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Alessandro Meluzzi: ho trovato la perla preziosa

Da Massone a Diacono, passando per il parlamento e la TV. L’avventura di un medico...

Gio 08 Ott 2009 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile
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Per alcuni, la massima aspirazione è essere eletti in Parlamento o diventare divi televisivi. Altri, invece, sognano di conseguire importanti titoli accademici o di viaggiare per il mondo alla scoperta di paradisi incantati. A volte, però, anche tra chi ha raggiunto il successo, capita che qualcuno, “trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra” (dal Vangelo di Matteo). Alessandro Meluzzi, psichiatra, docente universitario, politico, scrittore e popolare personaggio televisivo, dopo un’esistenza intensamente vissuta, ha trovato il suo tesoro nell’incontro che illumina la Vita.

Nella sua recente autobiografia, "L'infinito mi ha cercato. Da Marx a Gesù una vita in cammino", racconta il suo movimentato percorso personale. Come è iniziata la sua avventura?
«Con un’infanzia piuttosto sofferta. Sono nato a Napoli da genitori non sposati ed a quel tempo, anche dal punto di vista giuridico, la vita dei figli naturali non era facile. Dopo due anni, mia madre tornò a Torino dai suoi genitori ed andò a lavorare a Milano. Sono cresciuto con i nonni ed una zia».
 
Le sofferenze infantili sono un peso che ci portiamo sempre dentro.
«È una ferita originale che, nel corso della vita, mi ha spinto spesso a cercare l’amore con intensità ancora più forte ed a valorizzare la famiglia, valore fondamentale per ognuno: oggi sono felicemente sposato con Maria, di origine peruviana, ed abbiamo una figlia, Aracoeli, quasi maggiorenne. Devo riconoscere, però, che durante la mia infanzia sono stato ugualmente circondato da tanto amore che ha seminato in me qualcosa che è sbocciato e fiorito nel tempo».

Qual è il seme che le è stato donato?
«Quello della Fede. Sono cresciuto in un ambiente profondamente cristiano, ho frequentato molto la parrocchia e, a 14 anni, stavo per entrare in seminario. Ma, proprio come raccontato nella parabola del seme della Parola di Dio, nel 1969 mi iscrissi al Liceo civile ed iniziò la mia strada tortuosa. Furono anni turbolenti, durante i quali ho viaggiato molto ed ho maturato le mie passioni per lo studio della medicina e per la politica».

Qual è stato il suo percorso politico?
«Ho militato per molti anni nel PCI e nel PSI, ma nel 1994 entrai in Parlamento nelle liste di Forza Italia. Ho sempre creduto che non si possa essere tiepidi: è necessario coinvolgersi profondamente in tutti gli ambiti, anche nelle questioni sociali. Da quella esperienza, durata otto anni, ho imparato tanto, soprattutto attraverso le relazioni umane».

Quali personaggi politici l’hanno più colpita?
«Ho ricevuto molto da tante persone, a cominciare dai miei elettori. Tra i leader ricordo soprattutto Massimo D’Alema e Berlusconi. Il primo lo conoscevo già da molti anni: ad una grande lucidità culturale e capacità di discernimento, affianca una certa tendenza al cinismo ed alla Realpolitik. Invece, di Berlusconi mi colpì la sua travolgente vitalità; ritengo che il suo merito principale sia stato quello di aver evitato che una falsa e parziale rivoluzione come quella di tangentopoli, consegnasse l’Italia ad un raggruppamento politico che sarebbe stato assolutamente catastrofico».
 
Oramai la nostra classe politica è vista dalla gente come una casta di intoccabili.
«La politica è un servizio importante che, come tutto ciò che si fa per il bene comune, dovrebbe essere vissuto con il dono della Carità ed illuminata dalla Speranza. Purtroppo, però, anche a livello amministrativo e periferico, i politici finiscono prigionieri di meccanismi perversi: il loro problema principale diventa l’auto-mantenimento, la sopravvivenza del proprio ruolo. Alla fine la politica finisce per occuparsi di se stessa».

Ci sono dei poteri occulti che influenzano le scelte legislative?
«Le pressioni sul mondo politico sono molte, ma c’è anche tanta approssimazione su questo argomento. Sono stato iscritto per quasi venti anni alla Massoneria, iniziando l’attività nel Grande Oriente d’Italia prima del mio impegno politico. Ho raggiunto i suoi vertici e posso affermare che si tratta di un’aggregazione di brave persone, professionisti, imprenditori ed universitari, che non conta nulla dal punto di vista politico e sociale. È indubbio che nella recente storia continentale, soprattutto nelle società dove ci fu la riforma protestante, alcune logge si impegnarono nella creazione di meccanismi di consenso ed anche gli USA sono figli di questa cultura massonica, come quasi tutti i loro presidenti. Concretamente, ritengo che oggi ci siano tre poteri molti forti, che, al di fuori di ogni meccanismo democratico, influenzano il destino dei popoli: il potere finanziario, quello mediatico-comunicativo e quello scientifico-tecnologico».

È sorprendente che lei, influente massone e politico, sia stato recentemente ordinato diacono!
«Negli ultimi anni, anche attraverso la relazione con persone di grande spessore come Don Gelmini, ho gradualmente riscoperto il seme della Fede che è sempre rimasto dentro di me. Ma è solo l’incontro personale con Gesù che salva la Vita, non la religione. Trovare Dio, attraverso un continuo cammino di conversione quotidiana, significa scoprire la perla preziosa di cui parla il Vangelo: a quel punto viene spontaneo vendere ciò che si ha. Ho deciso di lasciare tutto perché non potevo continuare a servire due padroni. Non rinnego nulla del mio passato e non so se ho mai cercato Gesù nella mia vita. Quello di cui sono sicuro è che Lui non ha mai smesso di cercare me».

