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La zattera che fa acqua e cibo

Una serra galleggiante autosufficiente ed a impatto zero, consente di coltivare sul mare senza terra, dissalando l’acqua marina. Tutto made in Italy

Gio 27 Set 2018 | di Francesco Buda | Ambiente
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 Fare l'orto o addirittura una fattoria senza consumare energia, anche se non si ha un campo e persino in assenza di acqua dolce. È la zattera del futuro, per coltivazioni idroponiche, ideata dai coniugi Antonio Girardi e Cristiana Favretto. Entrambi architetti ed appassionati di sostenibilità, ricercano i modi più efficienti per imitare la natura a vantaggio dell'uomo e dello stesso ambiente. La loro idea è divenuta realtà insieme al Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale, LINV, di Firenze. Si chiama Jellyfish Barge, cioè zattera medusa, ispirata alla struttura di base delle piante. Quindi come un'entità autonoma in sé, modulare, con tutto quel che serve e replicabile: avete presente la talea, per esempio, quel rametto da cui poi viene fuori un'intera nuova pianta se lo ripiantate in terra? Una cosa impensabile per il regno animale: provate a piantare una zampa o qualsiasi altra parte di un corpo! 
«È una serra galleggiante di forma ottagonale - spiegano i due ricercatori -, la migliore forma per gestire lo spazio. Ogni ottagono è un modulo perfettamente funzionante ed autosufficiente: utilizza il mare come luogo per la produzione agricola. Dal sole e dal moto delle onde ricava tutta l'energia di cui ha bisogno». 

COPIARE LA PIOGGIA
E per irrigare, come fa? L'acqua salata a certe concentrazioni è tossica per i terreni e i vegetali? Semplice, come per molte altre tecnologie e invenzioni, anche qui basta imitare la natura: copiare quel che accade con la pioggia. «Mi tornarono in mente le parole con cui, nel Codice Atlantico, Leonardo presenta una succinta descrizione del ciclo dell'acqua: “Sicché si può conchiudere che l'acqua vadi dai fiumi al mare e dal mare ai fiumi”», racconta il prof Stefano Mancuso, il visionario scienziato di fama mondiale che studia i comportamenti, le incredibili strategie di vita, l'intelligenza e le “emozioni” delle piante. Fondatore e ideatore del LINV di Firenze (Laboratorio internazionale i neurobiologia vegetale), ha coordinato il progetto Jellyfish Barge. In sostanza, la serra dissalatrice purifica l'acqua marina grazie all'evaporazione prodotta dai raggi solari. L'acqua evaporata torna allo stato liquido, condensandosi nei fusti in mare a temperatura più bassa. 
È quel che accade, ad esempio, quando alitiamo su un vetro freddo.

DISSALATORE NATURALE
«Ne dissala 200 litri al giorno, quanto basta per produrre ortaggi necessari ad una trentina di persone al giorno – spiega l'arch. Girardi -. Parliamo di tutte quelle verdure a foglia che crescono sopra il terreno, quindi insalate, radicchio, pomodori, fragole, ecc., ma niente tuberi o carote». L'acqua purificata, con una piccola aggiunta di acqua marina per rimetterci un po' di sali minerali e arricchita di nutrienti, viene pompata nei vasetti. 
«Quello che le piante ricevono dalla terra sono sostanze chimiche che si disciolgono nel terreno e se noi gliele somministriamo in un fluido non cambia niente. Se poi siamo preoccupati per le sostanze chimiche di sintesi, possiamo utilizzare sostanze naturali», sottolinea Girardi. L'elettricità è fornita da pannelli fotovoltaici. La zattera orticola è fatta con materiali a basso costo, poggia su fusti di plastica riciclata, come quasi tutti i materiali impiegati e si può unire ad altri moduli. Si ottimizzano così  spazio e risorse, come per gli alveoli nelle casette delle api. 
Le colture idroponiche, cioè senza terra, non sono una novità. Solo che questa di Jellyfish è ad alta efficienza e permette un risparmio di circa il 70% di acqua. 
Il progetto ha vinto molti premi e riconoscimenti, anche dell'Onu, è stata presentata in vari Paesi e a breve verrà proposta in giro per l'Italia: il materiale espositivo (foto, plastici, disegni) è stato consegnato alla triennale di Milano per una mostra itinerante sull'acqua e sul Mediterraneo.

LA SVOLTA NEGLI OCEANI?
«È ancora un prototipo, in continuo sviluppo. Stiamo continuando a migliorare la serra – ci dice la coppia di architetti ricercatori, Antonio Girardi e Cristiana Favretto -, soprattutto rispetto ai temi agronomici e alla salinità, studiando in che condizioni può essere ottimale e quanta verdura si può produrre nelle varie condizioni climatiche». 
Una possibile risposta per ottenere cibo anche dove oggi non è possibile, nelle aree del pianeta meno generose, senza risorse idriche né suoli coltivabili. Non a caso in Africa qualche autorità ha puntato Jellyfish: «Dalla Repubblica di Capo Verde, che è tutta isole con terreni  rocciosi e pochissima acqua, – aggiunge Antonio Girardi – ci hanno chiesto informazioni». 
Il luminare che ha guidato lo sviluppo dell’idea è convinto che sia una trovata geniale e utile all’umanità. «Gli oceani, non ho alcun dubbio, saranno la nostra nuova frontiera – afferma il Prof Mancuso, che il New York Times ha inserito fra  “World Changers”: i venti studiosi che più influenzeranno la divulgazione scientifica nei prossimi vent’anni -. Per farlo dovremo ovviamente superare difficoltà tecniche e ampliare il numero di specie vegetali che utilizziamo nella nostra dieta, includendo piante che sono più tolleranti alla salinità. Volevamo creare una specie di miracolo in grado di produrre alimenti senza consumare risorse. Prima o poi, inevitabilmente, servirà coltivare il mare. Jellyfish Barge è già pronta e funzionante».                                              

LA ECO-STALLA SULL’OCEANO
Una stalla galleggiante con 40 mucche per produrre latte e yogurt e formaggi. Aprirà entro quest'anno in Olanda, presso il porto di Rotterdam. Sarà così il primo progetto del genere realizzato nel mondo, improntato all'ecosostenibilità. Ecco cosa annuncia Beladon, la società che sta realizzando la struttura: autosufficienza energetica grazie all'idrogeno prodotto con pannelli solari, mucche alimentate con avanzi di ristoranti, sfalci di erba, scarti di mulini e fabbriche di birra locali trasportati con camion elettrici, l'urina delle mucche usata depurata e utilizzata per irrigare erba medica e altro foraggio per alimentare gli animali. 
Il letame sarà utilizzato come concime o utilizzato in fattorie vicine. 
Le mucche saranno abbeverate con acqua piovana filtrata. L'idea è anche quella di creare una struttura capace di produrre in caso di calamità, come gli uragani, che allagano e devastano la terraferma. 
 
 

 


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