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Nucleare strapotere ai politici

È una bufala in declino, ma insistono perché è la fonte che dà loro più potere

Gio 08 Ott 2009 | di Francesco Buda | Energia
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Non dà indipendenza energetica, produce mostruose scorie eterne per le quali non esiste un solo posto sulla faccia della Terra dove custodirle in sicurezza, non ha tempi certi, costa cifre incerte ed enormi, succhia immani sussissidi pubblici (spesso occultati nei bilanci statali), alimenta gli armamenti atomici che sono l'unico vero modo per “smaltire” i residui delle centrali atomiche.
L'energia nucleare è in declino ovunque e gli unici due progetti di nuove centrali in costruzione in Europa sono un fallimento, tecnico, economico, finanziario, ambientale. Gli italiani lo hanno capito, già nel 1987, quando hanno deciso con il referendum di chiudere per sempre con questa bufala.
Hai voglia a dire che sono disinformati, sempliciotti e poco accorti. «Rispetto al 1987, gli emotivi di allora contestano il ritorno al nucleare su basi razionali, mentre i sostenitori del nucleare implorano ora tale ritorno su basi emotive e ideologiche», spiega Sergio Zabot, esperto dell’Aspo, associazione internazionale di scienziati e ricercatori indipendenti. Sottolinea anche come i politici stiano «alterando i fatti e stimolando paure ancestrali dei cittadini». Eppure si insiste a propagandare questa forma mostruosa di produzione elettrica come una grande svolta per l'umanità. Come mai?

Dipendenza da lobby e politici
In realtà il sistema energetico nucleare rende molto dipendenti. Basti pensare che, in questo settore così delicato e cruciale, i reattori di terza generazione avanzata in tutto il mondo a farli sono soltanto due aziende, che tra loro collaborano nella sperimentazione di quelli cosiddetti di quarta generazione. E la materia prim, l’uranio, sta per finire.
Non c'è bisogno di investigare su dittatori o capi di governo dei cosiddetti “Stati canaglia”, né cercare scenari da guerra fredda tuttora in corso, come ad esempio l'Iran, che vuole a tutti  i costi arricchirsi l'uranio “per scopi civili” occultando però dati anche all'Onu. Oppure il duello tra i vicinissimi  India e Pakistan, con testate atomiche puntate l'un contro l'altro o ancora la Corea del Nord che si esercita a lanciare missili verso il Giappone. E Lukashenko? Il capo della Bielorussia, patria di Chernobyl, definito dal governo Usa come “l'ultimo dittatore e tiranno in Europa”, insiste per rientrare nel club atomico perché significa essere considerati potenza mondiale. La stessa Italia è al centro di una grossa partita tra americani e francesi. E forse pure russi.

Il disastro dell'atomo francese
Basta vedere cosa c'è sotto il mito dei democratici francesi supernuclearizzati, che sin da bambini ci sentiamo dipingere come i cugini più svegli ed efficienti di noi, perché loro sì che ci sanno fare, hanno puntato sul nucleare. È talmente vasto il fallimento della loro avventura atomica mascherata da trionfo, che qualche dato chiarisce il tutto: la loro bolletta elettrica è più cara della media europea (anche della Grecia che non ha neanche un reattore); consumano più petrolio di noi e di altri Paesi denuclearizzati.
In alcuni periodi hanno grossi picchi e non gli basta la propria corrente, dovendo perciò importare energia idroelettrica dal nord Italia, così rientrando nei parametri di elettricità pulita richiesti dall’Unione Europea (e ci rifilano quella nucleare), e sono clienti delle centrali a carbone tedesche e inglesi; dal 1985 le emissioni di gas serra francesi non diminuiscono né sanno come ridurre l'anidride carbonica, come impone l'Unione Europea e questo lascia prevedere esborsi di soldi pubblici per pagare le emissioni di CO2 in eccesso...
Adesso hanno un disperato bisogno di piazzare agli altri i loro reattori Epr, che gli stanno costando un patrimonio. Dipendono dall'estero anche per costruire i propri reattori, dovendosi rivolgere ai giapponesi della JSW, gli unici in grado di realizzare caldaie a pressione e generatori di vapore tanto grandi quanto quelli necessari ai nuovi reattori. E, mentre Monsieur Sarkozy, il loro presidente, va all’estero a procacciare clienti, tre milioni di concittadini rischiano di passare un altro inverno al freddo, perché le bollette della corrente sono sempre più esose e non possono pagarle. Colpa del riscaldamento elettrico nelle case, sul quale la Francia puntò per “giustificare” il fiume di kilowatt nucleari da quei 59 reattori atomici con cui hanno inondato il Paese seguendo la crociata atomica avviata dal generale De Gaulle.

Ecco perché i politici lo vogliono
L’energia nucleare è la fonte che dà più potere ai politici perché - pur non avendo risorse da investire - spendono i soldi del futuro. è come una magia finanziaria. Gli appaltoni atomici garantiscono questo vantaggio immediato: “metto le mani subito su risorse oggi inesistenti che impegnano il Paese per decenni, anche quando io non sarò più al comando.
E più è grande l’opera e più ho potere”. Perciò la casta politica vuole il nucleare a tutti i costi. Anzi, più costa e meglio è (per loro). Maggiori investimenti significa più denaro. Cioè più promesse da poter fare. E più prometto, più voti incasso. Ossia accresco il mio potere.