La sua evoluzione spirituale ha influito anche nella professione di psichiatra e psicoterapeuta?
«In modo determinante. Non avrei più potuto incontrare pazienti e portare avanti le mie comunità terapeutiche se non avessi incontrato Cristo. Se in ognuno che mi scandalizza, mi provoca, mi interpella, mi fa soffrire o faticare, non riuscissi a vedere il volto di Gesù, scapperei lontano. E anziché abbracci darei solo calci. L’altro è diverso da me e mai posso pensare di inglobarlo, neanche se faccio lo psicologo o lo psichiatra. Per curare qualcuno, devo amarlo e rispettarlo, andando oltre la tecnica ed approfondendo la sua storia personale. È necessario arrivare al suo inconscio, inteso non nella visione meccanicistica di Freud, ma tenendo conto della natura divina di ogni essere umano. L’obiettivo è di rendere condivisibile l’esperienza di Gesù, per offrire alla persona sofferente la possibilità di aprirsi all’Amore di Dio. La Grazia deve sempre incontrare il libero arbitrio della persona che si impegna per affrontare e risolvere le proprie problematiche».

Quali sono l’origine ed il significato del dolore e della malattia?
«Come ho cercato di spiegare nel mio recente libro “Abbracciare la Croce. Dolore, libertà e tenerezza in Dio” la presenza del male è il prezzo che l’uomo deve pagare alla sua libertà; se il mondo fosse perfettamente giusto ed ordinato, noi non saremmo liberi e, dunque, non saremmo uomini. Comunque, la principale causa del dolore e delle malattie è la mancanza d’amore. Il Dio cristiano, che è Amore, è quindi anche la principale fonte di cura, e non soltanto per la depressione o la schizofrenia. L’Amore di Dio cura e guarisce anche il cancro. Senza Amore non si può fare nessun intervento chirurgico e nessuna chemioterapia».
 
Come valuta l’attuale scontro politico e mediatico in atto nel nostro Paese?
«Viviamo una situazione davvero triste, nella quale il gossip è diventato ormai uno strumento di lotta politica, amplificato selvaggiamente dai mass media che sfruttano la tendenza umana al voujerismo. C’è una totale incoerenza tra le parole ed i fatti, anche perché buona parte di chi critica o fa il moralista, da entrambe le parti, è pulito come il bastone del pollaio (modo di dire emiliano, ndr). La cosa più sconfortante è assistere ad una divisione in fazioni e ad un ridicolo bipolarismo anche tra i vescovi, su argomenti che vanno dalla bioetica all’immigrazione fino alla morale sessuale».

Cosa pensa di come viene affrontato dai media il tema dell’identità sessuale della persona?
«C’è molta impreparazione su un argomento così importante, anche perché si confondono i mezzi con i fini. La sessualità è uno strumento che serve per accogliere e propagare la vita; se diventa esclusivamente uno strumento di rafforzamento del narcisismo dei singoli, perde il suo orizzonte e la finalità. Le radici delle difficoltà di ognuno a relazionarsi con gli altri ed a vivere pienamente la propria identità sessuale vanno cercate nel profondo del proprio vissuto personale. Anche sul tema dell’omosessualità c’è molta confusione: è chiaro che nasciamo maschi e femmine affinché la vita possa continuare a propagarsi. Tuttavia, ci sono delle persone che vivono con sentimenti di esclusione una certa loro caratteristica personale ed alla fine, spesso, ritengono che esibirla in modo chiassoso e clamoroso sia il modo migliore: ad esempio, quello che succede nei Gay Pride, ha anche il sapore di una disperata richiesta di aiuto. Ma è evidente che alla base dell’omosessualità c’è quasi sempre un problema psicologico».

Lei è diventato un volto noto della tv e partecipa  anche a programmi che offrono contenuti molto discutibili. Non rischia di mettere a repentaglio la sua coerenza e credibilità?
«Oggi i mass media sono l’equivalente della piazza del mercato o della strada di una volta e c’è il grande equivoco che ciò che accade fuori dalla tv non ha importanza. Mi pongo spesso la domanda sull’opportunità di continuare le mie apparizioni televisive, ma non si può rinunciare a proclamare il proprio amore per Gesù. Purtroppo, si fa spesso un uso narcisistico del teleschermo ma, anche se come cristiani siamo in minoranza, non dobbiamo aver paura di esprimerci davanti ad un microfono. Ho constatato che anche solo uno sguardo o un breve messaggio espressi nel modo giusto, possono essere raccolti da un numero altissimo di persone, dando grandi frutti. Finché me ne sarà data l’opportunità, cercherò, senza dogmatismi ed integralismi, di far arrivare al cuore dei telespettatori la buona novella evangelica».  

Qual è il senso profondo delle sue mille attività?

«Come dice San Paolo, potrei fare qualsiasi cosa, ma sarei nulla senza la Carità. La maggioranza del mio tempo lo dedico alle relazioni personali nel mio lavoro di psichiatra e nelle Comunità di accoglienza per il disagio psichico che ho fondato in questi anni».


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