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Azerbaijan: la terra del fuoco

Tra passato e futuro nella terra dei ‘nobili guerrieri del fuoco’

Gio 27 Set 2018 | di Testo e foto di Roberto Gabriele | Mondo
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 Ci sono i “viaggi del cuore”, c’è il “viaggio della vita” ci sono le “vacanze spensierate”, i viaggi semplici e quelli avventurosi e poi… E poi c’è L’Azerbaijan, un Paese nel quale non ti saresti mai immaginato di andare, un Paese tutto da scoprire, dal quale letteralmente non sai cosa aspettarti. 
Ho deciso di partire alla scoperta di questo paese per caso, tornando dall’Uzbekistan: ho deciso di fare con il volo uno scalo a Baku, la capitale e poi di restare qualche giorno. 
Arrivando a Baku mi sono immediatamente accorto che le mie poche, pochissime, aspettative erano in realtà frutto della mia fantasia e di una specie di bonario “pregiudizio” che avevo sul Paese.  
L’Azerbaijan ha ottenuto la sua indipendenza dalla ex URSS il 18 ottobre 1991, per cui in tempi abbastanza recenti, mi aspettavo quindi che Baku fosse una città con vecchi retaggi da regime, con austeri e imponenti edifici di stampo sovietico. Pensavo a giganteschi condomini e strade enormi per le classiche parate militari da guerra fredda… Pensavo insomma al vecchio clichè architettonico di Berlino Est, piuttosto che a Tashkent o Tiraspol, Astana… A quelle città costruite per dare fasto al regime comunista dell’epoca.

LA TERRA DEL FUOCO
Detto anche Terra del Fuoco, l’Azerbaijan e la sua capitale hanno con lui un legame profondo. A cominciare dal nome. Basti pensare che Azerbaijan deriva da deriva dal turco Oder-bey-can e significa “l'anima dei nobili guerrieri del fuoco”. Non solo: il Paese è conosciuto per i suoi giacimenti di petrolio e di gas che danno vita a fuochi perenni e  il simbolo della capitale sono tre torri che richiamano la forma delle fiamme e che sono il simbolo di questo Paese.

NON CHIAMATELO SCATOLONE
Appena arrivo in aeroporto mi ricredo immediatamente: quello che mi aspettavo fosse un gigante grigio e squadrato di cemento armato, un grosso “scatolone” porta persone, era invece uno dei più begli esempi di architettura aeroportuale che io abbia mai visto… Un aeroporto ricco e fastoso come quello di un Emirato Arabo: modernissimo, rifinito e pulitissimo, che alterna forme armoniche in vetro e acciaio, armonizzandole tra loro con la necessaria razionalità di uno scalo che guarda solo al futuro, rinnegando il proprio passato. Rinnegare il passato per l’Azerbaijan è stato, ad esempio, scrivere un nuovo alfabeto per cancellare completamente il cirillico, a suo tempo imposto dal regime sovietico. Qui in Azerbaijan c’è ora una scrittura di provenienza latina, ma con alcune lettere modificate, segno di una vera e propria rivoluzione culturale, che per cercare una propria identità ha iniziato a traslitterare la propria letteratura. Il russo però è una lingua ancora molto parlata, studiata a scuola e conosciuta da chi è nato nella vecchia URSS e ora si trova cittadino Azero.

UN MUSEO CHE È UN’OPERA D’ARTE
Lasciato l’aeroporto, in pochi minuti siamo arrivati alle porte della città, il benvenuto ce lo danno le costruzioni più moderne e innovative degli archistar più famosi al mondo: prima tra tutti l’Heydar Aliyev Center di Zaha Hadid, che ha progettato questo enorme museo che è alle porte della città ed è la prima cosa che si nota all’arrivo. Un museo come questo è già esso stesso un’opera d’arte, che può ammirare chiunque gli passi davanti. Siamo rimasti due ore a camminare negli enormi prati circostanti, ad osservare e fotografare la gente che andava e veniva…
A pochi passi dal museo siamo arrivati in città e abbiamo notato qualcosa di strano: barriere, tribune, tende, pubblicità enormi, strutture prefabbricate… Era la seconda sorpresa di cui non immaginavamo nulla: due settimane dopo ci sarebbe stato il Gran Premio di Formula 1 sul circuito cittadino di Baku, un pò come quello ben più famoso di Montecarlo. Pensavamo di trovare un Paese povero, tutto da scoprire e da “civilizzare”, e invece a due ore dal nostro arrivo ci rendevamo già conto che certi eventi muovono cifre incredibili e non può organizzarli un “Paese in via di sviluppo”.

ELEGANZA PARIGINA
Il nostro giro nelle strade del centro è stata una scoperta ad ogni passo: l’architettura è quella tipicamente parigina, elegante e neoclassica con i tipici tetti spioventi come nella capitale francese, e nel centro nulla rimane, inaspettatamente, delle austere linee  architettoniche del regime sovietico.
Baku è una città che ci ha saputo stupire, lasciare letteralmente a bocca aperta ad ogni angolo. Modernissimi centri commerciali, una linea di metropolitana semplice, ma che copre tutta la città, un centro storico fortificato con vicoli e mura, nelle quali è bello perdersi andando in giro ad esplorare ogni scorcio della città tra lussuose Ambasciate, che si affiancano ai negozietti di paccottiglia per turisti. 

