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Un’acacia vince la fame

L’albero che fertilizza naturalmente e combatte la siccità

Lun 26 Ott 2009 | Ambiente

Al Congresso delle organizzazioni agro-forestali mondiali tenutosi ad agosto in Kenia, a Nairobi, alcuni ricercatori hanno dimostrato che una particolare specie di acacia, che cresce spontanea nelle zone sub-sahariane, ha delle capacità prodigiose.
L’albero della “Faidherbia albida” (Mgunga, in lingua africana swahili) riesce a fertilizzare il terreno attraverso le sue foglie ricche di azoto, principale elemento nutrizionale delle colture agricole, con rese che arrivano anche al 280% in più rispetto a terreni limitrofi. Basta piantare circa 100 alberi per ettaro.
Questa pianta riesce pure a combattere la siccità e la desertificazione perché resiste ad escursioni climatiche più ampie rispetto agli altri alberi. Fornisce alimentazione aggiuntiva all’allevamento di bestiame e inoltre dà ottimo legname da costruzione.
Può quindi essere di grande aiuto  dove più si soffre per denutrizione e siccità.
Pare che la corteccia abbia persino delle ottime capacità medicamentose verso numerose malattie.
Molti Paesi africani hanno deciso di avviare ampi programmi di riforestazione con questi  alberi. L’obiettivo a breve termine è quello di coinvolgere almeno 50 milioni di agricoltori con questa riconversione produttiva.
Dunque niente semi geneticamente modificati che danno piante sterili e creano dipendenza.
La natura aiuta se stessa soprattuto se la studiamo con rispetto e le diamo una mano ad aiutarci.

 


Ogni tre secondi muore un bimbo, ma si può risolvere                                            
Ogni tre secondi nel mondo un bambino sotto i 5 anni perde la vita, oltre 24.000 al giorno, 9 milioni in un anno. La maggior parte di loro muore per cause facilmente prevenibili: complicazioni neonatali (37%), polmonite (19%), diarrea (17%), malaria (8%), morbillo (4%). Questi i dati presentati da Save the Children. Seppur in notevole crescita economica, l’India registra un quinto dei decessi di tutto il mondo.  «Ognuno di quei numeri è un bambino e la morte di ogni bambino per noi è inconcepibile, così come è inaccettabile il senso di rassegnazione della gente», ha commentato Claudio Tesauro, Presidente di Save the Children Italia. Ma per credere nel cambiamento, basta ricordare che nel 1900, il tasso di mortalità infantile nel Regno Unito e negli Usa era peggiore di quello che c'è oggi in Liberia. Basterebbe un investimento aggiuntivo pari alla metà di quanto si spende annualmente in acqua imbottigliata per ridurre la mortalità infantile e materna di almeno due terzi. Per contro, l’impatto globale dei decessi neonatali e materni è stimato in 15 miliardi di dollari l’anno, in termini di produttività persa. Save the Children denuncia anche che gli stanziamenti del PIL per l’Aiuto Pubblico allo Sviluppo posizionano per il 2009 il Governo Italiano all'ultimo posto tra i Paesi dell’area OCSE.  Per salvare milioni di bambini i costi non sono troppo elevati secondo Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia il quale ricorda che «la riduzione della mortalità infantile non accelera la crescita della popolazione sul pianeta, al contrario, la stabilizza, visto che laddove aumenta il benessere le famiglie sono più piccole».

 


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