode le gioie della paternità

Gio 27 Set 2018 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
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Avrebbe potuto sfruttare la fama da sex symbol e incassare assegni a sei o sette zeri con commediole romantiche sbanca-incassi. Invece no: Bradley Cooper ha deciso di mettersi in gioco e in discussione alzando l’asticella. Con “A star is born”, presentato ai festival di Venezia, Toronto e Zurigo, debutta alla regia (rischio numero uno) affiancato non da un’attrice (rischio numero due). Vero è che la “novellina” in questione si chiama Lady Gaga, ma una doppia scommessa del genere farebbe tremare le ginocchia a chiunque. Incluso lui, ovviamente. Il pubblico italiano giudicherà l’11 ottobre in sala se questa nuova versione di un cult cinematografico ha superato le aspettative o no. I critici, intanto, prevedono un’incetta di nomination agli Oscar.
 
La decisione di diventare regista è nata da un impulso?
«Assolutamente no, ho fatto un processo ragionato e ci ho messo ben quattro anni per realizzare questo progetto». 

La star del titolo è una stella anche nella realtà.
«Sono stato molto fortunato a lavorare con un talento come Lady Gaga. Ogni giorno mentre cantava sul set aveva il potere d’incantare tutta la troupe, me incluso. La sua voce pazzesca alza la temperatura nella stanza».

Come avete rotto il ghiaccio?
«Ci siamo messi a duettare appena conosciuti, mi ha messo a mio agio e mi ha trattato da pari. Ricevere questo genere d’accoglienza da un’artista del suo calibro è stato incredibile. Per uno alle prime armi come me – come regista intendo – poter contare su un simile calore da parte di una star che ha incollato alla tv centinaia di milioni di spettatori al Super Bowl ha un valore immenso». 
 
Com’è Lady Gaga a seguire le direttive?
«Fantastica: ad ogni ciak riusciva a rendere la sua performance in maniera nuova e fresca, persino quando al festival Coachella ci hanno intimato di lasciare il palco, perché gli artisti in scaletta al concerto dovevano fare le prove…».
 
Che rapporto ha con la fama?
«Per me è come un rumore costante di sottofondo che ad un certo punto sale ad un volume altissimo per poi spegnersi all’improvviso. Ecco perché la affronto come una sfida e mi piace guardare in faccia le mie paure. Se è stato possibile su questo set il merito va a lei che ha creduto in me».
Le vostre comuni origini italiane vi hanno aiutato a fare squadra?
«A dire il vero non sapevo che anche lei fosse italiana, ma l’ho capito subito quando al nostro primo incontro ci siamo messi a chiacchierare davanti ad un buon piatto di pasta. Il fatto di provenire entrambi da famiglie italoamericane della costa est degli Stati Uniti ci ha fatto trovare molti punti in comune, valori condivisi».                                                     
IL DESTINO DI UNA STAR
Bradley Charles Cooper, classe ’75, sta vivendo un momento di grandi sfide. Da tre anni è papà della piccola Lea, nata dalla compagna  Irina Shayk, supermodella. E ora ha deciso di lanciarsi in una nuova avventura: con “A star is born” debutta alla regia dirigendo Lady Gaga. Il film, presentato in vari festival in giro per il mondo (Venezia, Toronto e Zurigo, solo per citarne alcuni), è un remake ambizioso e apre un capitolo diverso della carriera. Finora si è cimentato nei generi più diversi, dal blockbuster “Guardiani della galassia” al dramma familiare pluripremiato “Il lato positivo”, dall’action “A-Team” al brillante franchise di “Una notte da leoni”. E pensare che è stato relegato a lungo in ruoli non proprio eccezionali: dopo il cameo in “Sex and the City”, ha affiancato Jennifer Garner in “Alias”, ma ha poi inanellato serie tv di scarso rilievo e breve durata, come “Kitchen confidential”. Dopo una lunga gavetta, però, si è trasformato in eroe romantico, come ne “La verità è che non gli piaci abbastanza”, dove interpreta un marito traditore che si lancia in una relazione con Scarlett Johannson. Reciterà per Clint Eastwood in “The Mule”, affiancherà Gal “Wonder Woman” Gadot in “Deeper” e tornerà a dirigersi nel biopic “Bernstein”.

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