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Cambio vita: non serve essere una Wonder Woman

Luigia Tauro da manager ad ideatrice del primo programma digitale e transmediale di educazione alla prevenzione oncologica: più conoscenza, meno paura

Gio 27 Set 2018 | di Angela Iantosca | Attualità
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 È stata la prima donna dirigente della terza banca italiana e la prima donna presidente della community italiana dei Chief Information Officers. Poi la malattia e tutto cambia. 
 
Chi era Luigia Tauro prima della malattia?
«Una dirigente d’azienda, esperta di innovazione tecnologica e digitale. Ho ricevuto importanti riconoscimenti di carriera. Una vita piena e frenetica, tra lavoro e famiglia».
 
Cosa ha rappresentato quel momento: la diagnosi che viene comunicata, il mondo che si ferma e la necessità di ripartire?
«Non è stata una sorpresa: avevo familiarità con il cancro al seno, che aveva colpito mia sorella in età molto giovane, per cui facevo controlli regolari. La mia reazione è stata iper-razionale, c’era un problema da risolvere, una cura da seguire, per poter tornare alla normalità».
 
Come hanno reagito i suoi familiari?
«Si sono spaventati. Anche con una diagnosi precoce, l’evoluzione della malattia dipende da molti fattori, il mio tipo di tumore era molto aggressivo ed i medici erano stati molto chiari sul fatto che solo una volta completate le cure e trascorsi almeno 5 anni senza ricadute avremmo potuto cominciare a rallentare i controlli».
 
Quanto è importante la prevenzione?
«È fondamentale, ma attualmente in Italia c'è ancora molta mancanza di consapevolezza sull’importanza della prevenzione oncologica, nonostante molti siti e campagne informative». 
 
Circa 4 tumori su 10 potrebbero essere evitati con uno stile di vita sano, ma non tutti lo sanno.
«Riguardo agli screening, nonostante siano gratuiti e attivi da molti anni, sulle maggiori patologie oncologiche si registrano in Italia ritardi nell’adesione da parte dei soggetti invitati ai controlli, soprattutto nelle regioni del centro/sud. Ad esempio, ad un 76% di adesione allo screening mammografico in Emilia Romagna corrisponde un 22% in Campania. Nonostante questo scenario, paradossalmente nessuno parla dell'aumento di investimenti sulla educazione alla prevenzione come strumento per contrastare gli enormi costi sociali del cancro».
 
Come ha modificato il suo rapporto con il tempo?
«È arrivata una nuova consapevolezza: il mio tempo non è infinito, ogni istante va vissuto a pieno. Ed ho cominciato a trovare tempo per me stessa, gli amici e le persone care».
 
Cosa era vivere, prima?
«Il mio tempo era scandito da impegni continui: cose da fare, obiettivi da raggiungere, problemi da risolvere, sempre nel segno dell’efficienza».
 
Quando ha deciso che era ora di cambiare veramente? 
«Quando ho sentito l’esigenza di prendermi del tempo per me stessa, un periodo di ‘ozio creativo’, che mi permettesse di trovare nuove motivazioni. Erano passati 5 anni dalla scoperta del cancro, il primo traguardo di ogni cancer survivor».
 
Le malattie servono a farci capire che siamo mortali e non infiniti: come far comprendere questo agli altri?
«Con la testimonianza continua».
 
Cosa è nato dalla sua esperienza? 
«Una start up nel campo dell’innovazione sociale che ha lanciato il suo primo importante progetto: KnowAndBe.live, piattaforma transmediale di educazione alla prevenzione oncologica. KnowAndBe.live ha l’obiettivo di sfatare i falsi miti che ancora circondano il cancro, abbattere la paura e ampliare in maniera significativa le pratiche di prevenzione e di accesso allo screening oncologico. Si rivolge alle aziende, per i piani di formazione, CSR o per i programmi di welfare: ho creato KnowAndBe.live proprio perché anche le aziende possano fare la propria parte per promuovere l’equità nella salute, attraverso l’educazione alla prevenzione oncologica dei propri dipendenti. Insomma, ho ‘solo’ messo insieme tutte le mie competenze di prima e dopo la malattia: lo sfruttamento delle potenzialità del digitale al servizio della salute».
 
Quali sono i numeri?
«Il problema sociale che affronta “KnowAndBe.live più Conoscenza, meno Paura” è ben spiegato dai numeri. Nell'arco della vita, 1 persona su 2 in Italia si ammala di cancro: le nuove diagnosi sono pari a 1.000 al giorno, sono 369.000 all'anno, di cui circa un terzo in età produttiva (fra i 15 e i 64 anni) e quasi la metà donne. Sono numeri impressionanti. Fatte le debite proporzioni, in una grande azienda con 25.000 dipendenti, 50 potenzialmente si ammalano ogni anno. La proposta di educazione alla prevenzione di KnowAndBe.live ha come valore fondamentale - per le aziende – la possibilità di raggiungere tutti i dipendenti, a prescindere dal numero e dal posizionamento geografico. L'innovativa metodologia didattica, che lega la formazione a distanza con l'engagement emozionale, è la sintesi di molte competenze diverse che hanno contribuito allo sviluppo del progetto: epidemiologia, divulgazione scientifica, eLearning, storytelling, visual journalism, data design, video-making». 
 
Come si è arricchita la sua vita da 5 anni a questa parte? 
«Ho ritrovato il piacere di usare un tempo diverso, il tempo giusto, il tempo delle opportunità, il momento adatto, la buona occasione». 
 
Come è cambiato il suo rapporto con gli altri?
«Mi concedo la leggerezza di fermarmi ad ascoltare, di ragionare delle questioni che mi interessano con chi può avere un punto di vista diverso dal mio, di aprire il cuore e la mente, di sognare, per scoprire soluzioni nuove a problemi che sembrano insormontabili».
 
Quali sono i suoi obiettivi?
«Continuare a migliorare strumenti e linguaggi di comunicazione attraverso la piattaforma KnowAndBe.live per fare crescere la cultura della prevenzione e aumentare l’accesso allo screening. In Italia ci sono 17 milioni di lavoratori dipendenti: il mio sogno è di raggiungerli tutti, per riuscire davvero a incidere sui numeri del cancro».
 
Cosa significa oggi essere Wonder Woman? 
«Non è necessario essere Wonder Woman per affrontare la malattia e vivere con il cancro».         

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