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Gli standard cosmetici dell’ortofrutta

50 milioni di tonnellate di frutta e verdura buttate perché brutte e deformi… a norma di legge

Gio 27 Set 2018 | di Barbara Savodini | Ambiente
Foto di 8

Quanto contano le dimensioni? Tanto nel mondo ortofrutticolo, dove il ghetto dei brutti e deformi (che finisce nella spazzatura) è una montagna da 50 milioni di tonnellate. 
A quantificare l'entità degli sprechi nel settore agroalimentare, limitatamente al continente europeo, è uno studio dell'Università di Edimburgo i cui dati, sconcertanti, suonano come uno schiaffo ad ogni politica, campagna o iniziativa di sensibilizzazione mai messa in campo: dalla celeberrima doggy bag di Michelle Obama ai lunch box per i bisognosi tanto di moda in Spagna e nei paesi sudamericani.
Le rigide, e per moltissimi versi ingiuste, normative dell'Unione Europea che regolamentano le dimensioni dell'ortofrutta erano già piuttosto note, ma l'indagine sugli standard cosmetici dell'ortofrutta condotta dall'ateneo scozzese ha senz'altro riportato alla ribalta una tematica molto sentita.
Secondo la ricerca coordinata dal professor David Reay, infatti, non solo viene buttata ogni anno un'esorbitante quantità di frutta e verdura, ma l'energia impiegata per produrla ha un impatto sull'ambiente pari a quello di 400mila auto in funzione contemporaneamente. Il tutto mentre la denutrizione o la cattiva alimentazione è, ad oggi, ancora un serio problema per un terzo della popolazione mondiale. 
 
Quando la legge influenza il consumatore
Peso minimo di 90 grammi per le mele, fragole di 25 o 18 mm di diametro a seconda della tipologia, limoni che contengano al 
meno il 20% di succo, noci a tasso d'umidità controllato, e peperoni senza bruciature: sono solo alcuni dei paletti imposti dall'Unione Europea per quanto riguarda la commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli.
È così che, da decenni ormai, sui banchi dei supermercati sono scomparsi i “brutti anatroccoli”: ortaggi o frutti leggermente ammaccati, scoloriti o, semplicemente piccoli.
I deformi che riescono a superare il tornello europeo grazie alla carta della grandezza “cadono” una volta approdati nei grandi mercati all'ingrosso, dove non c'è sconto che tenga: nessuno, al giorno d'oggi, comprerebbe mai una cipolla brutta, una carota biforcuta o una patata affusolata .
Il risultato? Oltre ai prodotti scartati dall'Unione Europea (50 milioni di tonnellate, vale la pena ribadirlo ancora una volta) perché sottodimensionati, se ne aggiungono altri, non quantificabili, gettati nei mercati all'ingrosso dove a dettare legge è la domanda. 
È secondo questa logica, ed è sempre l'Università di Edimburgo a fornire il dato, che si arriva all'esorbitante numero di 1,6 miliardi di tonnellate di cibo buttato al livello mondiale, un terzo del totale prodotto sull'intero pianeta.
Colpa delle leggi, ma anche del piccolo consumatore che, senza il minimo spirito critico anche quando si tratta di fare la spesa, persegue i criteri della bellezza e della economicità a discapito di valori ben più rilevanti quando si parla di cibo come la bontà o la genuinità. 
 
Il vero rimedio è la politica del km 0
L'antidoto? La politica del km0. È quanto teorizzato da Coldiretti che ha calcolato come, se la sola spesa di ortofrutta al livello familiare avvenisse presso i mercati contadini locali, gli sprechi alimentari si ridurrebbero del 60%. Comprando direttamente dal produttore, in sostanza, non solo si risparmierebbero i costi del trasporto, ma la quantità di frutta e verdura che finirebbe nella spazzatura, essendo di gran lunga più fresca, si aggirerebbe attorno al 10%. Non conterebbero più nemmeno dimensioni e diametro in una vera e propria esplosione di sapore e genuinità.                                               
 
Prendilo se ne hai bisogno
“Si lo necesitas llevatelo, es gratis (Se ne hai bisogno prendilo è gratis)”: in Spagna e Sudamerica dilaga la campagna contro gli sprechi nei ristoranti e gli avanzi vengono donati ai bisognosi. Come tentare di svuotare l'oceano con un cucchiaino se poi le normative europee comportano un enorme spreco di cibo solo per questioni di dimensioni.
 
Frutta paradossale
I più scartati? Carote e patate anche se poi vengono quasi sempre sbucciate.
 
Arance sanguigne: il calibro minimo è di 53 mm, ma le più saporite sono proprio le più piccole.
 
Le legge abrogata: fino al 1998 i cetrioli dovevano avere una curvatura di 10 mm su una lunghezza di 10 cm.
 
L'albero buono? Quello che fa i frutti tutti uguali: in uno stesso imballaggio la differenza tra mele non deve superare i 5 mm.
 
Sprechi quotidiani
Le zucchine della foto, gustosissime, perfette per la grigliatura, ma decisamente brutte, sono finite tra i rifiuti. La foto, scattata al Car di Roma, è cronaca di tutti i giorni e non soltanto al Centro Agroalimentare di Roma, ma nei mercati di tutta Italia, dove l'ortofrutta brutta viene puntualmente scartata dal consumatore finale.
 
La bruttezza diventa un marchio
Anche la bruttezza può diventare un brand di successo. È accaduto in Francia dove la campagna “Fruits et Légumes Moches" (frutta e verdura brutta) lanciata dalla catena Intermarché ha portato a un boom di vendite di prodotti deformi venduti con uno sconto del 30%. 
 
Perfectly imperfect 
Perfectly imperfect: è la campagna lanciata da Tesco, famosa catena di supermercati inglese, che ha deciso di salvare i tuberi brutti destinati al macero.
I prodotti freschi non venduti di ben 200 supermercati, i più piccoli in particolare, vengono invece quotidianamente devoluti in beneficenza. 

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