Militari, Onnipotenza e 007
Il generale Charles De Gaulle, presidente francese dal 1959 al '69, pensava di imporsi al mondo con la Force de dissuasion nucléaire française, anche detta “forza d'urto” (force de frappe). I discendenti di Napoleone dovevano essere il terzo polo atomico mondiale, tra Unione Sovietica e Stati Uniti.
Volevano contare nella politica estera e decisero che a tale scopo serviva una forza militare atomica tanto potente da poter condizionare le scelte di qualunque Paese. E il potere che danno le centrali nucleari è vastissimo, consente una forza che solo pochi hanno e dà plutonio per le armi. E in ambito civile controlla la fame energetica di milioni di persone: alla base c'è uno stile autoritario ben preciso, che è quello dei servizi centralizzati, in cui c'è uno che apre i rubinetti e moltitudini di gente collegata alla rete che aspettano “la manna”.
Un cantiere di centrale nucleare coinvolge migliaia di società e miliardi di euro. Sarà un caso che ora la corrente - bene che è nella quotidianità di tutti - è roba “top secret”? Dal primo maggio 2008, nell’ambito della riforma dei servizi segreti, gli impianti civili di produzione energetica sono assimilati alle più strategiche installazioni militari.  Le centrali elettriche sono state coperte da segreto di Stato. Tumori, ambiente, scorie, appalti, autorizzazioni e concessioni? Roba da 007.
E i cittadini zitti e mosca a votare e pagare le bollette, da cui nel frattempo hanno fatto sparire, in Italia, la voce che indicava le spese per il lento, inguaiato e costoso smantellamento delle vecchie centrali nucleari.

E ai cittadini scorie eterne
Ecco perché ostacolano le nuove tecnologie pulite diffuse, come ad esempio i pannelli solari sulla singola abitazione che rendono autonomo l'utente.
È un giro che muove miliardi e miliardi di euro, capace di condizionare pesantemente le scelte strategiche dei Paesi, le politiche industriali, le economie, succhiando soldi pubblici e accollando alle popolazioni fughe radioattive e scorie eterne, le cosiddette “esternalità”.
Impatto ambientale? Rischi sanitari? Scorie indelebili? Debiti?
Problemi degli altri (i cittadini), non delle aziende che rifilano l’“affare”. L'importante, per loro e per la casta politica, è far girare piùquattrini possibile. E comandare.


Navi radioattive affondate: denunciati 39 naufragi sospetti in calabria
Tonnellate di fusti con rifiuti tossici e radioattivi caricati su navi poi fatte colare a picco nel nostro mare, trasformato in un cimitero di veleni eterni. La conferma la fornisce un robot della regione Calabria, che ha individuato il mercantile Cunsky a 487 metri di profondità davanti alla costa calabrese di Cetraro (Cosenza). È la nave che il pentito di 'ndrangheta Francesco Conti, nel 2004, disse di aver affondato con dell'esplosivo, raccontando di un gigantesco traffico di scorie in mano alle mafie.  Sul fatto indagò la magistratura nei primi anni '90, arrivando però ad archiviare il caso “perché mancava il corpo del reato”. Ma i bastimenti della morte carichi di rifiuti radioattivi sepolti nel nostro mare sono molti di più. «Basta essere furbi, aspettare delle giornate di mare giusto e chi vuoi che se ne accorge? Sai quanto ce ne fottiamo del mare? Pensa ai soldi che con quelli, il mare andiamo a trovarcelo da un'altra parte». Così un boss dell'ndrangheta, stando agli atti dell'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria che indaga sulla vicenda. E adesso, dopo anni di indagini insabbiate, si va alla ricerca di decine e decine di navi radioattive affondate nel Mediterraneo. Varie compagnie assicurative stanno avanzando seri dubbi sui risarcimenti richiesti su alcune navi inabissatesi nel mare calabrese. Almeno 39, infatti, risultano i casi di affondamento nel mar Ionio, tra il 1979 ed il 1995. Ulteriore conferma del fatto che i governi non hanno sotto controllo le scorie nucleari esistenti. E quelle future?


La Scienza: l’atomo non va
Circa 2.000 scienziati, tra docenti e ricercatori universitari italiani, hanno firmato un appello al governo italiano perché si punti fino in fondo sulle energie veramente rinnovabili e si eviti il ritorno al nucleare. I motivi del loro “no”: tecnologia insicura, lascia scorie che non si sa come eliminare, inutile, aumenta le disuguaglianze tra Paesi ricchi e poveri, fa proliferare le armi più distruttive, brucia tantissimo denaro pubblico, l'uranio non basta, non dà indipendenza energetica, rischi terroristici. Ma anche all'estero c'è un esercito di scienziati che continua a sfatare il mito atomico.


La finanza: troppo rischioso
“Il più grande disastro manageriale nella storia economica degli Usa, con oltre 100 miliardi di dollari di investimenti sprecati per sforamenti di costo, superato per ordine di grandezza solo dalla guerra in Vietnam e dalla crisi su mutui e risparmi degli anni '80”. Così già nel 1985 Forbes,  celebre rivista economica americana, bollava l'industria nucleare. Oggi, in Italia e nel mondo, altri autorevoli osservatori e studiosi bocciano il business nucleare. Vari esperti di borsa, banche e affari ci vanno coi piedi di piombo e mettono in guardia gli investitori. L'agenzia di rating Moody's continua a dirsi preoccupata rispetto ai nuovi progetti atomici, sottolineando che “i costi associati alla prossima generazione di centrali nucleari potrebbero essere significativamente più elevati delle stime di 3.500 dollari per Kilowatt citate da molti partecipanti all’industria del nucleare”. Lo scorso luglio, la stessa Moody's ha affermato che “sta considerando una visione più cauta verso le società che sono attivamente impegnate nella nuova generazione nucleare. La storia ci dà ragione di essere preoccupati per le sfide possibili di bilancio”. E ancora: “La maggior parte delle aziende di costruzioni nucleari ha ricevuto valutazioni in ribasso durante l'ultimo grande ciclo di costruzione”.


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