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Remete: a Torino si estrae l’oro dai rifiuti elettronici

La startup del Politecnico di Torino recupera i metalli preziosi dai RAEE, rispettando l’ambiente

Gio 27 Set 2018 | di Domenico Zaccaria | Attualità
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Dalla California al Politecnico di Torino, la corsa all’oro si è trasferita dalle sterminate praterie americane ai piccoli componenti dei rifiuti elettronici. Già, i nostri smartphone, pc e televisori usati nascondono oro, argento, rodio, platino e palladio; e non parliamo di quantità residuali: ogni anno nel Mondo si producono dai 20 ai 50 milioni di tonnellate di RAEE, che contengono 320 tonnellate d’oro e 7.200 d’argento, per un valore di oltre 15 miliardi di euro. Il 30% dei metalli preziosi estratti nel Pianeta finisce proprio in questi dispositivi, ma in grande parte non viene recuperato, anche perché il processo ha un impatto ambientale decisamente forte. La tecnica abitualmente utilizzata, infatti, è quella dell’arrostimento: i componenti plastici vengono bruciati e rimangono solo i metalli; ma per quanto si tenti di contenere le emissioni e i fumi prodotti, è inevitabile una fuoriuscita di questi ultimi in atmosfera. 
 
IL PROGETTO REMETE
Gli ingegneri che hanno dato vita a Remete, startup ospitata nell’incubatore I3P del Politecnico di Torino, sono partiti ponendosi questa domanda: è possibile incrementare il recupero dei metalli preziosi nei rifiuti elettronici, rispettando al contempo l’ambiente? «Il nostro metodo - spiega Marco Allegretti, ricercatore del Politecnico di Torino e tra i soci di Remete - consente di recuperare oro, argento, rodio, platino e palladio senza bisogno di un arrostimento. Ci vengono inviati gli apparecchi da disassemblare e le schede elettroniche e le trattiamo con dei reagenti messi a punto da noi, che consentono di sciogliere i metalli a temperatura ambiente, senza liberare emissioni in acqua e in atmosfera». In perfetto spirito di economia circolare, si ottengono materiali puri al 90%, che vengono rivenduti e che tornano in parte nel ciclo di produzione dell’elettronica; e persino gli additivi chimici utilizzati non diventano rifiuto, ma rientrano nel ciclo produttivo. 
 
GLI SVILUPPI FUTURI
Il tutto senza dimenticare le “terre rare”, un gruppo di 17 elementi della tavola periodica, come l’ittrio, fondamentale per il funzionamento dei display a cristalli liquidi, dai quali dipendono l’industria militare, aerospaziale ed elettronica. L’attività di Remete, insomma, è ancora in fase sperimentale, ma è già in grado di sostenersi da sola e ha attratto nei mesi scorsi l’interesse degli investitori, con finanziamenti per mezzo milione di euro. E il prossimo step, spiegano i tecnici, sarà il recupero di materiali preziosi dai catalizzatori: anche negli scarichi delle nostre automobili c’è un piccolo tesoro nascosto.                                                      

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