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La Cittą dei Morti

Nella capitale egiziana un milione di abitanti senza una casa, da decenni, vive in un cimitero

Ven 26 Ott 2018 | di Testo e foto di Roberto Gabriele | Mondo
Foto di 17

Correva l’anno 2007 quando andai per la prima volta a Il Cairo. Erano ancora le prime esperienze di viaggio, quando iniziai a preparare questo itinerario decisamente insolito e fuori dai normali percorsi turistici. Certamente l’Egitto dei Faraoni è straordinario, ma volevo qualcosa di meno noto, di più autentico, ero alla ricerca di storie fotografiche originali da raccontare e così mi misi alla ricerca di qualcosa che mi permettesse di vedere il lato B di un Paese straordinario, pieno di storia e di cultura millenaria.
Preparare un viaggio così richiede qualche mese di ricerche di informazioni e di spunti, soprattutto per trovare quelle particolarità che volevo rendessero unica la mia esperienza. Internet ha un certo valore, ma in questi casi il passaparola tra viaggiatori è la fonte più attendibile: ciascuno ti parla di storie e leggende metropolitane, ciascuno ti porta le sue esperienze e curiosità. Così quando parti ti chiedi sempre se tutto quello che è nelle tue aspettative verrà soddisfatto, se riuscirai a vedere quel che ti aspettavi, se magari le informazioni che hai ricevuto non siano troppo generiche o le varie interpretazioni del viaggio troppo personali.
Finalmente arrivò il momento di partire per Il Cairo: volo diretto da Roma e in 3 ore e 10 arrivammo a destinazione. Mi sconvolge sempre salire su un aereo e in poche ore di volo trovarmi in realtà così diverse dalla mia. Il Cairo è una di queste: una città di 10 milioni di abitanti che arriva a 18 milioni, considerando l’intera area urbana circondata dal deserto. Una città difficile da vivere e da gestire a causa dei grandissimi contrasti socioculturali che ci sono, una città ancora in forte ricerca di un suo equilibrio, che in tempi recenti ha visto fortissimi scontri in occasione della Primavera Araba tra il 2010 e il 2011. E se è vero che in molti partono dall’Italia per andare a fare un week end in una città europea, in pochi pensano di poter andare a Il Cairo per un week end lungo. Invece questa città sa stupire.

SOMMA DI CONTRASTI
Quando viaggio mi piace lasciarmi rapire dai luoghi, scoprirne il fascino attraverso la diversità dalla mia cultura, dal mio stile di vita. Il Cairo mi ha dato tutto questo: qui si alternano contemporaneamente auto lussuosissime di fabbricazione tedesca, modernissime e sportive, con dei veri pezzi di ferro arrugginito dotati solo di un motore e di quattro ruote in grado di camminare. In questa città si alternano donne osservanti, che indossano il chador o il burqa nero che seguono i principi del Corano, ad altre vestite all’occidentale che rifiutano ogni legame alla cultura e religione del Paese in cui sono nate.
Qui capita di vedere quartieri di grattacieli e centri commerciali alternarsi a baraccopoli di disperati. Qui anche le religioni si alternano e si fondono insieme e non c’è in effetti una reale prevalenza di una sulle altre: esistono i cristiani copti che si alternano ai musulmani. Qui la gente si muove su tre linee di metropolitana mentre altri vanno ancora con i carretti trainati da un asino.

LA CITTÀ DEI MORTI 
L’esperienza più forte che ho fatto è stata la scoperta della Città dei Morti, me l’aveva suggerita una mia amica egittologa, una grande appassionata di Egitto antico e moderno. Questo è un intero quartiere con decine di migliaia di abitanti che vivono abitualmente in un antico cimitero mamelucco.
Negli anni ’30 del secolo scorso, quindi circa 80-90 anni fa, le famiglie più povere della città in cerca di alloggio trovarono comodo andare a vivere nelle cappelle del vecchio cimitero abbandonato a pochi passi dal centro. Un territorio enorme, una vera città attraversata da ampi viali che si allungano lungo i muri delle enormi cappelle cimiteriali. Ogni antica famiglia mamelucca aveva una cappella con annesso un piccolo appezzamento di terreno per le sepolture in terra, anche se molti sceglievano di farsi seppellire nei cenotafi, una sorta di tomba in muratura che fuoriesce dal terreno.
Le famiglie quindi occuparono il vecchio cimitero senza che nessuna amministrazione facesse opposizione a questo fenomeno. La Città dei Morti era un luogo abbandonato e le persone disposte ad abitarci erano dei disperati, che conveniva relegare lì piuttosto che tenerli a bivaccare come barboni in mezzo alla città.

QUANDO UNA TOMBA DIVENTA CASA
Passarono gli anni e quelle case occupate gratis iniziarono a diventare delle dimore a costo zero, che divennero un posto migliore per dormire rispetto alla strada. Con il passare del tempo queste occupazioni divennero a tutti gli effetti di proprietà di coloro i quali le avevano occupate. Oggi il quartiere di certo non è una zona di loft di lusso come sono i Docks di Londra né abitato da gente ricca, anzi, continua ad essere un luogo molto umile e dignitoso, ma, contrariamente a quanto si possa immaginare, è un posto molto tranquillo da visitare. è un quartiere enorme piuttosto desolato: la gente qui si alza presto al mattino per andare a lavorare e durante il giorno non c’è in giro quasi nessuno, i pochi che restano sono persone molto accoglienti e disponibili a far entrare chiunque in casa loro. Mostrano ai pochi visitatori che si spingono fino lì come, nelle vecchie tombe, oggi ci siano piantati i pomodori dell’orto. Mostrano con orgoglio come gli antichi cenotafi oggi siano i diventati piani di cottura o giardini pensili da innaffiare tutti i giorni.
Il Governo di oggi continua a tollerare la situazione, ma non ad accettarla, di certo nessuna guida ufficiale mai parlerà di questo quartiere, e se l’Amministrazione potesse farlo sparire lo farebbe molto volentieri, ma ci abitano troppe persone e non è possibile raderlo al suolo né togliere le case a chi con tanta fatica le ha riscattate. Sarà difficile anche farsi accompagnare qui da un taxi, è strano, ma agli Egiziani questo posto proprio non piace.

