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Jude Law: Ora divento mago

Jude Law è stato Papa, investigatore per Sherlock Holmes ed eroe letterario russo. Ora si trasforma nel mentore di Harry Potter, Albus Silente, uno dei maghi più potenti creati da J.K. Rowling

Gio 25 Ott 2018 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
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Jude Law non smette mai di tormentare il suo ciuffo ribelle. Tranne quando accarezza la barba inesistente per avere il tempo di pensare tra una risposta e l’altra. Lo fa sempre, con la stampa e con il pubblico, come dimostra al Toronto Film Festival che l’ha visto protagonista assieme a Natalie Portman in versione rock star in “Vox Lux”. Qualunque cosa però gli frulli nella mente è diventato abilissimo a tenerla a bada a favore di una risposta più conciliante, come si confà ad un gentiluomo inglese. Non stupisce che sia stato scelto proprio lui allora a dare il volto alla versione giovane di uno dei maghi pi grandi di tutti i tempi, almeno nell’universo fantastico di J.K. Rowling, mamma di Harry Potter. È lei che l’ha voluto per interpretare Silente in “Animali fantastici – I crimini di Grindelwald” accanto a Johnny Depp. Non che possa anticipare granché, sia chiaro: questo franchise è avvolto da misteri degni dei servizi segreti, ma è proprio questo il bello del cinema, giusto? Non roviniamoci la sorpresa, allora… «Posso solo dire – ha dichiarato al Comic-con di San Diego – che Silente ha luci e ombre, segreti e demoni, come tutti noi, e Grindelwald non è altro che la metafora della tentazione che tira fuori il peggio da ciascuno».

Perché ha accettato un film come “Vox Lux” che mette alla berlina i capricci delle star?
«Perché in ogni progetto cerco una sfida e voglio aver paura di non essere in grado di portarlo a termine. Leggendo la sceneggiatura mi sono detto: “Cavoli, sarebbe bello vivere così senza restrizioni”. Poi ci ho pensato un attimo e ho fatto dietrofront. In effetti il bello di essere attore è proprio vivere situazioni estreme, che nella realtà non avresti l’opportunità di sperimentare. E mi sta bene così».

Quale sfida rappresenta, allora, tornare nei panni di dottor John Watson in “Sherlock Holmes”?
«Il merito va a Robert Downey Jr. che in assoluto è l’artista che più mi sorprende al mondo, capace di sfornare le idee più assurde in un lasso di tempo infinitesimale. Insieme formiamo una strana coppia, anche se per ricomporsi abbiamo dovuto aspettare che lui prima salvasse il mondo varie volte (in “Iron Man” - ndr)!».

È vero che all’inizio non pensava di recitare al cinema?
«Verissimo. I miei genitori sono entrambi insegnanti e mi hanno sempre trasmesso l’amore per la musica e i film, ma non pensavo che il grande schermo fosse un’opzione percorribile per un ragazzo di Londra. Il teatro, invece, sembrava più a portata di mano».

Quando l’ha capito?
«Ho mollato la scuola verso i diciassette anni, innamorato di Charlie Chaplin e delle performance di Danny Day-Lewis, e mi sono buttato a capofitto sul palcoscenico».

E poi “Il talento di Mr. Ripley” le ha cambiato la vita…
«Ad essere onesti va detto che la prima volta che me l’hanno offerto ho rifiutato. All’epoca mi prendevo molto sul serio e non mi piaceva che il ruolo fosse descritto come “un bel ragazzo biondo con gli occhi chiari, un adone”. Preferivo dimostrare la mia bravura con personaggi fisicamente non attraenti, ma di spessori. Per fortuna sono stato convinto a cambiare idea».

Nonostante la sua carriera a Hollywood sia lanciatissima, torna ancora a teatro, perché?
«Perché mi fa paura. Ad un certo punto delle prove ho voglia di darmela a gambe, non mi sento pronto ed entro nel panico. E poi semplicemente affronto quel puro terrore e lo domino».

Qual è il ruolo che l’ha provata di più?
«In “Anna Karenina” ho dovuto dar vita ad un’icona della letteratura russa, comprimendo dentro di me le emozioni. Non ci sono abituato: di solito, quando affronto un personaggio, voglio che faccia un viaggio interiore e che si veda, quella volta invece mi sono dovuto trattenere, che fatica!».

Più dell’essere Papa per Paolo Sorrentino?
«Scomodità dell’abito talare a parte, quella è stata un’esperienza di pura gioia, benché anche quella volta non sapevo da dove iniziare. Non esiste una scuola per Papi, ma in effetti i miei dubbi alla fine erano condivisi dal personaggio, che ha un approccio al soglio di Pietro a dir poco inusuale».

Ha speso mesi in Italia per le riprese. Le è piaciuto?
«Moltissimo, anche perché è il posto al mondo dove la gente mi offre più spesso di mangiare gratis. E io ovviamente accetto con riconoscenza. Scherzi a parte, credo che uno dei grandi privilegi di questo mestiere sia proprio viaggiare e scoprire nuovi orizzonti». 

Si è divertito a prestare la voce per i cartoni animati? Le cinque leggende è perfetto da guardare in famiglia durante le feste.
«Fare il “cattivo” è molto divertente, ma in quel caso c’è stata una piccola disavventura familiare. Il figlio minore di mia sorella all’epoca aveva quattro anni ed era terrorizzato dal mio personaggio, l’Uomo Nero, e quindi lo odiava profondamente, così Natasha non gli ha mai detto che ero io…». 

La sua filosofia di vita?
«Comunque vada, io ci ho provato».



ORGOGLIO BRITISH

Il britannico David Jude Heyworth Law, classe ’72, non avrebbe mai pensato di fare il salto dal teatro al cinema. Eppure, al debutto sul grande schermo con “Il talento di Mr. Ripley” conquista immediatamente la nomination al Premio Oscar. Un debutto indimenticabile, quindi, che lo ha lanciato nello show business di Hollywood: dal West End è decisamente è un gran bel salto, considerato che successivamente colleziona collaborazioni con registi di primo livello. Da Anthony Minghella a David Cronenberg, da Sam Mendes a Steven Spielberg. Ha alternato storie epiche come “A.I. – Intelligenza artificiale” a commedie romantiche come “L’amore non va in vacanza”. Tra i ruoli iconici su grande schermo: Watson in “Sherlock Holmes” in versione Robert Downey Jr. (il terzo capitolo arriva nel 2020), il marito di “Anna Karenina” nell’adattamento di Joe Wright e il primo papa americano nella serie “The Young Pope” e “The New Pope” firmate dal premio Oscar Paolo Sorrentino. Al Toronto International Film Festival ha presentato “Vox Lux” e il 15 novembre arriva in sala nei panni di Silente nella nuova saga legata al mondo di Harry Potter (Salani editore), “Animali fantastici – I crimini di Grindelwald”. Il 6 marzo arriva al cinema con il cinecomic “Captain Marvel”.


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