IL MUSEO DEL TAPPETO
Ma il centro è un susseguirsi di nuovissimi edifici e centri commerciali modernissimi in cui vetro e acciaio la fanno da padroni a copertura delle architetture più moderne e sfarzose. Tra questi il museo del tappeto con la sua tipica forma arrotolata e con tanto di decorazioni orientaleggianti, il lungomare che si estende sul Mar Caspio è tutto un susseguirsi di viali alberati, teatri, centri congressi e tantissimi edifici dedicati alla ginnastica, alla danza e agli sport di lotta, che sono le specialità in cui da queste parti riescono meglio ad imporsi ai massimi livelli al mondo.
La gente passeggia nelle strade, ci sono persone che fanno sport e quelli che frequentano gli hammam decorati con un improbabile stile kitch di dubbio pregio, ma di grandissimo fascino. è evidente un certo benessere generale, le persone lavorano tutte, la disoccupazione non è un problema, ad ogni angolo di strada c’è un poliziotto di piantone, persino le stazioni della metropolitana hanno un bile di binario per ciascun senso di marcia, una cosa mai vista in nessun’altro posto al mondo. Hanno belle auto, vestono bene e c’è ancora il piacere di andare a fumare nei locali del centro per chiacchierare dei loro affari; sembra di stare nei caffè di Parigi di un secolo fa, ma senza rinunciare ai piaceri della modernità.

IN PERIFERIA
Andando in periferia, la situazione cambia completamente. Dalle boutique scintillanti del centro prendiamo la metropolitana, che ha due linee, e in poche stazioni veniamo letteralmente trasferiti come in una macchina del tempo all’epoca della ex Unione Sovietica. Qui tutto ci riporta a quell’epoca, è un’altra città, un’altra epoca storica. E invece no, sono le due facce della stessa medaglia. Qui all’ultima fermata della Linea Rossa, dallo sfarzo e dalla modernità dei palazzi amministrativi del centro, si passa improvvisamente ai giganteschi mostri di cemento armato arruginito, che assumono le sembianze di dormitori di 20 piani e 10 scale con centinaia di appartamenti e migliaia di persone che ci abitano.
La gente in questa zona della città ha una vita frenetica, i palazzi enormi e impersonali in cui vivono condizionano molto il loro stile di vita. Qui si esce a piedi, senza badare al look, ci si veste per andare al lavoro negli impianti petrolchimici o per andare a fare la spesa al supermercato sotto casa. Di auto ce ne sono poche e quelle che vediamo sono vecchie e malandate. In strada al posto delle scintillanti boutique del centro ci sono fetide palestre e sale bingo, negozi di barbiere e di elettronica, fast food e una serie infinita di negozi di abiti da sposa, talmente numerosi che ci domandiamo quanti possano essere i matrimoni in un anno…

LAGHI DI ORO NERO
Uscendo da Baku troviamo un’altra sorpresa: l’Azerbaijan è uno dei più forti produttori di petrolio e gas naturale al mondo e ce ne rendiamo conto immediatamente, perchè qui ci sono laghi di oro nero a cielo aperto: delle pozze putride sotto le quali da oltre 100 anni si estrae il greggio che viene esportato in tutto il mondo. Anche nel Mar Caspio ci sono giacimenti di gas a pochi metri dalla riva e vicinissimi al centro città. La zona estrattiva è molto limitata… una ventina di chilometri di diametro proprio intorno alla capitale: qui ci sono migliaia di pozzi, non ci sono recinti, ma sono controllatissimi dal personale che non manca mai.
La terra è grassa, molle, priva di vita, perchè impregnata di preziose sostanze; ci sono le Yanar Da, le montagne di fuoco, dalle quali ininterrottamente da oltre mille anni escono lingue di fuoco e che sono state luogo sacro per la religione zoroastra. Il gas che fuoriesce dalla collina prende fuoco per autocombustione e crea un fronte di circa 12 metri di fiamme, che venivano venerate dal popolo.
Ci siamo poi allontanati da Baku in direzione di Sheki, per fermarci tra le aspre montagne che sono intorno a Lahic: qui abbiamo visto la parte meglio conservata dell’Azerbaijan, dove la gente vive come una volta in una società agropastorale, che a stento e solo negli ultimissimi tempi si sta aprendo al turismo e alla modernità. Qui puoi trovare solo qualche albergo, la connessione wifi e qualche ristorante, il resto è ancora tutto come una volta: un salto nel tempo alla nostra Italia del secondo dopoguerra… I ritmi di vita sono sereni e rilassati, il venerdì si va alla moschea, la gente parla in strada o gioca a domino mentre sorseggia un bicchiere di the, fumando liberamente nei locali pubblici.

AMICIZIE FATTE DI SORRISI
Qui si possono fare amicizie fatte di sguardi e di sorrisi, la gente non parla inglese, ma ha voglia di socializzare e allora ti accoglie come può, offrendoti un bicchiere di the o un caffè o chiedendoti una sigaretta in cambio. Per accogliere qualcuno non serve aver studiato le lingue, non serve neanche avere chissà quali discorsi da fare, a volte basta sedersi a tavola con un estraneo che ti fa capire che ha piacere di stare con te. 
È una sensazione molto forte, alla quale noi non siamo abituati, ma che invece è importante saper apprezzare.                                 

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