ACCOGLIENZA SPARTANA
Di certo se ti capiterà di passare al Cairo, una visita di un paio di ore alla Città dei Morti ti conviene farla per scoprire un posto incredibile in cui non ci sono quasi per niente automobili, in cui durante il giorno il silenzio urbano è assordante.
Durante il pomeriggio, i bambini si riversano nelle strade a giocare tra loro dopo la scuola. L’accoglienza è tanto spartana ed essenziale, quanto semplice e genuina. Quando c’è qualcuno in casa ti mostrerà dove e come vive e ti offrirà un tè con la menta e, siccome non ci sono sedie, ti farà accomodare su una cassetta per la frutta all’ombra di un pergolato fatto di lamiera…
Una zona all’ombra, un posto in cui sedersi: questo per loro è già un piccolo bar, un posto in cui andare a sorseggiare qualcosa, per avere una certa forma di socialità.
Qui gli unici rumori che si sentono durante il giorno sono quelli del martello del fabbro che echeggia a centinaia di metri di distanza, oppure di piccole macchine tessili che lavorano da chissà quanti anni, senza che mai qualcuno abbia pensato di cambiarle con qualcosa di più veloce e moderno. Altri rumori non ce ne sono. “Messieur, c’est l’Afrique”: ossia: questa è l’Africa. Te lo sentirai dire spesso con grande rassegnazione e come stimolo a non farti troppi problemi, ti ricorderanno così che “la tua vita frenetica occidentale qui in questo angolo di mondo non ha alcun significato…”, eh, già, qui non riuscirai ad imporre la tua vita stressata a queste persone che hanno dei ritmi decisamente diversi dai tuoi.
Se ti stai chiedendo di fatto dove vivono tutte queste persone e perché il quartiere abbia un nome così funesto, allora devi pensare a come sono fatti i loro alloggi che hanno occupato 80-90 anni fa. Immagina due cappelline funerarie che si fronteggiano  a 2 metri di distanza. Loro le hanno unite con una tettoia e ora vivono in due minuscole stanzette nelle quali ancora si vedono le sepolture dentro casa e i cenotafi. Ma non è tutto: nel giardino ci sono ancora sempre ben visibili le tombe interrate e qui trovano l’ambiente giusto per piantarci i pomodori da raccogliere. Le tombe interrate quindi servono per piantare i pomodori e sui cenotafi oggi come oggi ci si cucina, ci si mangia, si usano come tavoli e come punti di appoggio. Molti tra le tombe ci stendono anche i panni del bucato! La funzione funeraria del luogo è stata completamente dimenticata e ogni cosa ha assunto un nuovo valore, nuova vita, nuova utilità.

UMILI, MA CON GUSTO 
Sono case umili ovviamente, arredate in modo essenziale. Colpisce però il gusto per i colori che hanno nel ridipingere le pareti, l’ordine e la pulizia che hanno nel cercare di dare una certa dignità a quel luogo modesto. Sono consapevoli del fatto di essere in qualche modo dei piccoli privilegiati, perchè per molti loro concittadini quella costruzione cimiteriale è una vera e propria reggia e loro si sentono fortunati a poterci vivere.

NO TURISTI
Di certo la Città dei Morti non è un posto per turisti, non ci sono negozi, le strade anche se molto ampie  non sono asfaltate, in giro non c’è nessuno per tutto il giorno fino alla sera, fino a quando verso il tramonto la gente rientra dal lavoro e i bambini finiscono l’orario di scuola e rimangono a giocare con le biciclette in strada, scene di altri tempi che da noi ormai sono perdute. 
Ma proprio per questo è un angolo di mondo da scoprire lentamente, un posto che non potrà lasciarti indifferente per la gente che ha poco più di nulla, ma che ti offrirà un tè da sorseggiare insieme. Se vuoi scoprire un altro modo di viaggiare, passa mezza giornata qui lontano dalle piramidi e dai grattacieli del centro, lontano dal caos e dai clacson e predisponiti a fare una grande esperienza umana.        

 


UN MILIONE DI ABITANTI

Al-Qarāfa è il più antico cimitero musulmano del Cairo e dell'Egitto, caratterizzato dalla convivenza tra i vivi e i defunti, e indicato spesso in Occidente con l'espressione "Città dei morti". Circa un milione di egiziani vive tra le tombe. Il cimitero cairota si estende per circa una decina di km e amministrativamente è suddiviso in più quartieri, di cui alcuni completamente urbanizzati, dove le tombe sono ridotte a dei cortiletti tra i palazzi, altri invece semi-urbanizzati in un intreccio tra tombe ed edifici privati e pubblici, infine altri ancora costituiti solo da una distesa di spiazzi funerari.

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